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Spettacoli

«Voci senza voce»: la protesta del mondo della lirica

di Ilaria Notari -

12 ottobre 2020, 05:01

«Voci senza voce»: la protesta del mondo della lirica

Voci senza voce, opere spogliate di scene e costumi, sipari abbassati. Se a Parma con grande sforzo organizzativo si è salvato il salvabile del Festival Verdi 2020, in generale dal mondo della lirica arriva un grido d’allarme. A denunciare le criticità a livello nazionale è Assolirica, che unisce i liberi professionisti dello spettacolo lirico, di cui fanno parte artisti come Luca Salsi, Francesco Meli e Michele Pertusi, rivelando all’opinione pubblica che «i contratti possono venire recisi senza preavviso e senza nessuna compensazione, che ci sono cancellazioni improvvise dopo giorni di prove e di spese sostenute e che un sistema di eccellenza come l’opera italiana che mostra ai tempi del Coronavirus una fragilità che rischia di minarne la sopravvivenza».

Se l’estate ha dato una mano alle produzioni teatrali spostate all’aperto, il ritorno in teatro, e quindi la possibilità di continuare a lavorare, è pieno di incognite. Tutto il sistema dello spettacolo dal vivo che fa riferimento al Mibact vive con grande angoscia la situazione. Anche i cantanti e i musicisti parmigiani, dai big ai comprimari, hanno trascorso mesi di inattività e l’amarezza è tanta.

MICHELE PERTUSI

«Questa situazione è tragica - tuona il basso da Vienna, raggiunto in camerino prima di una recita di Don Carlo - Se lo Stato non interviene i teatri chiudono. Credo che il pubblico abbia voglia di tornare in sala. Il teatro fa bene, non male! E se qualcuno dice che di fronte alle opere in forma di concerto il pubblico è meno motivato a tornare a teatro, ribatto dicendo che è meglio un’opera in forma di concerto che con una regia orrenda! Noi cantanti non abbiamo tutele. Assolirica sta facendo delle buone cose ma bisogna vedere come reagiranno gli interlocutori del Ministero. Si parla di recuperare le produzioni saltate, ma in realtà non si recupera niente perché, se un’opera è posticipata nel 2021, significa che per farla non potremo onorare i contratti del 2021. A novembre diventerò "pazzo" per far spola tra Bergamo per il Marin Faliero, Pesaro per il Barbiere di Siviglia e Piacenza per il Requiem di Verdi. Noi big avvantaggiati perché scritturati di più e con compensi elevati? Non è così. Primo perché nel nostro mestiere le persone che guadagnano davvero molto si contano sulle dita di una mano e poi perché non si guadagna più come una volta. Parlano poi di fare le opere in streaming ma quello non è più teatro! E’ assurdo! Il pubblico è una componente fondamentale. Qui a Vienna, dove si soffre anche per la mancanza di turisti, le recite vanno avanti con un pubblico di novecento persone su duemila ma almeno siamo qua e lavorano tutti, coro, orchestra, cantanti e tecnici. Se facciamo i tamponi? Certo. Hanno stanziato una grossa somma per farli a tutti e di continuo. Da noi una soluzione va trovata perché o si muore di virus o si muore di fame. L’opera rappresenta l’identità culturale dell’Italia».

TANIA BUSSI

«Sono state cancellate tutte le opere che dovevo cantare nel parmense quest’estate - spiega il soprano che ha esordito giovanissima su palcoscenici internazionali come voce bianca ne “Il giro di vite” di Britten con protagonista Raina Kabaivanska - In casa siamo due musicisti. Mio marito suona nei primi violini del Comunale di Bologna, quindi il tema è molto caldo in famiglia. Io mi ero già organizzata già con un piano B: avendo la laurea in lettere, ora oltre a cantare insegno. Mi sono concentrata maggiormente sul repertorio da camera che permette progetti snelli e più adeguati ai tempi. A Bologna sono stati coraggiosi perché a differenza di molti altri che hanno ridotto gli organici e cambiato repertorio, hanno mantenuto un programma all’altezza delle aspettative. Hanno spostato la Stagione, tra l’altro con un concerto di Kaufmann, investendo sul Pala Dozza ma il tutto ora è rischio, in attesa del nuovo Dpcm. Va detto che la pandemia ha scoperto un nervo che era già dolente, vedi le problematiche legate ai contributi, alle prove non pagate se lo spettacolo salta, alla continuità che in questo lavoro manca sempre e costringe ad un eterno precariato. Dopo aver ottenuto un contratto con il Maggio Musicale Fiorentino avevo pensato di aver raggiunto un traguardo e invece subito dopo si riparte con le audizioni. Si naviga a vista ed è difficile sia per i grandi nomi come Pertusi che per persone come noi. Mi auguro che la tradizione della lirica non vada perduta».

