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L'intervista

Dal Portogallo i saluti ai tifosi di Yves Baraye: «Sono stato l'ultimo della D a lasciare il Parma»

12 ottobre 2020, 05:01

Dal Portogallo i saluti ai tifosi di Yves Baraye: «Sono stato l'ultimo della D a lasciare il Parma»

SANDRO PIOVANI

 

Era stato uno dei primi acquisti della rinascita. Annunciato come un vero big. E in fondo il suo rendimento, dalla serie D alla B è stato importante. Quasi da record. Yves Baraye, per tanti motivi, è stato uno dei grandi idoli della curva. In maglia crociata poco meno di 100 gare disputate con 32 reti segnate, soprattutto tra D e C. E i tifosi lo hanno adottato. Per lui anche un coro («... col dieci Baraye...»), tanta amicizia, un viaggio in treno per una trasferta da squalificato. Dal Portogallo li ringrazia, sono loro il primo pensiero di Baraye: «Li ringrazio sì. Mi hanno fatto sentire unico. Vorrei che mi ricordassero come l'ultimo che ha abbandonato quel Parma. Sono stato l'ultimo a mollare, proprio come accadeva in campo».

Sei al Gil Vicente in prestito, tecnicamente sei ancora del Parma...

«Si, ma vado in scadenza a giugno. A gennaio potrei già firmare per un altro club. Ad essere realisti, possiamo dire che è finita questa avventura...».

Dalla D alla A, in ogni caso un'avventura incredibile.

«Mi ricordo tante cose di questi anni. Mi ricordo che non mi conosceva nessuno, anche se avevo già giocato in C e in B. Parma poi mi ha dato un'opportunità di crescere unica. E io credo di aver ripagato il Parma con quello che ho dato in campo. Ho dato sempre il massimo. Mi sono innamorato della città, dei tifosi».

Il gol alla Reggiana, la maschera dedicata a loro ...

«Sì, ma non solo questo. Mi hanno sempre salutato e abbracciato, ancora oggi mi mandano messaggi. Certo quel gol è indimenticabile, la curva, le difficoltà di quel momento. Ma il mio rapporto con i tifosi è andato oltre quel gol o la maschera».

In serie A sei andato solo in panchina...

«Ti ricordi? Mi davano del matto quando appena arrivato avevo dichiarato che volevo andare in serie A con il Parma. Eppure ci siamo arrivati, diretti senza soste».

Cosa hai pensato quel giorno in panchina?

«Forse ci speravo. Ci speravano anche i tifosi. Era il mio sogno. Mi brucia ancora, ma fa parte del destino. Ma non volevo che fosse regalato, volevo meritarmi quella chance. Di Parma non potrò mai dimenticarmi dei tifosi. Mi sentivo uno di loro, giocavo come se il Parma fosse la mia squadra. Giocavo con il cuore, volevo solo che il Parma vincesse. Non pensavo a me, non pensavo ai gol. Avessi fatto qualche gol in più...».

Seguirai il Parma?

«Certo. Lo guardo io e lo guarda la mia famiglia. Fa parte della mia vita. Mi è dispiaciuto solo che quest'anno non mi hanno fatto fare la preparazione. Cioè l'ho fatta da solo negli ultimi giorni. Pensavo di aver fatto la storia del club e questo un po' mi ha fatto male. E ora sono un po' in ritardo. Ma il Parma è sempre nel mio cuore».

 

SANDRO PIOVANI Era stato uno dei primi acquisti della rinascita. Annunciato come un vero big. E in fondo il suo rendimento, dalla serie D alla B è stato importante. Quasi da record. Yves Baraye, per tanti motivi, è stato uno dei grandi idoli della...

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