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La storia

Alessia, la lettera sulla mascherina e gli haters: «Gli insulti non mi fermano»

14 ottobre 2020, 05:07

Alessia, la lettera sulla mascherina e gli haters: «Gli insulti non mi fermano»

ROBERTO LONGONI

Pochi hanno argomentato, troppi hanno insultato. Tra post, condivisioni e like una piccola epidemia: quanto l'odio sia contagioso sui social lo ha sperimentato a proprie spese anche Alessia, diciassettenne «rea» di avere scritto una lettera per sollecitare il rispetto delle regole antiCovid. Prima fra tutte, quella relato all'uso della mascherina. Pubblicata oltre che sul giornale del liceo Bertolucci, dove lei frequenta la VD, su Corriere della Sera, Repubblica e Gazzetta di Parma, la lettera ha scatenato reazioni che lì per lì hanno lasciato senza parole la ragazza. «Volevo cancellare e lasciar perdere tutto - confessa -. Sapevo che il mio intervento, per quanto educato, poteva essere visto come provocatorio e mi aspettavo potesse non essere apprezzato da tutti. Ma le offese a me e ai giornali no, quelle non le avevo messe in conto».

Metabolizzato lo choc, il ripensamento è stato ripensato. Alessia Naso ha capito che tacendo avrebbe solo fatto il gioco dei «bulli e “leoni da tastiera”. Ne è pieno il mondo e mi spiace constatare quanti di questi popolino i social, nati per condividere e non per offendere». Così, è tornata a parlare: per sé e per quella maggioranza silenziosa con le sue stesse idee.

«Pensavate che qualche commento negativo potesse fermare la mia mano o chiudermi la bocca? - scrive in una nuova lettera intitolata "Il lato oscuro del Web: insulti ed haters" -. Mi dispiace per voi, ma non è così. Al contrario, sono proprio le risposte poco appropriate a farmi capire che nel mondo c’è bisogno di qualcuno che non si fermi alla prima critica e continui a portare avanti il proprio pensiero, sempre senza ledere il rispetto altrui». Opposta non solo nei contenuti, ma anche nella forma rispetto a chi ha la tastiera immersa nel fiele.

«Ciò che ho scritto - prosegue la studentessa - è frutto di ciò che vedo e sento, non c’entra con la corruzione, la fama o il mio orientamento politico. Mi sono solo armata di carta e penna per esprimere la mia opinione, che sicuramente non è comune a tutti (non avrei mai scritto un articolo per dire che l’acqua è bagnata), ma che vuole cercare di far ragionare la gente, semplicemente esprimendo il punto di vista di una diciassettenne qualunque». Una ragazza che ha sentito il «dovere di fare qualcosa anche nel mio piccolo».

Dovere. Ma anche diritto di parola. Tanto grave da farle guadagnare gentilezze quali «ipocondriaca», «incoerente», «portatrice sana di spazzatura». C'è chi le dà dell'«adolescente disinformata», come se fosse scontata la correlazione tra i due termini. E comunque senza che si spieghi il perché di tanta sua presunta ignoranza. Imperdonabile per altri aver citato più volte i nonni. «Quasi volessi suscitare compassione - spiega Alessia -. C'è chi l'ha trovato fuori luogo, ricordando che non tutti hanno più i nonni». Tanti ragazzi li hanno persi nella prima ondata della pandemia: si potrebbe chiedere a loro.

«Invece di nascondervi dietro uno schermo - continua la lettera - vi vorrei dare un consiglio: non limitatevi a scrivere un commento su facebook o un messaggio in direct. Piuttosto, informatevi, e informatemi, armatevi di dati reali ed elaborate per iscritto il vostro pensiero, ponendovi sempre nella posizione di accettare un parere diverso dal vostro. Esprimetevi con parole buone e argomentazioni valide, perché l’insulto o la parolaccia nasce laddove non si conoscono termini sufficienti per difendere il proprio punto di vista».

In parallelo agli insulti (ai quali la studentessa dà sempre meno peso), però, arrivano anche i plausi. Apprezzamenti per le sue idee e per il suo modo d'essere. C'è chi, nella sua lettera ha riconosciuto una ragazza sensibile e attenta, equilibrata e determinata. «È confortante - scrive la madre di un compagno di liceo - sapere che nella scuola di mio figlio possano esserci voci di ragazzi così».

Oltre a quelle sul Web, le condivisioni dal vivo. Non solo la vicinanza dei genitori che le hanno ricordato quanti abbiano tirato dritto alla faccia del socialodio. Preside e professori le hanno espresso solidarietà. E così i compagni di classe. «Mi difendono, senza che io abbia chiesto nulla». Un'amica s'è presa la briga di ribattere con un «complimenti per la capacità argomentativa» a un gentiluomo che aveva scritto: «Naso Alessia, vaff...». A ben pensarci, potrebbe trattarsi di una gentildonna. Nemmeno il sesso si conosce del genio nascosto dietro un falso nome. Ostile alla mascherina antiCovid, si è guardato bene dallo smascherarsi.

 

ROBERTO LONGONI Pochi hanno argomentato, troppi hanno insultato. Tra post, condivisioni e like una piccola epidemia: quanto l'odio sia contagioso sui social lo ha sperimentato a proprie spese anche Alessia, diciassettenne «rea» di avere scritto una...

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