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Denuncia

«Noi, ostaggi del vicino infermo di mente»

13 ottobre 2020, 05:05

«Noi, ostaggi del vicino infermo di mente»

ROBERTO LONGONI

 

Sul citofono compare ancora il nome della compagna. La corrente è stata tagliata e il campanello è muto, ma anche se suonasse, lei non risponderebbe: ha fatto le valigie anni fa, portando con sé la figlia avuta dall'uomo che stava abbandonando. Forse tutto ha cominciato a precipitare allora. O forse lei è stata obbligata a sparire, impotente di fronte al disastro, per evitare di finire a sua volta sotto le macerie di una vita che andava in pezzi. Quel nome hanno l'aspetto di una ferita. Lei se n'è andata, lui è rimasto. Contro tutto e tutti. E anche quando è stato costretto dalla legge ad allontanarsi, è tornato.

Solo i cancelli di via Burla lo hanno tenuto alla larga dalla quadrifamiliare di Lesignano Bagni: dietro le sbarre, lui - cinquantenne parmigiano - è finito in giugno, arrestato dai carabinieri di Parma Oltretorrente dopo che i domiciliari nella casa dei genitori avevano avuto l'effetto di un invito a uscire. Sei volte era stato denunciato per evasione. A niente era valsa la misura così come il divieto di dimora a Lesignano.

Non appena gli era possibile, lui tornava proprio dove non doveva, ad abitare con i suoi fantasmi, a riempire di grida i giorni e le notti, a scagliare oggetti dalle finestre, a smontare sanitari, a lavarsi nudo davanti ai garage. Per queste abitudini ha incassato anni di lamentele. Parole al vento. Anzi, benzina sul fuoco: lui ha reagito con minacce e dispetti. E così dal disturbo della quiete pubblica si è passati alla denuncia per atti persecutori e al processo più volte rinviato per le ripetute revoche del mandato ai legali d'ufficio da parte dell'imputato. Processo che infine non s'ha da fare, perché l'uomo è stato dichiarato incapace di intendere e di volere. È la legge. Libero lui e condannati gli altri condomini a vivere nella paura e nel disagio della sua vicinanza. Con la sensazione, ora, di essere ancora più impotenti, più esposti per quella diagnosi psichiatrica tutt'altro che rassicurante.

La palazzina ha dieci anni. Ma negli ultimi otto ha visto quattro famiglie vendere e fare trasloco, sfrattate dalla disperazione. Solo l'appartamento del cinquantenne, al secondo piano, non ha mai cambiato proprietario. Sotto di lui sta una giovane coppia. Ha comprato nel maggio del 2016, dopo aver scoperto di avere in arrivo il primo figlio. «Fino al Natale 2017 - racconta il marito, un professionista spesso chiamato anche a lavorare di notte - non avemmo problemi: l'appartamento sopra il nostro sembrava vuoto».

Il ritorno del vicino si annunciò durante le feste, con grida e musica a tutto volume alle 4 di notte. Presto cominciarono le notti in bianco. «E a nulla serviva cercare di instaurare un rapporto con lui: si ottenevano solo risposte sempre più aggressive». Così, l'inquilino del piano di sotto chiese aiuto ai carabinieri. «Li avrò chiamati una cinquantina di volte nel 2018. Sono sempre stati solerti e disponibili: non li ringrazierò mai abbastanza». Nonostante l'impegno dei militari, il cinquantenne proseguì con le proprie abitudini. «Un giorno entrai da lui per chiedere la sua parte per la bolletta della luce condominiale e notai pile di mattoni. Inoltre, vidi che water e lavandini erano stati smantellati. Capii a che cosa erano dovuti i rumori della notte». Nell'estate del 2018 la coppia sporse la prima denuncia, per disturbo della quiete pubblica, citando i vicini come testimoni. «Cominciammo a trovare bottiglie piene di urina o scatole con escrementi davanti alla porta». Era dicembre, quando scattò la seconda denuncia. Dopo un'altra notte in bianco e un incontro ravvicinato con il vicino «armato» del manubrio di una bicicletta, il professionista si rivolse ai carabinieri: questa volta si procedette per atti persecutori.

Nel giugno seguente, il cinquantenne fu raggiunto dal divieto di dimoraa Lesignano. A quanto si sa, lo rispettò per i primi mesi, per poi infrangerlo (sempre in modo tutt'altro che silenzioso) verso fine anno. Tornò a casa fino a quando, a inizio gennaio 2020 non trovò i carabinieri ad aspettarlo. Scattarono gli arresti domiciliari, con le evasioni compulsive nei mesi seguenti. Poi, il processo, finito come si è detto. L'altro giorno, l'inquilino del piano di sotto si è trovato a tu per tu con l'ingombrante vicino. Una sorpresa tutt'altro che gradita. I due hanno fatto finta di non vedersi, ma il professionista non ha potuto ignorare le taniche piene d'acqua lasciate nelle scale dall'altro. L'annuncio del ritorno alla «normalità». Il professionista ha varcato la soglia di casa con un nodo alla gola. «Ho paura per me, per mia moglie, per il nostro bimbo di tre anni - mormora -. Ho il diritto di lavorare, tra l'altro per la comunità, senza dover avere costantemente il pensiero che possa accadere qualcosa di irreparabile e tragico». Sarebbe una pena troppo pesante, per chi è colpevole solo di aver comprato casa senza chiedere il certificato medico dell'inquilino del piano di sopra.

 

 

ROBERTO LONGONI Sul citofono compare ancora il nome della compagna. La corrente è stata tagliata e il campanello è muto, ma anche se suonasse, lei non risponderebbe: ha fatto le valigie anni fa, portando con sé la figlia avuta dall'uomo che...

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