Sei in Gweb+

Tentata truffa

«Nonni, ho investito una donna incinta: servono 80mila euro»

di Luca Pelagatti -

02 ottobre 2020, 05:08

«Nonni, ho investito una donna incinta: servono 80mila euro»

Mettetevi nei loro panni: siete in casa, siete anziani e vi squilla all'improvviso il telefono. Dall'altra parte della cornetta una voce sconvolta che dice di essere nei guai, che piange. E quella voce è quella di vostra nipote. O meglio: lei dice di essere vostra nipote e voi ci credete perché siete agitati, perché sembra lei. Perché chi mai dovrebbe mentire su una cosa del genere? Ecco, la chiave di questa storia sta tutta qui. Purtroppo c'è chi mente e ha un motivo per farlo: perché vuole imbrogliarvi, mandarvi nel pallone, sfruttare la vostra apprensione per rubarvi tutto. Anche la fiducia nel mondo.

E' proprio questo quello che è accaduto a una coppia di anziani, ultraottantenni che l'altro giorno hanno risposto al telefono. Trovandosi di colpo nel bel mezzo di un dramma «Ho sentito una voce di donna che mi ha chiamato nonno e che era, evidentemente, fuori di sé. A me è sembrata appunto la voce di mia nipote e chiamandola per nome ho chiesto se fosse proprio lei. Ha subito risposto di sì e io non ho avuto più dubbi».

In realtà, come spesso accade, è proprio la vittima a dare al truffatore le indicazioni utili, come appunto il nome. Il resto lo fanno loro, sciorinando una storia. In questo caso terribile. «Mi ha detto di aver avuto un grave incidente, di aver travolto con l'auto una donna incinta che stava attraversando la strada. E che il bimbo nel grembo della donna era morto». Ora, chiunque di fronte ad un simile racconto resterebbe impietrito. A maggior ragione un anziano che crede che in quel baratro sia sprofondato la propria nipote. E che farebbe qualunque cosa per aiutarla.

«Un modo per aiutarmi ci sarebbe, nonno», ha allora proseguito la truffatrice, capendo di aver fatto breccia. E che è il momento di affondare il colpo. «Servono soldi, tanti soldi per pagare la famiglia della donna. Perché – dopo una pausa fatta ad arte – mi dicono ora che anche lei è morta». Inutile dire che basterebbe riflettere, pensare che nessuna somma può evitare un processo, se due vite sono state cancellate, che in questi casi se ne occupano le forze dell'ordine. Per chi è sconvolto dall'emozione, l'unica cosa che conta è agire.

«Nonno, servono ottantamila euro, devi darmeli». Ma una simile somma, è naturale, nessuno la possiede in casa e l'uomo, per quanto straziato, ha dovuto dire di no. «Non possiedo tanto denaro, occorre andare in banca, procurarsi la somma», ha provato a dire, cercando il modo per mettere insieme quel tesoro. «Allora i gioielli, nonno, raccogli tutti i gioielli che avete in casa e dateli all'incaricato che sta arrivando a casa vostra in questo momento». Detto fatto: l'uomo e la moglie, senza pensare, hanno raccolto i ricordi di una vita e li hanno messi in un sacchetto. Poi, dopo aver aggiunto qualche centinaia di euro in contanti, sono corsi verso il truffatore che li attendeva in strada, appena fuori dal cancello.

E questo dettaglio conta, ha fatto la differenza. Sì, perché il breve tragitto dall'appartamento al cancello, quei pochi metri percorsi dai due anziani con il cuore piagato e il sacchetto con l'oro in mano ha dato loro il tempo per riflettere un attimo. E iniziare a sospettare. L'anziano infatti, trovandosi di fronte quel giovane, tra i 30 e i 35 anni e l'aspetto normale, ha cominciato a chiedere maggiori dettagli e, soprattutto, un nome, un documento di riconoscimento, una ricevuta. Ma i truffatori, si sa, non hanno nome e non rilasciano ricevute. E cosi il balordo ha iniziato ad agitarsi sempre più, soprattutto quando le sue vittime, ormai insospettite, hanno avuto la forza di dire di no. Di pronunciare la frase definitiva: «Stando cosi le cose, allora avvisiamo nostra figlia. Sarà lei ad occuparsi della consegna, sarà lei che verrà a portare gli oggetti».

Non è servito altro: il misterioso emissario è svanito ed è bastata una telefonata alla figlia per far scattare l'allarme. La nipote, ovviamente, era inconsapevole e non aveva avuto nessun incidente, nella casa della coppia sono arrivati i carabinieri e i due anziani hanno iniziato a capire. E a tremare. «E' andata bene così, tutto è finito per il meglio», è il commento della figlia che ha ripensato a quante volte aveva ripetuto ai genitori quell'ammonimento: «non fidatevi, prima di fare qualunque cosa avvisatemi».

«Ma resta l'amarezza per questa storia che se è finita senza danni economici ha comunque molto ferito i miei genitori. Ecco perché ci tengo che venga pubblicizzata: perché non succeda ad altri». Perché non ci siano altre persone con i capelli bianchi in casa che sentono uno squillo. E non immaginano che quel suono vuol dire che stanno per finire in trappola.

© RIPRODUZIONE RISERVATA