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CORONAVIRUS

Al Barbieri i ricoverati salgono a 27, fra i 30 e i 90 anni

07 ottobre 2020, 05:08

Al Barbieri i ricoverati salgono a 27, fra i 30 e i 90 anni

Mara Varoli

Sono 27 i pazienti ricoverati nel reparto covid al terzo piano del Barbieri. E rispetto a dieci giorni fa, quando erano una ventina, il numero è leggermente aumentato.

Anche i nuovi positivi sono in aumento: ieri il bollettino della Regione ha registrato 29 nuovi casi a Parma, di cui 12 asintomatici. E la nostra provincia è seconda in regione dopo Bologna. Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna sono stati registrati 36.261 casi di positività, ieri 172 in più, di cui 81 asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Sono 11 i nuovi contagi collegati a rientri dall’estero. Il numero di casi di rientro da altre regioni è 11.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 44,7 anni. Sugli 81 asintomatici, 55 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 12 attraverso i test per categorie a rischio introdotti dalla Regione, 2 attraverso gli screening con test sierologici, 9 con i test pre-ricovero, mentre per tre casi non è ancora stata conclusa l’indagine epidemiologica. Per quanto riguarda la situazione nel territorio, il maggior numero di casi si registra nelle province di Bologna (46), Parma (29), Rimini (25), Reggio Emilia (25), Modena e Piacenza (14).

Ma torniamo alla situazione del Barbieri. «Ventisette positivi e 12 pazienti in fase di negativizzazione, ma che hanno sempre bisogno di cure - conferma Tiziana Meschi, direttore dell'unità operativa di Medicina interna -. Sono tutti pazienti in età compresa dai 30 ai 90 anni, con condizioni cliniche diverse tra loro».

Quindi le patologie non riguardano più solo le complicanze respiratorie?

«I pazienti fotocopia che avevamo tra marzo e aprile non ci sono più. Oggi i ricoverati non sono tutti uguali, ma hanno sintomi individualizzati: c'è chi ha la febbre alta, chi ha problemi di cefalea e chi ha sintomi gastrointestinali».

Sono persone che arrivano dall'estero?

«Non solo. C'è chi è ritornato dal Paese d'origine, ma anche chi è arrivato al Maggiore per contagio intra-familiare».

Le cure sono migliorate?

«Le cure si sono consolidate, grazie alla nostra esperienza personale e grazie alla letteratura. Non c'è un solo farmaco contro il covid, ma una serie di farmaci che usiamo in base alla necessità dei pazienti. E proprio perché rispetto alla scorsa primavera i pazienti hanno una loro individualità, li teniamo sempre monitorati e cerchiamo di mantenere un'assistenza personalizzata».

Tra i ricoverati ci sono anche dei giovani?

«Certo ed è per questo motivo che l'appello va fatto soprattutto a loro: bisogna evitare gli assembramenti, mantenere le distanze e indossare sempre la mascherina. Anche perché non rischiano soltanto i giovani, ma il pericolo è quello di portare il contagio all'interno della famiglia».

Continua anche l'assistenza a domicilio?

«Da aprile abbiamo attivato le unità mobili, che oggi non si recano solamente nelle case di risposo, ma anche al domicilio dei pazienti: da aprile ad oggi le unità mobili hanno visitato 71 strutture per anziani e i pazienti assistiti tra Rsa e domicilio sono 1.229. Sono unità formate da professionisti dell'azienda e che vengono attivate dal medico curante. Questi professionisti si recano a casa del paziente per le cure, con terapie concordate con il medico di base, e per fare analisi, come l'ecografia al torace e di altri distretti del corpo, eventualmente anche la spinometria e l'emogasanalisi, sempre in collaborazione con i pneumologi dell'Ausl. In caso di ricovero, i pazienti assistiti dalle unità mobili nel proprio domicilio possono bypassare il pronto soccorso e avere un ricovero diretto».

È preoccupata per le possibili conseguenze della scuola?

«Il ministro Azzolina ha confermato che i contagi nelle scuole italiane non sono tanti, ma dobbiamo viaggiare con i piedi di piombo e non abbassare mai la guardia, perché molto dipende da ciascuno di noi. Siamo uno dei Paesi più fortunati in questo momento e dobbiamo conservare questo piccolo vantaggio, mantenendo comportamenti virtuosi: bisogna ragionare sulla vita. Anche perché pur lentamente i contagi stanno salendo. Il vero pericolo lo vedo all'esterno: assembramenti di 15-20 ragazzi senza mascherina che si passano la sigaretta o la birra. Il mio desiderio è quello di far rispettare l'obbligo della mascherina all'esterno, nel caso ci si trovi in un luogo con tante persone».

Ricordiamo le regole da adottare?

«No agli assembramenti, mascherina anche all'esterno, mantenere le distanze e lavarsi bene e spesso le mani: dobbiamo proseguire su questa linea per non avere guai - conclude la Meschi -. L'uso della mascherina può proteggerci anche dal virus influenzale. Cerchiamo di essere responsabili per noi stessi e per gli altri: è una questione di rispetto».

 

Mara Varoli Sono 27 i pazienti ricoverati nel reparto covid al terzo piano del Barbieri. E rispetto a dieci giorni fa, quando erano una ventina, il numero è leggermente aumentato. Anche i nuovi positivi sono in aumento: ieri il bollettino della...

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