Sei in Gweb+

Processo

Crac vecchio Parma, i perché della stangata a Leonardi e Ghirardi

di Roberto Longoni -

24 settembre 2020, 05:07

Crac vecchio Parma, i perché della stangata a Leonardi e Ghirardi

Un vero dream team, il Parma Fc. Più che per i risultati sul campo, per le manovre nei libri contabili. Vere magie ricostruite nelle motivazioni della sentenza con la quale, al termine del rito abbreviato, il 22 luglio sono stati condannati a sei anni Pietro Leonardi, direttore sportivo dal 2009 a inizio marzo 2015 e a quattro Tommaso Ghirardi, presidente dal 2007 a fine 2014. Nelle 170 pagine depositate dal giudice Mattia Fiorentini si legge di giocatori, il più delle volte giovani semisconosciuti, dal valore in costante aumento.

Se non proprio fuoriclasse, sicure promesse: scambiati come figurine con altre squadre, finivano nell'album societario con quotazioni di gran lunga superiori a quelle stabilite dal calciomercato. Il dribbling alla realtà chiamato plusvalenza: nessuno scuce un euro e tutti sono contenti. Soprattutto chi deve gettare fumo negli occhi ai lettori dei bilanci. Della serie: saremo pure in profondo rosso, ma la squadra vale una fortuna.

Fantacalcio e fantafinanza: più che un verde rettangolo di gioco viene in mente un tavolo da poker. «A partire dalla stagione 2009/2010 (la prima targata Leonardi) - si legge nelle motivazioni - Parma Fc ha compiuto complessivamente 78 operazioni di mercato, generando plusvalenze per complessivi 195.388.474 euro». Peccato che quando è stato il momento di chiedere soldi veri, lo si è fatto con l'acqua alla gola. Così Parolo è stato venduto alla Lazio per 4 milioni e mezzo (ne valeva almeno due di più) e Paletta (valore 8,5 milioni) per uno al Milan, che tuttavia si accollò la spesa per gli stipendi arretrati. Per il resto, è stato un procedere per bluff, stando all'esito del processo di primo grado, nella speranza di ritardare il più possibile il faccia a faccia con le cifre, con i 218 milioni di debiti alla fine certificati dal tribunale dopo la dichiarazione del fallimento, il 19 marzo 2015.

I sei anni di reclusione chiesti per entrambi i principali imputati dal pm Paola Dal Monte, titolare delle lunghe indagini, Fiorentini li ha comminati solo a Leonardi.

Al braccio destro e non al numero uno, per il quale ne sono previsti solo quattro. Può stupire, ma le motivazioni sottolineano chiaramente la decisione «dettata da diversi fattori, dai quali emerge - da un lato - una maggior riprovevolezza della condotta tenuta dal direttore sportivo e - d'altro lato - una personalità particolarmente spregiudicata e perniciosa». Anche versatile, stando alle motivazioni che lo descrivono intento con il suo presidente a ritagliare e incollare marchi e segni di altri documenti per inventare una lettera da inviare all'Internationales Bankhaus Bodensee Ag. L'Ibb chiedeva la garanzia di un milione per concederne due di finanziamenti, ed eccola servita. Dall'accusa di truffa, Ghirardi e Leonardi sono stati prosciolti, non avendo la banca sporto alcuna querela.

A differenza del presidente, il direttore sportivo (il cui stipendio netto ammontava a 732mila euro all'anno) è finito nei guai non solo per «un gioco di squadra», ma anche per l'accusa di aver attinto per questioni private denaro dalle povere casse del Parma Fc. A suo carico, così, figura anche la condanna per bancarotta fraudolenta, per la distrazione di 113.216 euro. Una goccia nel mare dei 218 milioni di debiti. Ma più amara ancora, perché la somma sarebbe stata spesa per pagare multe prese con l'auto aziendale, biglietti di aerei o di treni, per familiari o amici, soggiorni in albergo.

Quei soldi sarebbero serviti anche per saldare il dovuto per i corsi Cepu del figlio. Ma ad aggravare la posizione di Leonardi ci sono anche le intercettazioni telefoniche dalle quali emergono le sue richieste di aiuto a Eugenio Enrico De Paolini. Condannato in via definitiva per triplice omicidio, ma libero ai tempi del crac del Parma Fc, De Paolini entra in scena nella vicenda come l'ultima speranza per il direttore sportivo ormai rimasto senza presidente. Ghirardi ha lasciato le redini della società il 27 dicembre 2014, e la sera del 12 gennaio 2015 Leonardi e il pregiudicato si sentono due volte al telefono. Il secondo rassicura l'altro: si sta muovendo per impedire che il castello di carta crolli. Due giorni dopo, gli fa capire di essere pronto a usare ogni mezzo per bloccare chi si starebbe preparando a presentare istanze di fallimento. Le telefonate si susseguono. Prendere tempo è la parola d'ordine. Magari nella speranza che il petroliere albanese Rezart Taci compri la società con tutti i suoi debiti (cosa che si guarderà bene dal fare, quando avrà scoperto la profondità della voragine). De Paolini vuole proteggere Leonardi, il suo «cliente». E non esclude l'ipotesi di trascinare nei guai anche l'ex presidente. Si intercettano frasi del tipo: «Se fosse vero che i Ghirardi si muovono in quel senso, noi gli facciamo un... li distruggiamo dal punto di vista giudiziario e giudiziale...». È il primo febbraio del 2015. La nave sta affondando: è il momento del si salvi chi può. Il Parma potrà solo risorgere dalle proprie ceneri.