Sei in Gweb+

SPETTACOLI

Meo: «Dopo il Festival, avanti in sicurezza»

11 ottobre 2020, 05:01

Meo: «Dopo il Festival, avanti in sicurezza»

MARA PEDRABISSI

Ogni punto di arrivo è, al contempo, un punto di partenza, si sa. Così, mentre cala il sipario sul XX Festival Verdi, ribattezzato con metafora illuminante «Scintille d'opera», tracciando un bilancio, è inevitabile guardare oltre la siepe.

«Presenteremo il report a dicembre e sarà diversissimo dal passato» ci anticipa la direttrice del Regio, Anna Maria Meo. E assicura: «I conti sono in pareggio, non potevamo neanche immaginare il contrario. Ci saremo, per la vigilia di Sant'Ilario, per tutte quelle ricorrenze che hanno valore per la comunità. Ci stiamo lavorando ma per gli annunci attendiamo il momento opportuno».

Questa edizione del Festival non si poteva non fare. E' stata un'edizione «a km zero», diciamo.

«Quando abbiamo iniziato a lavorare sui tanti possibili scenari, durante il lockdown, il pensiero che mi ha accompagnata è che il nostro festival è unico perché mantiene gli abbonamenti. Nonostante fossimo arrivati ad attrarre così tanto la platea internazionale da avere, per i posti migliori, una richiesta cinque volte superiore alle disponibilità, non ho mai voluto rinunciare agli abbonamenti, benché questo per noi comporti un minore incasso. Dietro questa scelta, che definisco politica, c'è l’attenzione per la comunità locale, pur nella consapevolezza che al Festival Verdi viene anche richiesto di promuovere il territorio, con un’operazione di marketing, partendo da Verdi e da un serio progetto musicale e musicologico».

Quindi in un anno in cui è mancato il pubblico dall’estero, si è sentito il radicamento del pubblico della comunità...

«E' stata la naturale conseguenza delle nostre politiche passate: quel pubblico, che non abbiamo mai allontanato prima, di fronte a tante pressanti richieste dall’estero, quest’anno ha risposto bene alle nostre proposte. E anche se talora si attiva una dialettica vivace, ciò non fa che rinsaldare il rapporto tra il pubblico e il suo teatro. Grazie al mantenimento della contribuzione di Ministero, Comune, Regione, e grazie alla sostanziale tenuta degli sponsor, abbiamo potuto realizzare un festival “di testimonianza attiva”. Non si poteva registrare un vuoto proprio nell’anno di Parma Capitale Italiana della Cultura. A una comunità che aveva già pagato un tributo così alto, non potevamo fare mancare il conforto della musica, aggiungendo alla sofferenza la sofferenza di un teatro rinunciatario e chiuso».

Avete difeso il progetto con le unghie e con i denti: tant’è che prima avete allestito un «teatro all'aperto», nel Parco Ducale, e poi avete ripiegato su un rientro in sicurezza con 600 posti «certificati».

«In realtà stavamo predisponendo il Regio per la stagione invernale ma, quando l’incertezza del meteo è diventata troppo pressante, abbiamo deciso di cambiare piano. Non potevo accettare che un progetto, cui avevamo lavorato con tanta determinazione e passione, si fermasse per poche gocce di pioggia, come è successo per la seconda recita del Requiem. Tra l'altro proprio il Requiem dedicato alle vittime della pandemia, per significato, è stato uno dei momenti più alti».

Il rientro anticipato in teatro è stato un bel test per l’autunno. E adesso?

«L'autunno porta tante incognite; ci costringe a rinunciare a quella pianificazione professionale degli eventi che era diventata il nostro fiore all'occhiello, per vivere invece alla giornata. Tuttavia stiamo già progettando cose che non avevamo ritenuto possibili in passato, eventi per pochi, ripetuti, magari con proposte artistiche inedite. Scandiremo la vita di porzioni più piccole di pubblico, senza far sentire la mancanza del teatro. Il teatro c’è e si adegua alle restrizioni e al tipo di offerte che potrà proporre. Ma desidero lanciare un appello: il pubblico deve sapere che qui è al sicuro, che abbiamo adottato e adotteremo qualsiasi accorgimento per garantire la sicurezza».

Martedì è invitata a un importante meeting organizzato da Assolirica, con i vertici ministeriali. Tra i temi, anche il malcontento dei lavoratori precari dello spettacolo italiano.

«E' un problema che sentono molto i giovani, perché quando i teatri hanno riaperto si sono affidati a grandi nomi. Anche noi abbiamo chiamato grandi nomi al Festival. Ma, appena usciti dal lockdown, abbiamo organizzato un Rigoletto con i giovani al Parco della Musica con La Toscanini. E tanti altri giovani sono stati coinvolti da Verdi Off».

 

MARA PEDRABISSI Ogni punto di arrivo è, al contempo, un punto di partenza, si sa. Così, mentre cala il sipario sul XX Festival Verdi, ribattezzato con metafora illuminante «Scintille d'opera», tracciando un bilancio, è inevitabile guardare oltre...

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal