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TEATRO REGIO

Lo Cascio: "Un onore leggere le lettere di Verdi"

07 ottobre 2020, 05:01

Lo Cascio: "Un onore leggere le lettere di Verdi"

ISABELLA SPAGNOLI

La sua mamma si chiama Aida. Un nome che fa pensare ad un segno del destino. Il nonno dentista, Luigi, e la nonna Anna (dalla splendida voce da soprano), melomani, andavano al Teatro Massimo di Palermo per assistere alle opere di Verdi. In casa, dopo la rappresentazione alla quale avevano assistito, per giorni, cantavano e suonavano al pianoforte i motivi dell’ opera preferita. Aida, nonostante l’impegno di crescere i cinque figli e il lavoro da insegnante, canticchiava le arie delle opere del Maestro quando tornava da scuola. Come poteva non innamorarsi della musica e del Cigno di Busseto, Luigi Lo Cascio, attore e regista teatrale, che in pochi sanno essere un appassionato di musiche verdiane?

Il grande attore di «La meglio gioventù», «I cento passi» e «Il traditore» che oggi tutti possono ammirare al cinema con il film «Lacci» di Daniele Luchetti sarà al Teatro Regio stasera alle 20,30 nella prima assoluta: «Letteralmente Verdi», realizzato da Società Concerti di Parma, per Around Verdi, sezione del Festival Verdi in cui l’opera e le parole del maestro incontrano altri linguaggi.

Lo Cascio, che per l’occasione si raderà la barba e indosserà una semplice giacchetta nera, salirà sul palco leggendo le diverse lettere spedite da Verdi a cantanti, impresari, parenti, scenografi e librettisti mentre stava per battezzare il soggetto di Macbeth, opera che spiazzerà il pubblico nella sua prima esecuzione a Firenze nel 1847 e successivamente nella versione in francese del 1865 al Théatre Lyrique a Parigi. Un’opera nata dopo travagli, brusche variazioni, rigide correzioni impartite dal compositore al librettista Francesco Maria Piave e raccomandazioni ai cantanti fino a poche ore prime del debutto.

Le lettere sopravvissute nei secoli e selezionate dallo storico della musica Giuseppe Martini riecheggeranno nel teatro grazie alla voce dell’attore siciliano, accompagnato dalle musiche del Quartetto Leonardo che eseguirà brani del Macbeth.

Lei vestirà i panni di Giuseppe Verdi e dei suoi interlocutori epistolari?

«Io mi limiterò a leggere. Attraverso la mia voce cercherò di restituire al pubblico ciò che aveva in mente il Maestro, uomo di teatro e non solo di musica, quando stava scrivendo il Macbeth. Per me è un onore immenso leggere queste missive che riguardano una delle opere di Verdi che amo di più e soprattutto farlo a Parma, nel vostro magnifico teatro – spiega Lo Cascio -. Sarà splendido ascoltare brani del Macbeth eseguiti dal quartetto Leonardo. Il mio ruolo sarà accompagnare questi ascolti».

Che sorprese avrà il pubblico?

«Scoprire cosa aveva in mente Verdi e cosa cercava quando scriveva il Macbeth. Cosa proponeva ai suoi collaboratori, committenti e cantanti. Attraverso queste lettere ricostruiremo la sensibilità del Maestro, partendo dalle sue stesse parole».

La musica che ruolo ha avuto fino ad ora nella sua vita?

«Ho studiato all’Accademia di arte drammatica e il corso di Storia della musica che frequentavo era tenuto dal grande musicologo Paolo Terni. Anche grazie a lui ho sviluppato un ascolto nuovo, maturato una passione che non mi ha mai abbandonato – aggiunge -. Mi è capitato di ascoltare opere e di incrociare Verdi nel mio debutto dopo l’Accademia con il regista Giuseppe Patroni Griffi nelle atmosfere della Traviata e grazie a un Otello che ho scritto in siciliano. Le occasioni non sono mi sono mancate».

Com’era l’atmosfera a Venezia dove «Lacci» ha inaugurato la 77 esima mostra del Cinema? Il Covid ha influito negativamente?

«Ho trovato questa edizione diversa ma commovente. Si respirava il desiderio di esserci, di rimanere, di insistere. L’emozione grande è stata vedere i direttori di tutti i Festival di cinema più importanti del mondo restare uniti a dispetto della calamità».

Il brivido vero è il cinema o il teatro?

«Entrambi seppure diversi. Al cinema c’è il brivido particolare di quando si sente pronunciare la parola “azione” prima di una scena importante e a teatro quando fa buio e si capisce che è arrivato il momento di andare in scena».

 

ISABELLA SPAGNOLI La sua mamma si chiama Aida. Un nome che fa pensare ad un segno del destino. Il nonno dentista, Luigi, e la nonna Anna (dalla splendida voce da soprano), melomani, andavano al Teatro Massimo di Palermo per assistere alle opere di...

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