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IMPRENDITORE

Busseto, addio a Gian Pietro Riccardi, fondatore della Sicim

10 ottobre 2020, 05:04

Busseto, addio a Gian Pietro Riccardi, fondatore della Sicim

VITTORIO TESTA

 

BUSSETO - Da qualche giorno respirava un po’ a fatica, poi l’affanno è aumentato; ma era sereno, Gian Pietro Riccardi, il capitano d’industria bussetano fondatore della Sicim, quando giovedì scorso si è assopito per sempre sotto gli occhi dei famigliari, la figlia Rossana e il marito Attilio Cagnani. «Una perdita enorme, un uomo insostituibile. L’unica consolazione, se così si può dire - commenta il genero, che insieme al figlio Guido è ai vertici dell’azienda leader mondiale del settore - è che non ha sofferto troppo e che la sua è stata una vita intensa, generosa e creativa per tutti i novantatrè anni portati con vigore e lucidità fino alla fine».

Sì, è una grossa perdita anche per la comunità bussetana quella di Riccardi, «il Ragioniere» che nel 1962, insieme al fratello Luigi e alla moglie Carla Cantarelli, mette in piedi una piccola impresa che diventerà un colosso mondiale nella posa delle condotte.

Fiuto fino e occhio lungimirante, dunque. «Sì, ma non esageriamo, ho avuto anche molta fortuna», si scherniva lui con una punta di più che legittima civetteria: «Avevo intuito che Snam e Agip, in cerca petrolio e gas nella nostra zona, avrebbero avuto bisogno di mano d’opera e tecnici anche in loco».

Detto e fatto, nasce, garibaldina e agile, la Sicim. Il capitano Gian Pietro, ha anche il pregio fondamentale di saper valutare le persone e scegliere quelle giuste senza mai sbagliare un colpo: «Pian piano - raccontava Riccardi - con l’aiuto di Bruno Fedeli, i fratelli Scarpioni e l’ingegner Freddi siamo diventati indispensabili per le due grandi aziende statali». E la Sicim va alla conquista di appalti per lavori sempre più impegnativi, perfettamente eseguiti in tutto il mondo: Canada, Congo, Germania, Turchia, Perù, Messico, Iran, Kazakistan: «Gli addetti ai cantieri - diceva con orgoglio il capitano della felice intrapresa - vanno dai quattromila in su a seconda dei periodi in base all’entità dei lavori».

Sempre in giacca e cravatta, abiti di taglio sartoriale, Riccardi era un uomo cordiale e, dopo anni da giramondo, tenacemente abitudinario.

Il municipio di Busseto avrebbe potuto regolare l’orologio della Rocca Pallavicina sui suoi movimenti che spaccavano sempre il minuto. Il caffè, l’edicola, l’ufficio, il pranzo a mezzogiorno; di nuovo in ufficio alle due pomeridiane e alle cinque e mezza eccolo al Club Pedalino con i soliti amici. E con la buona stagione, passeggiata serale.

Uomo elegante, gentile e sempre sorridente, era di una riservatezza totale, che poteva anche mettere in soggezione, salvo rivelarsi con tutti coloro che lo avvicinavano, disponibile e, senza propagandare sé stesso, generoso di aiuti, beneficenze plurime, offerte per le famiglie in difficoltà. E creatore di ricchezza, centinaia di giovani conterranei assunti alla Sicim, una risorsa straordinaria per il paese.

Ieri, giorno di mercato, tutta Busseto ne commentava la scomparsa, con rispettosa discrezione e consapevole gratitudine: «Siamo rimasti molto colpiti dalle tantissime persone che hanno voluto testimoniare la grande stima per l’imprenditore illuminato e l’affetto per l’uomo solidale e generoso», dice Attilio Cagnani, top manager che da oggi dovrà fare a meno di una guida sicura.

Ma l’azienda è in buone mani e si aggiudica appalti grandiosi in ogni dove. Al vertice sono Attilio Cagnani, appunto, con il figlio Guido e Matteo Riccardi, figlio di Luigi, il fratello, scomparso anni fa, di Gian Pietro. Il fondatore ha seminato bene e allevato una squadra efficiente.

Il capitano ne andava fiero e come sempre la sua timidezza lo sottraeva ai complimenti: «Anche in questo», non c’era verso di sentirlo elogiare sé stesso, «sono sempre stato molto fortunato. Tutto qui». Ha compiuto novantatrè anni l’8 febbraio scorso. Riccardi, nato a Parma, insieme alla madre e al fratello, nel ‘42 si era trasferito a Busseto, dove il padre svolgeva il ruolo di ispettore del consorzio agrario, vigilante soprattutto sulla produzione di Parmigiano Reggiano, a quei tempi autarchici soggetto al razionamento. Aveva mantenuto il dialetto parmigiano, cosa oggetto di canzonature degli amici più cari, Lino Rizzi, Giannetto Cavitelli, Gianfranco Stefanini, Rino Orsi, Vittorio Bergamaschi, tutti coetanei come pure la moglie di Gian Pietro, Carla Cantarelli, tutti via via scomparsi; poi ecco la generazione successiva, amici capitanati da Renato Rossi, Patroni, Cremonini, Giuffredi, Ferrari.

Un bicchiere di prosecco, morigeratamente allungato con acqua perché «ancora più buono e più leggero», una raffica di solitari a carte, grandi discussioni sull’idoleggiata Juventus.

La passione più grande, la famiglia. La moglie. La figlia. I nipoti, Guido e Camilla e i tre pronipoti, Pietro, Margherita e Vita. Ne andava oltremodo fiero, tutti belli e bravi. E a chi si complimentava, rispondeva con il suo slogan di ultramodestia: «Grazie. Ho sempre avuto molta fortuna».

 

VITTORIO TESTA BUSSETO - Da qualche giorno respirava un po’ a fatica, poi l’affanno è aumentato; ma era sereno, Gian Pietro Riccardi, il capitano d’industria bussetano fondatore della Sicim, quando giovedì scorso si è assopito per sempre sotto...

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