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Concorso pubblico

In 515 sulle tribune del Palasport per trovare lavoro: e le distanze?

di Anna Pinazzi -

03 ottobre 2020, 05:04

In 515 sulle tribune del Palasport per trovare lavoro: e le distanze?

Le porte del Palasport Bruno Raschi si sono aperte venerdì per ospitare 515 persone, ma non per un evento sportivo.

Sugli spalti, dotati di mascherina, gli iscritti al concorso pubblico per il ruolo di istruttore direttivo amministrativo. «Un concorso che ha contato ben 1669 iscritti - fa sapere Debora Saccani, dirigente del settore Risorse umane -. Era un po’ di tempo che non veniva indetto un concorso con così tanti possibili posti da assegnare: ben 44». Un numero cospicuo «dovuto - continua Saccani - ai tanti pensionamenti». Nonostante la quantità di partecipanti effettivi sia stata inferiore a quella degli iscritti, qualcuno ha lamentato una «gestione errata degli spazi» (ai lati la distanza era rispettata, ma alcuni si sono ritrovati con «le ginocchia attaccate alla schiena del candidato davanti»).

In fila pronto ad entrare, c’è anche chi è arrivato da fuori Regione. Come il ventottenne Francesco Gentile che da Udine è venuto a Parma per sostenere questo concorso che spera «possa dare una svolta alla sua vita lavorativa». Dietro Francesco, una giovane parmigiana laureata in Giurisprudenza: «Le possibilità di trovare un impiego fisso sono ridotte anche per la professione di avvocato. Ho preso al volo questa opportunità». Per qualcuno, questo tentativo era necessario. «A causa delle difficoltà economiche dovute alla situazione Covid, ho perso il lavoro - dichiara un ex impiegato cinquantunenne -. Quindi ho deciso di iscrivermi immediatamente». Situazione simile quella di Elvira Cuoco, laureata in giurisprudenza e mamma a tempo pieno: «Purtroppo sono disoccupata. Il test di oggi per me è speranza». Tra la moltitudine anche il trentasettenne Vincenzo che ha raccontato: «Sono laureato in Scienze politiche e ora faccio il bidello in un liceo della città. Il mio è un coraggioso tentativo - ha detto sorridendo - ci sono persone molto preparate». Il concorso come requisito fondamentale richiedeva di avere la laurea triennale. Finito il test, fuori dal Palasport, l’entusiasmo dell’inizio sembra essersi affievolito, lasciando spazio alla paura: «Appena ho visto che le mie gambe toccavano la schiena del candidato davanti - confida qualcuno - ho indossato la doppia mascherina». «Mi sarei voluta alzare e andare via, ho avuto paura del contagio. Ma ho bisogno di lavorare e sono rimasta» dice una signora. E ancora: «Non capisco come mai non siano state utilizzate le restanti tribune libere. Si è pensato ai gel igienizzanti, ai pennarelli sanificati, ma non alle distanze».

La direzione risponde: «All’entrata è stata provata la febbre a tutti, igienizzate le mani e ogni partecipante ha firmato un’autocertificazione. Inoltre - fanno sapere - le distanze laterali erano rispettate. Le tribune lasciate libere non sono state occupate perché si prevedeva un numero ancora più elevato di presenti e non abbiamo ritenuto necessari altri spostamenti per non creare panico. Poi - concludono - chiunque non si fosse sentito al sicuro, avrebbe potuto riferirlo e noi ci saremmo subito adoperati per cambiare disposizione. In ogni caso siamo tranquilli: abbiamo rispettato le norme regionali per i concorsi».