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Trigesimo

Bertini, affilatore e gentiluomo

17 ottobre 2020, 05:03

Bertini, affilatore e gentiluomo

KATIA GOLINI

Se n'è andato da un mese, a 88 anni, ma è come se fosse ancora qui. Nel quartiere lo ricordano tutti: ha lasciato un segno indelebile Romolo Bertini. Uomo onesto e generoso, si raccontano molti aneddoti su di lui, uniti da un unico filo: la sua proverbiale cordialità discreta, la disponibilità. Una parola buona sempre pronta. Un sorriso per tutti.

Protagonista di storie che in più occasioni sono finite sui giornali - come l'avventura da ragazzino quando, con il gemello Remo, liberò centinaia di prigionieri rinchiusi in San Giovanni dai tedeschi nel '43 -, ha vissuto sempre nel quartiere Saffi. Nella cantina di casa in borgo Retto, con l'inseparabile Remo, continua l’attività che il padre Everardo aveva iniziato nel 1918: un laboratorio di affilatura di lame e coltelli. Abilità e gentilezza, doti riconosciute dai clienti fin dal principio, portano l'attività a crescere in fretta. Quando arrivano clienti dalla campagna, per non farli ritornare in città, vengono prontamente serviti. Da qui il soprannome «La Celere».

Romolo e Remo - figli di un’epoca in cui la parola e una stretta di mano valevano più di una firma - riescono ad aprire negli anni sessanta una bottega più grande, sempre in borgo Retto, bottega che diventa subito punto di riferimento e ritrovo. In seguito lo spostamento definitivo all'11 di via Dalmazia, dove si trova ancora adesso. Tutto casa e bottega, Romolo è sempre lì, anche per fare due parole con gli amici. Non vuole però essere definito arrotino, «preferisco affilatore - ripete -. Nel corso degli anni ho affilato ogni tipo di lama, e grazie alle caratteristiche variegate del nostro servizio sono ancora sul mercato».

«Ha dedicato la vita al lavoro e alla famiglia - racconta Marco, che ancora oggi manda avanti la storica bottega di affilatura e coltelleria gestita con il cugino Paolo, figlio di Remo, in pensione da inizio anno -. Era un uomo buono, sempre pronto a dare una mano a chi aveva bisogno. Andare in bottega per lui era come andare al bar, soprattutto finché ha vissuto il fratello Remo, morto nel 1994. Si potrebbero raccontare molti episodi della sua vita. Sicuramente chi lo ha conosciuto ne conserva tanti nel cuore. Citando la canzone di Enrico Nascimbeni: oggi mio padre è un aquilone».

I Bersaglieri e il Cai Mariotti, due delle sue passioni. Aveva una venerazione anche per San Giovanni Bosco (per la vicinanza ai Salesiani di San Benedetto e per essere nato proprio il 31 gennaio, festa di Don Bosco) e Papa Giovanni XXIII. Ammirava i garibaldini, perché il bisnonno Giovanni aveva combattuto come volontario a fianco di Garibaldi, nella battaglia di Bezzecca. Alla sua morte, fu trasportato dall’abitazione di via Pietro Giordani, su un affusto di cannone. Altro personaggio che sentiva vicino era Fausto Coppi. Nel 1953 lo seguì a Lugano quando vinse il mondiale di ciclismo.

Il suo più grande amore è stata la moglie Albina, conosciuta durante un giro in Vespa a Santa Lucia di Medesano. Inseparabili. Tre anni di fidanzamento e sessantadue anni di matrimonio. Una vita insieme.

Il giorno del funerale, nella chiesa di San Benedetto, gremita di amici, conoscenti, clienti, l’Associazione nazionale bersaglieri, il coro Cai Mariotti, di cui Romolo e Remo avevano fatto parte per tanti anni, ha intonato canti, per rendergli un omaggio che ha fatto piangere tutti. Indimenticabile la struggente «Signore delle cime».

Romolo non c'è più, ma il suo ricordo continua a vivere nelle strade del quartiere che ha abitato e contribuito a rendere cuore e anima della vera parmigianità.

KATIA GOLINI Se n'è andato da un mese, a 88 anni, ma è come se fosse ancora qui. Nel quartiere lo ricordano tutti: ha lasciato un segno indelebile Romolo Bertini. Uomo onesto e generoso, si raccontano molti aneddoti su di lui, uniti da un unico...

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