MANLIO MAGGIO

«Siamo una realtà privata - spiega Maggio presidente della Filarmonica dell'Opera Italiana Bruno Bartoletti, nata come società srl, raro esempio in Italia in stile con le più importanti orchestre anglosassoni - Noi siamo sempre stati resilienti, nella nostra storia abbiamo avuto diverse battute d’arresto e credo che questo sia il momento di rilanciare. Cerchiamo di pensare a progetti accattivanti per essere pronti quando si potrà ripartire. Mi sento costantemente con i teatri con i quali facciamo la Stagione Lirica ma con la preoccupazione che ciò che stiamo progettando sia cancellato o procrastinato. Avremmo un Werther a novembre a Modena che è stato ridimensionato nell’organico orchestrale dai cinquanta musicisti a trenta per permettere il distanziamento anche in buca. Dovremmo portare lo spettacolo anche a Reggio, Pisa e Ferrara. Se all’ultimo dovesse saltare la prima a Modena a cascata salterebbe tutto il resto e i musicisti vedrebbero vanificato il lavoro di venti giorni di prove».

ARMANDO GABBA

Racconta il baritono parmigiano: «Sono appena tornato da Venezia dove ho cantato solo due recite di Traviata su tredici previste e dopo sette mesi di inattività. Avevo contratti a Venezia, Bari e la “Carmen” a Parma ma è tutto sospeso. Impossibile portare in scena l’opera di Bizet che prevede otto solisti e masse imponenti di coro e orchestra, per di più con metà pubblico in sala. L’anno prossimo andrò in pensione dopo 43 anni di palcoscenico, ma speravo di poter andare avanti perché ancora amo il mio lavoro. Purtroppo credo che tra un anno saremo ancora in questa situazione. Mi dispiace per i giovani che stavano iniziando la carriera».

MONICA MANGANELLI

La regista e scenografa parmigiana, socia Assolirica, è specializzata anche in computer grafica e digital design- Ci vuole una riforma e questa emergenza ha accelerato qualcosa che bisognava fare da tempo. Ho perso alcune produzioni ma ora sto lavorando da casa a due nuovi progetti per il Coccia di Novara e il “Festival Tones on the Stones”. Sono cose contemporanee ed è arrivato il momento di utilizzare linguaggi nuovi anche per andare oltre questa crisi. Quando è scoppiata l’emergenza a marzo pensavamo che fosse l’occasione per sperimentare e andare oltre con il digitale per esempio e le videoscenografie. Invece adesso la tendenza dei teatri è di essere attendisti e di riciclare vecchi allestimenti o fare opere in forma di concerto con la conseguenza che il comparto creativo è sparito. Chi è andato in scena quest’estate ha spesso chiamato i grandi nomi, anche dall'estero, invece di privilegiare artisti italiani. In un’emergenza è una questione anche di etica. Poi si stanno annullando tutti i contratti senza nessuna garanzia. I direttori artistici devono cambiare e aprirsi al nuovo. Alcune cose sono riprogrammate l’anno prossimo ma nel frattempo bisogna pagare le bollette e i mutui. Non tutti guadagnano una fortuna. Il teatro, specie nel dietro le quinte, è fatto da tanta gente che ha stipendi modesti o è precario da anni. Siamo molto delusi, lo Stato ci ha abbandonati».

 

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Voci senza voce, opere spogliate di scene e costumi, sipari abbassati. Se a Parma con grande sforzo organizzativo si è salvato il salvabile del Festival Verdi 2020, in generale dal mondo della lirica arriva un grido d’allarme. A...

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