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LA STORIA DI ENIO E NINETTA

L'amore e la paura nelle lettere al tempo della Grande Guerra

19 ottobre 2020, 05:01

L'amore e la paura nelle lettere al tempo della Grande Guerra

ANTONIO BERTONCINI

Quanti sentimenti contrastanti saranno passati nelle menti dei nostri nonni e bisnonni negli anni della Grande Guerra, in cui i soldati morivano al fronte di pallottole e di stenti, e chi stava a casa rischiava di morire di fame e di mancanza di cure. Eppure c’era posto anche per l’amore. Ne è un bell’esempio la corrispondenza fra Enio e la sua Ninetta, entrambi di Langhirano, che negli anni del servizio militare, della guerra e del primo dopoguerra vissero i momenti più belli del loro amore a distanza, un amore «virtuale», vissuto attraverso le lettere spedite e ricevute dal 1913 al 1925, che Irene Colla (Ninetta), ha gelosamente conservato fino alla morte, nell’ottobre ‘79, regalandoci, attraverso la collaborazione di chi le è stato vicino, una storia d’amore che diventa anche un frammento di vita di uno dei periodi più difficili della nostra storia. E paradossalmente, quando il sogno venne coronato con il matrimonio in Francia, nel 1925, dove erano emigrati per cercare fortuna, il destino ha colpito alle spalle i due sposi, mettendoli davanti alle prove più dure della vita.

Dal carteggio fra Enio Schianchi e Irene Colla è nato «Tempo di guerra, tempo d’amore», un volume che porta la firma degli storici Giuliano Masola e Antonio Tagliavini, con un saggio di Bruno Matroianni, ma che è anche il frutto di un progetto didattico che ha visto protagoniste diverse classi del liceo Albertina Sanvitale, con la regia dell’associazione Montanara laboratorio democratico e il contributo di Festa della Storia e Centro giovani Montanara. Ad Elisabetta Cobianchi, amica di Irene negli ultimi anni, va il merito di aver riportato alla luce questa preziosa ed emblematica testimonianza di vita.

Irene è una giovane sarta, Enio, classe 1893, già impiegato all’Acquedotto Pugliese, non è un eroe di guerra, è semplicemente un militare addetto alla manutenzione degli automezzi, che fa il suo dovere prevalentemente a Piacenza, lontano dal fronte. Dalle lettere (entrambi hanno fatto almeno la terza elementare, e all’epoca non era poca cosa) traspare lo struggente rammarico per la distanza, insieme ad un sentimento delicato ma nel contempo prorompente, quasi nascosto nella condivisione di attimi di vita quotidiana. Nelle missive di Ninetta troviamo «il desiato bacio» a suggellare l’amore che resisterà a tutte le «intemperie» di quei 12 anni di lontananza, la rievocazione dei fugaci incontri davanti al padre, il signor Colla, a distanza e dandosi del «lei», ma anche il tarlo della gelosia verso le «militari in gonnella, seducenti vedovelle già abituate alla compagnia». Ma Enio la rassicura: «Tu sola sei la felicità mia».

Nelle lettere - che Enio scrive al risveglio in caserma, e Irene alla sera sul tavolo della macchina da cucire - c’è tanto della vita di quegli anni: la fatica di tirare avanti, la malattia, la morte di persone care, i tradimenti al fronte e a casa, e soprattutto l’ansia degli anni trascorsi nell’attesa e la paura della malattia. Il mal di gola di Ninetta preoccupa Enio, che invece, da militare, si prende la spagnola e finisce in ospedale, guarisce, e ringrazia la famiglia che lo ha curato, in particolare una giovane di nome Malvina, che fa scattare di nuovo la gelosia di Ninetta. Ma anche questa volta Enio risponde con parole d’amore: «Sii pure tranquilla Ninetta mia, che nel cuore del tuo Enio non vi alberga nessun’altra all’infuori di Te».

Nel carteggio – miracolosamente arrivato a buon fine in mezzo ai 4 miliardi di lettere spedite durante la Grande Guerra - trovano spazio anche riflessioni sulla fede persa di Ninetta, sul caro viveri («Ai droghieri va sempre bene…»), sulle ingiustizie subite, sulle preoccupazioni per il futuro e sulle porte che si chiudono alla ricerca del lavoro da parte di lui. «Hai ragione Enio – scrive Irene – se contro i turlupinatori scagli il tuo odio, la tua rampogna», ma poi lo invita alla moderazione. Così arriva il tempo del ricongiungimento, l’emigrazione in Francia per guadagnarsi da vivere, il matrimonio celebrato in Normandia nel 1925, dieci anni dopo che il signor Colla aveva dato il suo consenso. Ma in Francia la vita è grama: Enio muore improvvisamente nel 1932, il figlio lo segue tre anni dopo, e nel ‘37 Irene torna a vivere fra Langhirano e Castrignano, con le sue lettere nella scatola a perenne ricordo del tempo d’amore vissuto in tempo di guerra.

 

ANTONIO BERTONCINI Quanti sentimenti contrastanti saranno passati nelle menti dei nostri nonni e bisnonni negli anni della Grande Guerra, in cui i soldati morivano al fronte di pallottole e di stenti, e chi stava a casa rischiava di morire di fame...

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