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Il colonnello Toscani

«I carabinieri nelle nostre strade? Sentinelle di legalità»

15 ottobre 2020, 05:05

«I carabinieri nelle nostre strade? Sentinelle di legalità»

LUCA PELAGATTI

 

Riflettere sul proprio passato, ricordare l'entusiasmo delle origini ma, nello stesso tempo, guardare avanti. Pensare in grande ma sempre con la consapevolezza che ogni piccolo gesto, ogni minima azione conta. Soprattutto quando indossi una divisa.

Raccontare una chiacchierata con il colonnello Pasqualino Toscani, il nuovo comandante provinciale dei carabinieri di Parma, significa partire proprio dai due volti di questa sfida che ricorre nelle sue parole: bilanciare quello che l'Arma è sempre stata. E nello stesso tempo immaginare ciò che dovrà essere nel nostro mondo che cambia.

«La prima cosa da fare è proiettare la nostra presenza verso l'esterno, farci percepire dalla gente che deve sentire che siamo al loro servizio», scandisce con convinzione questo ufficiale, 47 anni, sposato e padre di tre figli, che nella carriera, prima di arrivare alle sale del Palazzo Ducale, ha lavorato in zone d'Italia dove la criminalità si sente padrona. E che quindi sa quanto sia indispensabile che lo Stato ribadisca la propria presenza.

«Ma questo vale ovunque, anche in una provincia come quella di Parma che può apparire tranquilla, sicura. Ecco, l'essenza più vera e profonda di essere carabiniere si esprime proprio nei piccoli centri, in quei luoghi che possono apparire lontani, dimenticati: è li che noi dobbiamo fare sentire ai cittadini che ci siamo, che siamo al loro fianco. Che possiamo aiutarli».

Un aiuto concreto, come è stato, ad esempio, tangibile e quotidiano nei giorni più scuri del lockdown, quando i carabinieri delle stazioni della nostra provincia si sono sdoppiati diventando, in qualche modo, anche assistenti sociali, autisti e confidenti, ma che vale anche nelle strade della città. Dove Toscani vorrebbe sempre di più vedere le divise. «Ma non per finalità semplicemente repressive, sia chiaro. Piuttosto per essere sentinelle di legalità, per esprimere la presenza dello Stato».

Ed ecco allora la volontà di aprire le caserme, di spalancare porte che, lo ripete Toscani, «non devono fermare lo sguardo».

«La cancellazione del muro che separava il palazzo Ducale da viale Piacenza è un simbolo evidente di questo rapporto da potenziare. Ecco perché fare altrettanto all'interno del parco: il portone deve essere aperto, chi passa deve vederci, comprendere che stiamo lavorando».

E non conta che siano gli specialisti del Ris o i militari sempre pronti a partire del Radiomobile: quello che vale è che abbiano la stessa divisa addosso e la stessa passione dentro. «Ovvero quelli che sono da sempre i punti forti della nostra Arma». Un corpo che nella nostra provincia conta su oltre 450 uomini sparsi su una rete di stazioni che arrivano sino al più piccolo comune e che Toscani auspica siano sempre più vicine alla gente. «Perché spesso la popolazione non ci chiede azioni clamorose ma una prossimità, un ascolto attento».

Ed è qui la sfida di cui si parlava all'inizio. Per i carabinieri di Parma. Ma non solo. «Io sono arrivato da poco tempo e sto cercando di capire, di orientarmi. Ho subito percepito che questa è una provincia che esprime valori forti: e basta pensare alla grande rete del volontariato per comprenderlo. Il mio impegno sarà quello di migliorare l'integrazione con le istituzioni e la collaborazione con tutti gli interlocutori. Da soli non si può andare lontano ma insieme si possono ottenere risultati importanti. Sempre ricordando che il tempio dello Stato sono le caserme dei carabinieri. Templi aperti per la collettività».

LUCA PELAGATTI Riflettere sul proprio passato, ricordare l'entusiasmo delle origini ma, nello stesso tempo, guardare avanti. Pensare in grande ma sempre con la consapevolezza che ogni piccolo gesto, ogni minima azione conta. Soprattutto quando...

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