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INTERVISTA

Maria Paola Chiesi e Kilometro Verde Parma

13 ottobre 2020, 05:04

Maria Paola Chiesi e Kilometro Verde Parma

Alberi e arbusti di tante specie e dimensioni: in una parola, bosco. Urbano o extraurbano, in pianura o in collina non importa, purché sia bosco. Perché così, mettendo a dimora più piante possibile, potremo dare il nostro contributo al benessere del pianeta. Creare boschi permanenti ovunque ci sia terreno libero e inutilizzato è l'obiettivo del consorzio KilometroVerdeParma, un’organizzazione senza scopo di lucro che si occupa della definizione, attuazione, gestione, sviluppo e promozione di un progetto di riforestazione del territorio parmense per combattere inquinamento e surriscaldamento globale. Tutto, secondo linee guida precise, messe a punto da un team di esperti, studiate nei minimi dettagli. Un progetto rivolto a tutti coloro che hanno a cuore le sorti del pianeta. «Un progetto di lunga portata, concreto, tangibile, finalizzato alla creazione di infrastrutture verdi a beneficio della città e della provincia, rivolto a tutti: imprese, enti, scuole e cittadini» spiega Maria Paola Chiesi, presidente del consorzio.

 

Un progetto nato cinque anni fa che col tempo si è modificato e ampliato.

 

«Dall'idea iniziale di riqualificare il fronte autostradale della A1 lungo il tratto parmense siamo passati all'idea di andare oltre gettando le basi del grande progetto di riforestazione che è oggi».

 

Qual è lo scopo?

 

«Viviamo in una delle regioni più inquinate d'Italia e d'Europa, stiamo vedendo gli effetti della crisi climatica in corso, volevamo fare qualcosa che avesse una forte valenza ambientale».

 

Ecco il perché del consorzio.

 

«Il 6 maggio abbiamo dato vita ufficialmente al consorzio KilometroVerdeParma, consorzio forestale e impresa sociale, allo scopo di rappresentare il punto d'incontro tra chi ha disponibilità di terreni e ha voglia di popolare quei terreni di alberi, chi ha le risorse disponibili e chi ha competenze o tempo da mettere a disposizione».

 

A chi vi rivolgete in particolare?

 

«A tutti. E con tutti intendo proprio tutti, Comuni, imprese, privati, agricoltori, cittadini, scuole. Ognuno di noi può dare qualcosa. Non si tratta di un progetto rivolto a qualcuno in particolare, ma alla cittadinanza».

 

Quanti sono ad ora i soci?

 

«Ci sono tre aziende in veste di soci fondatori, Davines e Chiesi Farmaceutici a Parma (che hanno già popolato di alberi i tratti lungo la A1 di pertinenza delle loro aziende, ndr) e Laterlite, a Rubbiano, (che farà lo stesso in prossimità dello stabilimento affacciato sulla A15, ndr). Il gruppo però sta già crescendo con l'ingresso della Dallara, della Opem, dell'associazione "Parma, io ci sto!", della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, di Giorgio Tesi Group, dell'Ente Parchi del Ducato, di Legambiente Parma, che dimostra proprio come il consorzio intenda rappresentare tutta la cittadinanza e raccogliere tutte le istanze sociali, Gruppo Iren, l'Ordine degli Architetti della Provincia di Parma. Oltre a questi attori, voglio ricordare anche l’azienda Mutti, che ha dato un importante contributo nelle fasi di definizione del progetto».

 

Oltre a far crescere la squadra, qual è l'obiettivo che vi ponete a breve scadenza?

 

«Abbiamo l’ambizioso obiettivo di mettere a dimora 20mila piante su tutto il territorio tra novembre e febbraio, con l'intento di ripetere ogni anno con quantitativi di piante anche superiori».

 

Potete già disporre di risorse e terreni sufficienti?

 

«Unendo quello che i consorziati hanno messo a disposizione finora direi che possiamo arrivare a mettere a dimora 15.000 piante. Siamo alla ricerca di altri spazi e di altre energie. Confidiamo che il consorzio cresca in tempi rapidi, in fondo è nato da poco. In un certo senso è figlio del lockdown, infatti nei mesi della chiusura abbiamo dedicato molto tempo alla definizione del progetto. Non abbiamo ancora avuto modo, anche a causa delle restrizioni sanitarie, di presentare il progetto alla città. Contiamo di farlo entro fine ottobre con un'iniziativa pubblica».

