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ANZIANI

Case protette, nuovo lockdown: visite vietate ai parenti

15 ottobre 2020, 05:08

Case protette, nuovo lockdown: visite vietate ai parenti

PIERLUIGI DALLAPINA

A causa dei loro anni, e soprattutto dei malanni, sono i più a rischio. Se il coronavirus dovesse riuscire a entrare nelle loro stanze potrebbe succedere l'irreparabile e per questo chi ha la responsabilità di gestire le residenze per anziani ha scelto la linea dura: stop alle visite dei parenti. Da quando? Da subito, cioè da oggi, anche se le prime restrizioni sono iniziate appena pubblicato l'ultimo Dpcm. Le uniche eccezioni a questo secondo e sofferto lockdown riguarderanno i malati terminali e chi è affetto da grave disagio psichico. Per tutti gli altri tornano le videochiamate grazie ai tablet messi a disposizione dai vari gestori.

Asp «Ad Personam», Auroradomus e Proges sono le realtà interpellate che hanno confermato la necessità di dichiarare off limits le proprie residenze per anziani. Ma come confermano tutti e tre, non si è trattata di una decisione presa a cuor leggero, perché nessuna videochiamata potrà mai sostituire l'abbraccio di un familiare o di un amico.

«La nostra priorità è proteggere le persone, quindi siamo costretti a richiudere le nostre strutture. Non possiamo permetterci di far entrate il Covid nelle stanze dei nostri ospiti», commenta Gianluca Borghi, amministratore unico di «Ad Personam», al termine di un paio di giornate trascorse a valutare come organizzare questo nuovo e indesiderato lockdown. Il primo era terminato il 15 giugno, con la riapertura alle visite. «Scattano le chiusure, ma con giudizio, perché garantiremo un contatto affettivo ai malati terminali e a chi è in situazioni di disagio psichico».

Gli altri pazienti delle case protette dovranno accontentarsi delle videochiamate. «Faremo di tutto affinché gli anziani non soffrano per la mancanza di relazioni», promette Borghi, ricordando che la stragrande maggioranza dei familiari dei pazienti di «Ad Personam» ha uno smartphone con cui poter mantenere un contatto visivo. Per loro basta infatti avere WhatsApp, mentre le strutture metteranno a disposizione degli anziani dei tablet gestiti dagli operatori. «Tutti coloro che vorranno parlare con i loro parenti potranno farlo, noi abbiamo la tecnologia per renderlo possibile».

Ogni 15 o 20 giorni Asp organizzerà delle call conference, cioè delle chiamate di gruppo, con i parenti di ogni struttura, per tenerli informati non tanto delle condizioni di ogni singolo paziente, ma delle attività che sta svolgendo la struttura che accudisce il loro familiare. «Questa modalità di dialogo, in passato, è stata molto apprezzata», assicura Borghi.

Anche Proges conferma la chiusura delle proprie residenze anziani (che tra la città e la provincia ospitano circa 650 persone) e la riattivazione delle videochiamate.

Il secondo lockdown non risparmia nemmeno le residenze per anziani di Auroradomus. «Adottiamo questa decisione con rammarico, perché i nostri ospiti e le loro famiglie sono costrette a vivere nuovamente in una situazione di reciproco isolamento. Le strutture per anziani, al contrario, nascono come ambiti di socializzazione e non di isolamento», spiega Fabiano Macchidani, responsabile qualità e comunicazione di Auroradomus.

Fino a quando durerà questo divieto di visita? Per ora nessun gestore si sbilancia. «Fino a nuovo ordine» è la risposta di tutti e tre. Nel Dpcm del 13 ottobre, a pagina 8, si parla solo di chiusure e non di quando sarà possibile riaprire: «l'accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (RSA), hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è limitata ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione».

E mentre le case protette fanno scattare la seconda clausura, c'è già chi ipotizza un nuovo lockdown a Natale. Buone feste, solitarie.

PIERLUIGI DALLAPINA A causa dei loro anni, e soprattutto dei malanni, sono i più a rischio. Se il coronavirus dovesse riuscire a entrare nelle loro stanze potrebbe succedere l'irreparabile e per questo chi ha la responsabilità di gestire le...

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