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IMMIGRAZIONE

Traffico di clandestini: maxi condanne e super multe

06 ottobre 2020, 05:06

Traffico di clandestini: maxi condanne e super multe

GEORGIA AZZALI

Chiusi in un furgone come pacchi che non meritavano nemmeno di essere maneggiati con cura. In 27, indiani e pakistani ammassati uno sull'altro e gli sguardi annebbiati dalla stanchezza e dalla paura: li avevano trovati così, i poliziotti della Stradale, alla barriera di Bruere, nel Torinese, nell'aprile del 2019. Ma quel viaggio con destinazione Oltralpe era stato organizzato a Parma, come ricostruito dalla Finanza con l'operazione «Pay & Stay». E nei giorni scorsi per il gruppo che gestiva i viaggi dei clandestini sono arrivate condanne pesantissime, considerando anche che il rito abbreviato ha garantito a tutti lo sconto di un terzo: 6 anni, un mese e 10 giorni, oltre al pagamento di una multa di 466.666, per i due imputati - residenti nel Parmense - ritenuti a capo del traffico. Pene più lievi per altri due uomini del gruppo, entrambi residenti in provincia: 3 anni e 8 mesi, ma anche una multa di 280mila euro. A uno dei due, recidivo, il gup Mattia Fiorentini ha concesso l'attenuante della collaborazione con l'autorità giudiziaria equivalente all'aggravante. Due anni e 6 mesi, invece, per il pakistano che era stato arrestato nei mesi successivi all'operazione, scattata lo scorso gennaio.

Capi e gregari di un gruppo che aveva imparato a far soldi senza farsi troppo scrupoli. Quella notte tra il 29 e il 30 aprile del 2019 i 27 immigrati erano stati abbandonati in autostrada da un uomo che si era dileguato nel nulla, come avevano filmato le telecamere: poco dopo le 2 la Stradale era stata avvertita da un automobilista di passaggio, che aveva notato il furgone (poi risultato rubato) in sosta in una delle piste della barriera autostradale di Bruere mentre un uomo si allontanava di corsa dal mezzo. Scappato via lasciando le chiavi inserite. E quel carico di vite a contendersi anche l'aria asfittica dentro quella scatola di lamiera.

Ma l'operazione della Finanza, coordinata dal pm Andrea Bianchi, si era incanalata anche su altri filoni d'indagine. Perché il business dell'immigrazione clandestina riesce a moltiplicare i guadagni anche dopo i viaggi della speranza. Al centro dell'inchiesta, partita ben prima del ritrovamento del furgone a Bruere, un centro di elaborazione dati di Parma che tra il 2018 e il 2020 aveva fornito assistenza fiscale (aperture di partite Iva, assunzioni con contratti a tempo determinato e indeterminato, presentazioni di dichiarazioni dei redditi) a centinaia di extracomunitari, molti dei quali con precedenti penali, per consentire loro di rinnovare oppure convertire il permesso di soggiorno. Permessi di durata superiore rispetto a quelli per motivi familiari, umanitari o stagionali, ma che richiedevano un «obolo» tra i 100 e i 300 euro da lasciare al centro elaborazione dati.

Un altro rivolo dell'inchiesta aveva portato alla luce un market dei contratti di lavoro: grazie a una ditta individuale, inattiva, venivano per predisposte buste paga fittizie da soli 25 euro, utili però per attestare la falsa attività lavorativa degli extracomunitari che dovevano convertire o rinnovare il permesso di soggiorno. Ben più caro, invece, il servizio che gli immigrati dovevano pagare: 600 euro. Per un business che non conosceva crisi.

 

GEORGIA AZZALI Chiusi in un furgone come pacchi che non meritavano nemmeno di essere maneggiati con cura. In 27, indiani e pakistani ammassati uno sull'altro e gli sguardi annebbiati dalla stanchezza e dalla paura: li avevano trovati così, i...

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