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Largo 8 Marzo

Pistola puntata: barista rapinata all'uscita del locale

25 settembre 2020, 05:08

Pistola puntata: barista rapinata all'uscita del locale

MICHELE CEPARANO

Rapinata da due uomini. Quell'incubo, però, Natalia, non l'ha potuto raccontare dal momento che ieri, forse a causa dello stress accumulato in questi ultimi giorni, è stata ricoverata all'ospedale. È toccato al marito Igor, che gestisce assieme alla moglie il Nänì bar di largo 8 Marzo, nel quartiere Montanara, raccontare l'agguato di cui è stata vittima la moglie.

Momenti terribili quelli vissuti sabato scorso dalla donna, quarantenne e come il marito originaria dell'Ucraina ma a Parma da moltissimi anni. Intorno alla mezzanotte Natalia chiude il bar e si dirige verso il suo furgone, posteggiato a pochi passi, nel parcheggio di fronte al locale. In mano ha una borsa con all'interno soldi e documenti. La donna apre la portiera e sale, ma al momento di chiudere comincia l'incubo. Qualcuno è infatti appostato nelle vicinanze e la sta aspettando. Qualcuno con delle cattive intenzioni. Un braccio, infatti, le impedisce di chiudere la portiera. In un attimo Natalia è sotto il tiro di una pistola. Vera o imitazione importa poco. È la frase che l'uomo, con il volto coperto da un passamontagna, pronuncia che è terribilmente reale. «Dammi la borsa» intima alla donna e gliela strappa. La quarantenne cerca di resistere, ma non c'è nulla da fare. Il rapinatore, dall'accento non italiano, è già in fuga, assieme a un complice, verso via Montanara. Natalia però non si dà per vinta. Choccata e anche dolorante si lancia all'inseguimento. E, soprattutto, urla, chiede aiuto. I malviventi incrociano un uomo che sta portando a passeggio il cane. Il passante tenta di dire loro qualcosa, ma loro minacciano anche lui con la pistola. «Fatti gli affari tuoi» gli urlano. Poi, inforcano due bici nascoste poco lontano e si dileguano.

La donna chiama al telefono il marito. L'uomo si mette subito alla ricerca, nel caso i due, dopo aver arraffato i contanti - circa ottocento euro - si fossero magari sbarazzati della borsa. «Soprattutto - spiega Igor - speravo di recuperare i documenti, ma non sono riuscito a trovarli. Qui, poi, non ci sono telecamere che avrebbero potuto aiutare la polizia da cui siamo andati a sporgere denuncia».

Ora è l'amarezza a farsi largo. Il bar - all'interno del quale Igor ha creato un piccolo museo con numerosissimi samovar, modellini di auto e macchine fotografiche, tutte della ex Unione Sovietica - ieri è rimasto chiuso. «Abbiamo aperto questo locale sei anni fa - aggiunge - e qui ci siamo sempre trovati bene».

Cinque anni fa aveva subìto un raid dei ladri, ma una rapina mai. «Addirittura - conclude -, ho acquistato il negozio di fianco che voglio ristrutturare. Quando succedono cose di questo tipo, viene però voglia di smettere».

 

 

MICHELE CEPARANO Rapinata da due uomini. Quell'incubo, però, Natalia, non l'ha potuto raccontare dal momento che ieri, forse a causa dello stress accumulato in questi ultimi giorni, è stata ricoverata all'ospedale. È toccato al marito Igor, che...

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