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TENTATO OMICIDIO

Botte e coltellate per uno sguardo di troppo: 2 condanne

01 ottobre 2020, 05:07

Botte e coltellate per uno sguardo di troppo: 2 condanne

GEORGIA AZZALI

Uno sguardo insistente e una battuta allusiva mentre la ragazza si piegava per infornare una pizza. Tanto era bastato per far scattare il raid, la sera del 13 marzo scorso in un residence di via Trento. Perché il «colpevole» doveva essere punito: 26 anni, siciliano, ma da anni residente a Parma, era finito a terra, con alcune coltellate al torace e all'addome. Colpito dal fidanzato della giovane, a cui avrebbe fatto da spalla un amico. Arrestati dalla Mobile una ventina di giorni dopo, ieri i due giovani, tutti e due di origine albanese, sono stati condannati per tentato omicidio aggravato dai futili motivi e porto abusivo di coltello: 6 anni e 8 mesi per Rigers Sinanaj, 26 anni il prossimo dicembre, e 5 anni e 4 mesi per Aziz Greca, 25. Il rito abbreviato ha consentito a tutti e due di poter beneficiare dello sconto di un terzo della pena. Il giudice Alessandro Conti ha poi disposto che tutti e due siano espulsi una volta scontata la condanna. E al ragazzo ferito, tuttora alle prese con problemi respiratori, che si era costituto parte civile assistito dall'avvocato Bernardo Rognetta, è stata riconosciuta una provvisionale immediatamente esecutiva di 15mila euro.

Aggredito durante i giorni del lockdown. Eppure il giovane siciliano e il fratello si ritrovano nella cucina comune della struttura di via Trento per preparare qualche pizza insieme a un'altra ragazza, di origini napoletane, anche lei alloggiata nello stesso stabile. È la fidanzata di Sinanaj, che dopo un po' si unisce alla compagnia. Ma le chiacchiere e l'atmosfera rilassata durano poco. Bastano quegli occhi che indugiano forse un po' troppo sulla ragazza e poi uno scambio di battute piccate perché il clima si surriscaldi. È il fratello del giovane siciliano che fa calmare gli animi. O almeno così parrebbe, perché Sinanaj si fionda fuori di casa, ma dopo un quarto d'ora torna insieme a Greca.

Non vogliono parlare, chiedere spiegazioni: Sinanaj affonda il coltello nella parte sinistra del torace e su un braccio del siciliano mentre Greca, secondo l'accusa, lo tiene fermo. «Quando si colpisce sulla parte sinistra del torace si vuole uccidere - ha sottolineato il pm Andrea Bianchi durante la requisitoria -. Nel momento in cui il ragazzo si chiude in una stanza, i due tentano di sfondare la porta. Non dimentichiamoci, poi, di un'intercettazione fondamentale: Sinanaj dice al padre della fidanzata che il coltello è suo e l'ha portato da fuori».

E se Sinanaj fosse stato provocato dal ragazzo? È lo scenario che ipotizza il suo difensore, Gianbattista Scalvi, perché forse ci sarebbe stato ben più di uno sguardo nei confronti della ragazza, che l'avvocato avrebbe voluto fosse risentita. «È vero che la parte sinistra del torace è vitale - aggiunge il difensore -, ma Sinanaj e Greca non volevano la morte del giovane, infatti quando lo sentono gridare se ne vanno via».

Non solo. Greca avrebbe avuto un ruolo ancora più limitato. Perché, certo, ha accompagnato Sinanaj, «ma non sapeva che l'amico avesse il coltello, perché lo vede solo quando lo estrae in casa - spiega il difensore, Francesco Saggioro -. È il fratello del ragazzo che dice di averlo visto bloccare il ragazzo, ma dobbiamo credergli? Non dimentichiamo, poi, che è la stessa persona offesa a dire che Greca gli dà un calcio prima di andarsene: solo questo ha fatto».

Ma le ricostruzioni delle difese non hanno convinto. In attesa dell'appello.

 

GEORGIA AZZALI Uno sguardo insistente e una battuta allusiva mentre la ragazza si piegava per infornare una pizza. Tanto era bastato per far scattare il raid, la sera del 13 marzo scorso in un residence di via Trento. Perché il «colpevole»...

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