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DIOCESI

Anno pastorale, il vescovo riflette sul dramma del covid

26 settembre 2020, 05:01

Anno pastorale, il vescovo riflette sul dramma del covid

LUCA MOLINARI

 

Un pellegrinaggio lungo un anno, un cammino sinodale in costante divenire, pensato per riflettere sulle conseguenze sociali della pandemia e su quanto emerso durante la prima visita pastorale del vescovo, Enrico Solmi, alle cinquantasei «nuove parrocchie» della diocesi. Oggi pomeriggio viene celebrata l’apertura del nuovo anno pastorale, incentrato, tra l’altro, sull’impegno corale a diffondere il bene con scelte concrete, per raggiungere ogni persona fragile o che vive situazioni di precarietà. Dalle 15,30 in San Giovanni Evangelista, in seminario e in vescovado è previsto l’incontro degli operatori pastorali, durante il quale verrà consegnato e illustrato da monsignor Solmi lo strumento di lavoro «Partirono senza indugio». Alle 18 in cattedrale e in piazza Duomo sarà quindi possibile assistere alla messa solenne in cui saranno ordinati diaconi Enrico Bellè e Fra Sandeep Dungdung, religioso appartenente all’ordine dei Carmelitani Scalzi.

Quest’anno non è stata scritta dal vescovo una lettera pastorale ma uno strumento di lavoro perché la comunità cristiana è invitata a vivere un cammino sinodale il cui esito è più che mai aperto, ma che potrebbe sfociare in un sinodo vero e proprio. Da un lato, il vescovo ha terminato la sua prima visita pastorale alla diocesi, durante la quale sono emerse notizie positive e rilievi che richiedono una grande attenzione da parte di tutta la comunità. Dall’altra, la tragica sorpresa della pandemia, sollecita tutti a porre l’attenzione su quanto è necessario e indispensabile. «Per la Chiesa di Parma - osserva monsignor Solmi - questi due eventi sono un forte stimolo a compiere un anno in stile sinodale. Cioè a valutare insieme cosa il Signore chiede alla Chiesa di Parma e anche ad assumere scelte e passaggi concreti». A tal proposito nello strumento di lavoro vengono messi a fuoco vari punti: le testimonianze di vita; le persone che hanno operato al tempo della pandemia, il loro apporto, esperienza e tutela offerta; la sinergia antica e nuova tra quanti operano il bene; le azioni compiute dalla comunità cristiana nell’essere riflesso della Luce, spezzando il pane, l’annuncio del Vangelo e la carità al tempo del Coronavirus; il mandato a dare speranza nella malattia e nel lutto; il rapporto con le istituzioni, emerso con particolari caratteri nella pandemia; l’aiuto alle persone povere, la vicinanza e l’assistenza anche religiosa agli ammalati; le normative inerenti l’esercizio pubblico della fede; il contributo della comunità cristiana; la domanda su come si è svolta l’azione sociale e politica per il bene comune con gli immancabili apporti e manchevolezze; gli interrogativi bioetici e di etica sociale sulla programmazione della sanità pubblica e sulla gestione della malattia e delle scelte; l’improcrastinabile custodia del creato. Tutto questo sarà letto alla luce del brano evangelico dei Discepoli di Emmaus, un episodio «che si addice molto bene alla situazione della nostra Chiesa e del nostro territorio: abbiamo infatti bisogno di fare luce su questa esperienza, trarne dei punti significativi di miglioramento, di crescita – conclude il vescovo - per un bene che si diffonda ad ogni persona, specialmente a chi è fragile e a chi è entrato in situazioni di precarietà e debolezza».

 

LUCA MOLINARI Un pellegrinaggio lungo un anno, un cammino sinodale in costante divenire, pensato per riflettere sulle conseguenze sociali della pandemia e su quanto emerso durante la prima visita pastorale del vescovo, Enrico Solmi, alle...

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