 

Tra le vostre priorità c'è da un lato l'azione, dall'altra la teoria?

 

«Soprattutto con le scuole abbiamo avviato un lavoro di sensibilizzazione che vedrà gli studenti attori protagonisti il 21 novembre prossimo, in occasione della Giornata mondiale dell'albero. Al momento la collaborazione avviata è con l'Itis Leonardo Da Vinci e con l'Istituto Tecnico Agrario Bocchialini-Galilei. Tali percorsi educativi sono realizzati insieme a Legambiente, Wwf Parma, Arpae, Manifattura urbana, Festival dello Sviluppo Sostenibile Parma e sono accompagnati da attività anche pratiche, non solo teoriche».

 

Quanto è importante la collaborazione con le istituzioni?

 

«Tutto il progetto si basa sul dialogo con le istituzioni e le amministrazioni. È fondamentale il gioco di squadra e il rapporto pubblico-privato. Dialoghiamo con i Comuni, a cominciare dal Comune di Parma, e stiamo collaborando attivamente con la Provincia di Parma. Siamo al fianco della Regione per il progetto dei 4,5 milioni di alberi a disposizione dei cittadini».

 

Quando si pensa al bosco si pensa a un luogo in cui ci si perde. Si possono mettere a disposizione del progetto anche piccoli appezzamenti?

 

«Abbiamo stabilito un minimo di 2mila metri quadrati, quindi l'equivalente di un giardino, per poter richiedere la qualifica di socio del consorzio. Questa misura ci permette di piantare diverse tipologie di alberi o arbusti in modo che possano aiutarsi vicendevolmente a crescere e a diventare forti e resistenti. Daremo tuttavia la possibilità anche ai proprietari di appezzamenti di minore superficie di usufruire dell’assistenza tecnica e partecipare all’iniziativa».

 

Come avete selezionato le varietà da mettere a dimora?

 

«Insieme con il nostro Direttore, il dottore forestale Antonio Mortali, e coinvolgendo esperti del settore, come ad esempio il prof. Francesco Ferrini, docente di arboricoltura dell'Università di Firenze. Grazie a questi contributi abbiamo selezionato piante e arbusti secondo criteri ben precisi: la capacità di sottrazione di anidride carbonica dall'aria, la capacità di sottrazione di polveri sottili, la resistenza e resilienza delle varietà per garantirne una lunga vita, la bassa idroesigenza, ossia il bisogno di acqua, perché stiamo parlando di una risorsa da conservare e tutelare, la bassa allergenicità, perché soprattutto in città le aree verdi che creeremo potrebbero diventare parchi urbani fruibili da tutti».

 

Quali le piante selezionate?

 

«La lista è lunga e comprende soprattutto piante autoctone, come si può capire, per via della loro resistenza. Su come abbinarle, accostarle, curarle stileremo delle linee guida che saranno presto a disposizione di tutti. Vogliamo creare boschi duraturi, da affidare alle prossime generazioni. Spazi verdi che avranno bisogno di cure soltanto nei primi anni di vita».

 

Quali servizi offrirà il consorzio KilometroVerdeParma?

 

«Competenze, progettazione, il manuale di gestione forestale sostenibile, la certificazione Pefc, servizi di archivio e geolocalizzazione».

 

Pensate anche a progetti che riguardino gli spazi interni alla città o al singolo paese?

 

«Non ci occupiamo di decoro urbano, ma ogni progetto pensato per incentivare il verde ci sta a cuore. Il verde, è provato, porta benessere psicofisico alle persone».

 

Gioco di squadra, collaborazione pubblico-privato. Un altro "modello Parma" da esportare?

 

«L'esperienza che stiamo portando avanti, speriamo, sarà utile anche ad altre realtà. Le nostre conoscenze sono a disposizione di tutti. Sono un patrimonio di tutti».

 

Alberi e arbusti di tante specie e dimensioni: in una parola, bosco. Urbano o extraurbano, in pianura o in collina non importa, purché sia bosco. Perché così, mettendo a dimora più piante possibile, potremo dare il nostro contributo al benessere del...

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