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CANTIERE SEQUESTRATO

Mall, il sindaco: «Verso la soluzione». Chiesto il rinvio a giudizio per Alinovi e due tecnici

30 settembre 2020, 05:08

Mall, il sindaco: «Verso la soluzione». Chiesto il rinvio a giudizio per Alinovi e due tecnici

PIERLUIGI DALLAPINA

Nel cantiere del mall il tempo si è fermato il 19 ottobre di due anni fa, quando la Guardia di finanza ha messo i sigilli all'area. Da quel momento non si è mosso più nulla e là dove c'era un brulicare di operai e mezzi ora ci sono silenzio e uno scheletro di cemento assediato dalle erbacce. A dir la verità, in quel campo alle porte di Baganzola, con vista sulla pista dell'aeroporto, di silenzio ce n'è ben poco: a pochi metri, le sei corsie dell'Autosole, e il viale che porta alle Fiere, offrono ogni giorno, a migliaia di viaggiatori, un panorama che non è certo da cartolina. Il biglietto da visita di Parma rischia di essere un'incompiuta, un obbrobrio che deturpa il paesaggio. Ma se il cantiere è bloccato, il fronte dell'indagine sui permessi di costruire segna una novità, con la richiesta di rinvio a giudizio per l'assessore all'Urbanistica, Michele Alinovi, e due dirigenti comunali, Tiziano Di Bernardo e Dante Bertolini. Dal sindaco Federico Pizzarotti arrivano «vicinanza e massima fiducia» nell'assessore, accompagnate da una promessa. «Vogliamo sbloccare una situazione che rappresenta un problema visivo, funzionale ed economico». A proposito di problemi economici, anche il Comune potrebbe averne se la società a cui è stato dato il via libera alla costruzione del mall decidesse di presentare il conto, avanzando una richiesta milionaria che potrebbe mettere in ginocchio le casse dell'ente.

CANTIERE BLOCCATO

La procura aveva chiesto il sequestro dell'area e il gip Mattia Fiorentini aveva concesso il via libera: due anni fa, per l'esattezza il 19 ottobre 2018, le Fiamme gialle avevano messo i sigilli al cantiere. Da quel momento non si è mossa più una foglia e il Parma urban district, uno dei più grandi centri commerciali del Nord Italia, fino ad oggi è rimasto una gigantesca opera incompiuta. Al posto della riqualificazione dell'area ex Salvarani ci sono scatole di cemento vuote che attendono lo sblocco dei lavori per poter ospitare negozi, bar, ristoranti e anche un cinema multisala. Questi mesi di blocco hanno spinto la Pud, la società che si occupa della costruzione e della commercializzazione degli spazi (ed è composta dal Gruppo Pizzarotti e dagli anglo-portoghesi di Sonae Sierra), a minacciare una richiesta danni milionaria al Comune, ritenuto colpevole di aver concesso un permesso di costruire che da due anni a questa parte è stato di fatto annullato. L'effetto tossico di questo immobilismo forzato è il rischio concreto di far saltare numerosi contratti, a fronte di importanti opere di compensazione già realizzate, come il restauro del Palazzo del Governatore, la costruzione della sala ipogea nel complesso Paganini, al parco ex Eridania, e soprattutto la complanare, quella scorciatoia che collega il casello dell'A1 con le Fiere.

IL CARTEGGIO CON ENAC

A chiedere il sequestro dell'area è stata la pm Paola Dal Monte, titolare dell'inchiesta che tenta di far luce sull'intricata vicenda dei permessi di costruire rilasciati dal Comune tra il 2017 e il 2018 alla Sviluppi immobiliari parmensi (che fa capo alla Pizzarotti, estranea alle indagini). L'intera vicenda del mall si è incagliata per un emendamento dell'Enac (era l'ottobre 2011) al Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti, che ha introdotto nuove fasce di rispetto laterali, chiamate C e D, per bloccare i cantieri a ridosso delle piste di decollo e atterraggio. Una decisione presa per motivi di sicurezza. Peccato che il Piano di rischio aeroportuale adottato ai tempi del commissario Ciclosi (la delibera è del 28 febbraio 2012) non tenesse conto delle novità introdotte da Enac nei giorni del via libera concesso dall'Ente nazionale per l'aviazione civile al piano elaborato a Parma.

