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Coronavirus

I gestori dei locali: «Con le nuove regole rischiamo di fallire»

14 ottobre 2020, 05:08

I gestori dei locali: «Con le nuove regole rischiamo di fallire»

PIERLUIGI DALLAPINA

 

Tutti a casa presto, anche nel weekend. L'impennata dei contagi scatena la paura ed ecco che il Governo corre ai ripari con una nuova stretta sulla movida. Il Dpcm appena approvato è drastico: locali chiusi a mezzanotte e vietato fermarsi fuori da bar e ristoranti per bere e stare in compagnia. Quest'ultimo divieto scatterà alle 21 e, per essere precisi, nel testo del decreto si legge «divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze» dei locali, siano questi ristoranti, bar, pub, gelaterie o pasticcerie.

«Sarà un disastro. A questo punto cosa apro a fare? Sarò costretto a impormi un auto lockdown», commenta Domenico «Mimmo» Albano del Piano A in piazzale San Lorenzo, uno dei locali nell'occhio del ciclone per la movida fino a tarda ora, anche se il titolare non ci sta a fare da capro espiatorio. «Ai gestori dei locali si chiede di mandare via la gente all'esterno, ma che autorità ho nei confronti di chi sta in mezzo alla strada o sul marciapiede di fronte? In passato mi sono preso pure delle sberle perché ho cercato di smammare degli ubriachi. Così non va. Se si vuole più ordine pubblico basterebbe far passare un'auto della polizia locale. Per la clientela di piazzale San Lorenzo un lampeggiante funziona già da deterrente. Questo non è il Bronx».

Uno che a causa degli assembramenti nei pressi del suo locale è stato costretto a chiudere per cinque giorni e a pagare una multa salata è Emilio Mazzuoli del Peter Pan, in via Farini. «Ho trascorso gli ultimi giorni a fare la guardia, mandando via la gente che si fermava davanti al locale. Il mio modo di lavorare è cambiato, andiamo avanti solo con le prenotazioni». Ma se da un lato il divieto di assembramento lo trova d'accordo («se è vietato stare in strada a noi semplificano la vita»), dall'altro resta senza parole di fronte ai nuovi orari di chiusura. «La gente da me inizia ad arrivare tra le 22.30 e le 23. Se devo chiudere a mezzanotte perdo il 70 per cento del lavoro. Mi auguro solo che i clienti inizino ad arrivare prima. Comunque, la speranza è che si esca il prima possibile da questa pandemia. Noi faremo la nostra parte».

Chi invece non ha problemi di assembramento, ma al pari dei colleghi resta tramortito dall'obbligo di chiusura a mezzanotte, è Luca Tesser del J.Roger, uno speakeasy, cioè un cocktail bar che si rifà alle atmosfere clandestine dei locali proibiti durante il proibizionismo. «Chiudere a mezzanotte è come dire fallite tutti – sostiene il titolare del locale in via Degli Ospizi Civili -. Io apro alle 21.30 e chiudo alle 2.30. Nel mio locale entri solo se c'è il posto a sedere, non faccio servizio in piedi. All'ingresso faccio selezione e fuori con il bicchiere non ci puoi andare. Quindi, perché dovrei chiudere alle 24? È assurdo, non è che a mezzanotte escono i mostri. Da me viene gente che vuole godersi un cocktail di qualità. Ho selezioni di whisky anche da 40 euro al bicchiere. Qui non vengono di certo i ragazzini che bevono benzina».

Ed ecco che dal Covid si torna al problema della sicurezza, un tema sempre caldissimo quando si parla di movida. «Non possono continuare a puntare il dito contro i gestori dei locali. Se non vogliono gli assembramenti devono aumentare i controlli delle forze dell'ordine», afferma Mattia Schiaretti del Choice, in borgo della Cavallerizza, un altro che non riesce a comprendere il perché dello stop a mezzanotte per tutti. «Abbiamo speso soldi per mettere in sicurezza il locale contro il rischio contagio. Che senso ha obbligarci a chiudere alle 24 quando dentro al bar è tutto in regola? È una decisione assurda».

Ma a lamentarsi non sono soltanto i locali che piacciono al popolo della notte. Anche chi guadagna con caffè e pranzi se la passa male. E rischia di passarsela peggio ora che il governo è tornato a fare pressioni sulle aziende affinché incentivino il telelavoro. «Lo smart working mi penalizza tantissimo. Rispetto a prima, ho perso circa il 40% dei clienti a cui portavo da mangiare e che venivano a fare la pausa caffè durante la mattinata», ammette Massimo Delle Donne dello Stralvè, in via Emilia Est. Il suo non è un caso isolato. «Un paio di colleghi più giovani, nei giorni scorsi, mi hanno detto “Massimo, noi vendiamo e proviamo a fare dell'altro”. Li capisco». Viste come stanno andando le cose, per chi decide di mollare il vero problema è riuscire a trovare qualcuno a cui vendere.

 

PIERLUIGI DALLAPINA Tutti a casa presto, anche nel weekend. L'impennata dei contagi scatena la paura ed ecco che il Governo corre ai ripari con una nuova stretta sulla movida. Il Dpcm appena approvato è drastico: locali chiusi a mezzanotte e vietato...

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