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Ospedale Maggiore

Cancro infantile: s'accende la speranza

24 settembre 2020, 05:05

Cancro infantile: s'accende la speranza

MONICA TIEZZI

Loro, alle mascherine e ai disinfettanti, alla reclusione, alla scuola on line, si sono abituati da piccoli. Semmai siamo noi «sani» che nel lockdown abbiamo sperimentato cosa significa vivere in guerra con i virus. Ecco perché la settimana di sensibilizzazione sull'oncoematologia pediatrica (da lunedì e fino a domenica prossima) «Accendi d'oro, accendi la speranza» (che ha per simbolo un nastrino dorato), assume quest'anno un significato particolare. Se è vero che, come dice la direttrice della Pediatria e oncoematologia dell'ospedale Maggiore, Patrizia Bertolini, «con il Covid il reparto è diventato più triste» (perché l'accesso è consentito solo ad un genitore e sono state abolite le visite e le feste), è anche vero che «nel lockdown i nostri piccoli pazienti per una volta si sono sentiti come tutti i loro coetanei». Tutti nella stessa traballante barca della paura e dell'incertezza.

A Parma ogni anno ci sono in media venti nuove diagnosi di varie forme tumorali nei bambini: sono 2.400 in tutta Italia e sono 700 i nuovi casi al mondo in un giorno. Un centinaio i pazienti al momento in carico nel reparto all'Ospedale dei bambini.

«L'oro è stato scelto perché rappresenta la preziosità della vita dei bambini, la loro forza, il coraggio, la resilienza - spiega Bertolini - Un omaggio a chi ha sconfitto la malattia e a chi non ce l'ha fatta». Sempre meno, questi ultimi. «L'80% dei bambini guarisce con il primo schema di terapia, percentuale che sfiora il 95% per le leucemie. Per il restante 20% ci sono interessanti possibilità terapeutiche», spiega la specialista.

Ma l'oncologia pediatrica (pur essendo partita prima dell'oncologia adulta nella condivisione mondiale di protocolli e ricerche e nell'ottimizzazione internazionale delle risorse) resta fra le malattie meno frequenti e per alcuni aspetti rare, e non gode dei finanziamenti riservati all'oncologia degli adulti. «Diventa quindi importante un aumento dei finanziamenti alla ricerca, per terapie più adatte e più mirate ai bambini. Come i farmaci target e quelli biologici, già disponibili per gli adulti, ma che necessitano di sperimentazioni prima di poter essere usati anche in pediatria» dice Bertolini.

La settimana «d'oro», pur non mirata a raccogliere fondi, «vuole sensibilizzare i privati, le istituzioni e la politica sull'importanza delle terapie, della ricerca, delle apparecchiature, dell'aiuto alle famiglie, perché quando si ammala un bambino, tutta la famiglia si ammala con lui» dice Nella Capretti, presidente di «Noi per loro», associazione di volontariato nata dai genitori dei pazienti, che dal 1984 sostiene il reparto.

Il tema della campagna di quest'anno si focalizza infatti sui fratelli dei pazienti, «che vivono l'angoscia dei genitori sentendosi trascurati, risentono dell'assenza del fratello e dei suoi cambiamenti d'aspetto, a volte sono coinvolti nella donazione del midollo e necessitano di aiuto psicologico per non sentirsi troppo responsabilizzati o addirittura colpevoli in caso di insuccesso» dice Bertolini.

Ma parlare di più di cancro infantile, aggiunge il primario, «significa anche portare i genitori e i medici non specialisti ad avere maggior consapevolezza dei primi sintomi, spesso sfumati e non chiari, favorendo diagnosi più precoci. E purtroppo nel periodo del lockdown siamo tornati a vedere tante diagnosi tardive, come non succedeva da anni».

 

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