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INCHIESTA

Inceneritore, il caso è chiuso: dopo otto anni archiviate tutte le accuse

17 ottobre 2020, 05:07

Inceneritore, il caso è chiuso: dopo otto anni archiviate tutte le accuse

GEORGIA AZZALI

Inceneritore. Una battaglia politica oltre che giudiziaria. Ma fu la magistratura ad accendere i riflettori sull'impianto di Ugozzolo. Fino ad arrivare nel 2012 a chiedere il sequestro di tutta l'area mettendo sotto inchiesta 13 persone, tra amministratori pubblici, manager di Amps (poi diventata Enìa e successivamente Iren), dirigenti comunali e provinciali. Ma se per l'impianto non scattarono mai sigilli, visto che la Cassazione bocciò definitivamente la richiesta della procura nel giugno del 2013, a distanza di oltre otto anni dall'apertura del fascicolo il caso è chiuso. Nelle scorse settimane il gip Sara Micucci, su richiesta del pm Paola Dal Monte, ha archiviato l'intero procedimento perché «tutti i reati si sono estinti per prescrizione».

Diversi le accuse che erano stati contestati, a vario titolo: abuso d'ufficio, nella maggior parte dei casi, ma nella lunga lista delle accuse figuravano anche turbativa d'asta, falsità materiale e ideologica, omissione d'atti d'ufficio, peculato e violazioni del testo unico dell'edilizia. I nomi più altisonanti? Quello di Elvio Ubaldi, sindaco fino al 2007 e morto nel 2014, nel suo ruolo di numero uno di Ato Parma (Ambito territoriale ottimale per la gestione dei rifiuti), di Andrea Allodi, ex presidente di Amps ed Enìa, oltre che dell'ex manager di Enìa e Iren, Andrea Viero. Indagati anche Emanuele Moruzzi, Ivano Savi, Andrea Gargantini, Pietro Gandolfi, Cristiano Annovi, Silvano Attolini, l'ex sindaco di Medesano Roberto Bianchi, Gabriele Alifraco, Stefano Mazzocchi e Silvano Verzelloni.

Una lungo tempo sospeso dall'iscrizione nel registro degli indagati alla chiusura del procedimento, su cui ha però sicuramente pesato anche il passaggio del fascicolo da un pm all'altro: il magistrato che aprì l'indagine, Roberta Licci, si è poi trasferita alla procura di Lecce e il procedimento è stato «ereditato» dall'ex procuratore Gerardo Laguardia e dal pm Paola Dal Monte. Lei che nei mesi scorsi ha deciso di chiedere l'archiviazione rilevando che «dagli atti di indagini non si ravvisano gli estremi dei reati ipotizzati e originariamente iscritti nei confronti degli indagati, soprattutto sotto il profilo dell'elemento soggettivo». Insomma, da parte degli indagati non vi fu in ogni caso né dolo né colpa, secondo la procura, anche se poi quando sono arrivati al gip i reati erano comunque già prescritti.

Ma cosa era finito, in particolare, nel mirino della magistratura? Una serie di atti, a partire dal 2005, che poi avrebbero consentito di ritenere l'inceneritore un'opera pubblica, con tutte le «agevolazioni» che ciò avrebbe comportato. A cominciare dalla concessione edilizia, non necessaria, e dal risparmio - 420mila euro - sugli oneri di urbanizzazione previsti.

Da una parte la questione inceneritore, dall'altra quella relativa ai rifiuti: secondo l'iniziale ipotesi d'accusa, Amps poté godere indebitamente dell'affidamento diretto della gestione e poi dello smaltimento dei rifiuti. Nessuna gara pubblica, dunque.

Ma questa, come le altre accuse, sono cadute. E per il pm che ha chiesto l'archiviazione non erano nemmeno sussistenti.

GEORGIA AZZALI Inceneritore. Una battaglia politica oltre che giudiziaria. Ma fu la magistratura ad accendere i riflettori sull'impianto di Ugozzolo. Fino ad arrivare nel 2012 a chiedere il sequestro di tutta l'area mettendo sotto inchiesta...

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