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L'intervista

Marcello Gazzola, l'ultimo parmigiano crociato, lascia il calcio giocato. «Ho coronato il sogno di tornare al Parma»

22 ottobre 2020, 05:03

Marcello Gazzola, l'ultimo parmigiano crociato, lascia il calcio giocato. «Ho coronato il sogno di tornare al Parma»

SANDRO PIOVANI

 

Il cerchio si chiude per Marcello Gazzola, dal Parma al Parma un giro d'Italia nel mondo dell'italica pedata. Ed ora, a 35 anni, il difensore borgotarese ha detto basta. E parlandogli si capisce che non è solo l'età o qualche acciacco fisico. «La decisione di smettere col calcio giocato è maturata giorno dopo giorno, già dalla stagione di Empoli dove mi ero fatto male, poi il lockdown e il dolore che non passava, tra antidolorifici e riposo. Poi un altro stiramento... da lì ho pensato di fare qualcos'altro».

Ovvero l'osservatore per il Parma.

«Sì, con Gianni Munari, Beppe Corti... Avevo rinnovato con il Parma prima di andare a Empoli proprio per rimanere poi nel Parma anche una volta smesso di giocare, in accordo con la società».

Quasi 350 partite da professionista...

«Un bel viaggio. Adesso sto già lavorando e ho la testa occupata. Sono felice di quello che ho fatto ma rivivere la propria carriera dà una certa nostalgia, dalla Samb al Parma. Ma non ho rimpianti, ho preso la decisione in modo sereno».

Dall'under 19 del Parma alla promozione in A con la maglia crociata...

«Se parlo delle tappe più importanti non posso non citare Sassuolo, dove sono rimasto sette anni, dove una piccola squadra di provincia è arrivata sino all'Europa League. Ed ora è una grande. Come carriera forse il periodo migliore. Poi a livello di cuore e passione Parma è su tutto. Era il mio obbiettivo tornarci a giocare e l'ho fatto vincendo la serie B. Per me il coronamento di un sogno. Perché quando giocavo nelle giovanili andavo al Tardini, giocavano Cannavaro, Veron, Thuram, Buffon... E mi chiedevo se un giorno sarei riuscito a giocare al Tardini come loro. E alla fine ci sono tornato, portando a casa dei bei risultati».

Chi ringrazi?

«Tante persone... Roberto Della Pina che mi ha portato a Parma da Borgotaro. Gli allenatori delle Giovanili, Testoni, Cannata, Donati, Rodolfi, Rabitti e Ballardini che poi mi ha portato tra i professionisti. Poi Eusebio Di Francesco che è stato l'allenatore che ho avuto per più tempo e col quale ho un saldo rapporto d'amicizia. Ed anche D'Aversa, perché anche con lui abbiamo raggiunto risultati importanti che ci porteremo dentro per sempre».

Sei l'ultimo parmigiano in serie A con la maglia crociata, ad oggi...

«Eh... Quando sono arrivato a Parma da Sassuolo sentivo questo senso di appartenenza, al di là di tornare a frequentare certi posti. Un senso di appartenenza che cercavo di trasformare in campo in energia positiva. Una cosa che auguro a tutti, poter giocare nella squadra del cuore, nella squadra della tua città».

Basta essere giudicato, adesso tocca a te giudicare...

«Cambia la prospettiva, cambia il punto di vista. Ho già iniziato, ho già visto delle partite. Ma per uno che ha giocato a calcio per tanto tempo non è poi così difficile giudicare i calciatori. Però in questo mestiere ho ancora molto da imparare e non vedo l'ora di farlo. Ora devi guardare tutti i giocatori, vedere chi ti colpisce poi se ne parla con i colleghi. Si vedono tante partite e giorno dopo giorno impari sempre qualcosa di nuovo».

Poi il Gazzola privato, da Borgotaro a Borgotaro: sei tornato a vivere nella tua terra, con la tua famiglia, hai ritrovato genitori e amici.

«Sì, mi sono trasferito con mia moglie e i miei figli quando sono tornato a giocare a Parma. Viviamo lì, nella collina sopra i miei genitori. E anche loro credo siano stati orgogliosi di me nel vedermi con la maglia del Parma e contenti del nostro ritorno a Borgotaro. Mia madre mi accompagnava in treno agli allenamenti da Borgotaro a Parma, in Cittadella; mio padre in auto ma solo quando poteva».

Come vivi la tua terra, quella montagna che sta iniziando a rivivere?

«La mia terra l'ho vissuta sempre in maniera serena. Il nostro è un paese piccolo, dove ci si conosce tutti. Per me Borgotaro è casa mia, il posto più bello del mondo. Mi trovo meglio qua che in una grande città. Qui tutto è semplice, come lo sono io».

La prossima intervista allora la facciamo in dialetto?

«Beh, direi proprio di sì. Anzi, direi ghe mel».

 

 

SANDRO PIOVANI Il cerchio si chiude per Marcello Gazzola, dal Parma al Parma un giro d'Italia nel mondo dell'italica pedata. Ed ora, a 35 anni, il difensore borgotarese ha detto basta. E parlandogli si capisce che non è solo l'età o qualche...

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