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Andrea e Sara

Da Basilicagoiano a Sivizzo, 60 km a piedi

05 ottobre 2020, 05:05

Da Basilicagoiano a Sivizzo, 60 km a piedi

ALEX BOTTI

CORNIGLIO - Andare da Basilicagoiano a Sivizzo è cosa normale se fatta con qualche mezzo, ma non se si decide di farlo a piedi. Un’oretta di strada asfaltata può diventare un percorso lunghissimo, fatto di migliaia e migliaia di passi, tra salita e discesa. Ma non è cosa impossibile e lo racconta Andrea Liberini, che lo ha fatto per davvero con sua sorella Sara.

«L’idea è venuta in un momento di relax in auto, in cui ho pensato all’amica Monica Valenti che non vedevo da tanti mesi causa l’emergenza sanitaria. Poi un’idea: perché non vado a trovarla percorrendo a piedi i 60 km che ci separano? Strana idea, molto strana. Forse la clausura impostaci dal lockdown ci ha portato a sviluppare l’immaginazione e ad uscire dai nostri schemi. Lo propongo a mia sorella. Un «sì» che arriva in pochi istanti».

Nei giorni successivi Andrea ha passato le sue serate a pianificare un itinerario, utilizzando un’applicazione su smartphone per l’escursionismo, con l’obiettivo di camminare il più possibile su sentieri sterrati, immersi nella natura.

Poi finalmente la partenza. «Sveglia prima dell’alba, per approfittare il più possibile delle ore fresche. Raggiungiamo Mamiano su asfalto, percorrendo strade di campagna e vedendo la meraviglia del sole fare capolino oltre gli alberi che si stagliavano nell’orizzonte. Colazione veloce, poi ripartenza sulla «Voladora», sentiero lungo la Parma che ci accompagna fino al mulino di Arnano, tra campi e distese di sassi. Da qui, l’asfalto inizia a scorrere sotto i piedi, fino all’agriturismo di Isola che ci ha ospitato per la notte. Alla mattina sveglia alle 5:30, pronti ad affrontare la parte più difficile del nostro percorso: i 1300 metri di dislivello che ci separavano da Sivizzo. Passo dopo passo, accompagnati da bellissimi fiori dalle forme e i colori più vari, passando da Tizzano e salendo sul Monte Rotondo e sul Nocellara, siamo finalmente giunti a Ballone. Qui ci hanno accolto la bellissima chiesa di San Ciriaco ed una fontana sotto la quale mettere la testa per rigenerarci. Gli ultimi km su asfalto sono stati i più terribili, le gambe si muovevano per inerzia, lo sguardo guardava in basso, la stanchezza ti impediva di godere di qualsiasi cosa degna di nota. Poi, finalmente, il cartello di Sivizzo che si avvicina: ce l’abbiamo fatta! L’abbraccio caldo di Monica davanti al forno a legna, intenta a cucinare una buonissima pizza! Infine, una meravigliosa serata trascorsa in una casa senza comodità, come quelle di una volta, ma molto calda grazie al suo vissuto ed all’affetto di chi ci vive». Una bellissima «follia» la vostra, la consigliereste? «Assolutamente si. Pensando a questa esperienza, credo che l’aspetto che mi è rimasto più impresso sia proprio l’aver rotto gli schemi ed aver raggiunto a piedi, con le mie forze, un’amica che abita lontano. L’automatismo mentale imposto dai nostri tempi mi avrebbe detto di mettere in moto l’auto, uscire dal garage e premere l’acceleratore. In un’ora avrei raggiunto il mio scopo. È davvero strano, invece, farlo in 2 giorni spostandosi lentamente, potendo così osservare ogni metro del percorso. Collegando con un unico percorso tanti luoghi scoperti in tempi diversi durante la vita».

 

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