Consapevole di questa lacuna, il commissario aveva invitato i suoi successori ad aggiornare il Piano di rischio. Il 2 luglio 2018 il Comune affidò l'incarico alla società romana di ingegneria Tecno Engineering 2 C, incarico che fu completato il 21 marzo 2019. Da quel momento è iniziato il carteggio fra Parma e Roma, con il Comune impegnato a rispondere alle continue richieste di chiarimenti avanzate da Enac proprio per far luce sulla presenza di edifici nelle nuove fasce di rispetto laterali.

A inizio luglio Enac ha espresso parere positivo - sostiene il Comune - imponendo però ulteriori chiarimenti, che il Comune assicura di aver fornito. Quindi, al momento si attende una risposta da Roma, sperando sia un via libera definitivo al nuovo Piano di rischio aeroportuale. Ma mentre il carteggio andava avanti, gli uffici comunali rilasciarono i permessi di costruire finiti sotto la lente della procura. Permessi che, stando al pm, il Comune non avrebbe dovuto rilasciare, vista la violazione del Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti e il mancato aggiornamento di quel documento che stabilisce cosa e come costruire nei pressi degli scali: il Piano di rischio aeroportuale.

Per far luce sulla vicenda, a giugno 2019 la Finanza sequestrò anche le mail istituzionali dell'assessore Alinovi.

«VERSO LA SOLUZIONE»

Nonostante le indagini e i sequestri, il sindaco Federico Pizzarotti conferma la sua fiducia nei confronti dell'assessore all'Urbanistica. «In questi anni - esordisce citando le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto in prima persona - ho dovuto affrontare diverse volte queste situazioni, che sono pesanti dal punto di vista umano, familiare e professionale, ma visto il tipo di accusa, che anche in questo caso è l'abuso d'ufficio, quasi sempre in Italia si traduce in un nulla di fatto».

Dopo la convinta e per nulla rituale attestazione di stima verso Alinovi, il sindaco si concentra su quel cantiere fermo da ottobre 2018. Un cantiere che continua a far oscillare la spada di Damocle del risarcimento danni sulla testa del Comune. «Il nostro dialogo è andato avanti sia con Enac che con gli attuatori per riuscire a trovare una soluzione. Sono ottimista, solo che bisogna avere pazienza», aggiunge il sindaco, senza però sbilanciarsi sul quando potranno essere tolti i sigilli all'area. «Sono convinto che anche quando il carteggio amministrativo si sarà concluso, anche la situazione giudiziaria si potrà sbloccare. Ma il Comune non può certo dettare i tempi né all'Enac né alla procura. Lo sblocco del cantiere, è evidente, dipende da molti fattori». Da una parte quindi c'è il carteggio con Enac sull'aggiornamento del Piano di rischio e dall'altro c'è l'indagine della procura. Nel mezzo si trova un panorama rovinato da scheletri di cemento armato. «Stiamo continuando a lavorare per chiarire tutti quegli aspetti che per noi erano già lineari. È ovvio che bisogna sbloccare questa situazione, che è diventata un problema visivo, funzionale ed economico». Chissà quando le lancette dell'orologio torneranno a mettersi in movimento: per ora sono ferme al 19 ottobre di due anni fa.

 

PIERLUIGI DALLAPINA Nel cantiere del mall il tempo si è fermato il 19 ottobre di due anni fa, quando la Guardia di finanza ha messo i sigilli all'area. Da quel momento non si è mosso più nulla e là dove c'era un brulicare di operai e mezzi ora ci...

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