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CORONAVIRUS

Ausl e Ospedale: «Pronti per la seconda ondata di contagi»

23 ottobre 2020, 05:08

Ausl e Ospedale: «Pronti per la seconda ondata di contagi»

PIERLUIGI DALLAPINA

A leggere le notizie allarmanti sulla crescita dei contagi e dei morti, sulle terapie intensive che tornano a riempirsi e sul coprifuoco adottato da alcune Regioni, Lombardia e Campania in testa, sembra essere passato un secolo dai mesi spensierati dell'estate. «Siamo già dentro la seconda ondata», confermano in piena sintonia Anna Maria Petrini, commissario straordinario dell'Ausl e Massimo Fabi, direttore dell'azienda ospedaliero universitaria. Ma a differenza di altre parti d'Italia, dove il coronavirus sta già mettendo sotto stress il sistema del tracciamento e gli ospedali, Parma e provincia si dichiarano pronte a reggere l'urto della seconda ondata grazie all'assunzione di medici e infermieri, il raddoppio dei posti letto di terapia intensiva e l'acquisto di macchinari che aumenteranno la velocità di analisi dei tamponi.

In che modo l'ospedale e l'Ausl si sono attrezzate per far fronte alla fase due dell'epidemia?
FABI
Abbiamo deciso di acquisire, a novembre, un altro estrattore ad alta efficienza che affiancherà quello esistente e permetterà di processare 500 tamponi in più al giorno. A inizio epidemia, il laboratorio di igiene dell'Università era in grado di processare un centinaio di tamponi ogni giorno.

PETRINI Al momento siamo in grado di analizzare tra i 1.200 e i 1.500 tamponi al giorno. Oltre al potenziamento del laboratorio di Parma stiamo valutando un potenziamento anche del laboratorio dell'ospedale di Vaio. Ricordo che nel periodo estivo eseguivamo tra i 500 e i 600 tamponi al giorno.

Come è stato possibile passare da 100 a 1.500 tamponi analizzati in un giorno?
FABI
Il laboratorio di igiene si occupava di ricerca, non era pensato per reggere l'impatto con una pandemia di queste proporzioni. L'ospedale ha fatto investimenti notevoli acquistando sette nuovi sistemi di estrazione e spendendo circa 400mila euro. In più, l'organico del laboratorio è stato potenziato con 18 nuovi tecnici. Stiamo anche potenziando il laboratorio di Vaio, che ora processa 50 tamponi al giorno. Può sembrare una cifra bassa, ma in quell'ospedale partivamo da zero, per cui abbiamo dovuto costruire tutta la struttura in grado di occuparsi dei tamponi.

Altro elemento di preoccupazione sono le terapie intensive. L'Italia rischia un secondo lockdown nel caso in cui venissero occupati 2.300 posti letto. Come si è attrezzato l'ospedale?
FABI
Abbiamo più che raddoppiato i posti letto di terapia intensiva che avevamo prima del Covid. A inizio epidemia avevamo 32 posti letto, mentre ora abbiamo altri 36 posti riservati a chi è risultato positivo al virus. Quindi, tra letti di terapia intensiva per i pazienti Covid e posti per le altre emergenze, ora abbiamo un totale di 68 posti letto di terapia intensiva. Al momento abbiamo otto ricoverati nei 14 posti letto del Covid intensive care, inaugurato a giugno alla presenza del ministro della Salute, Roberto Speranza. I soldi che ci sono stati messi a disposizione li abbiamo spesi bene e subito.

E per i pazienti meno gravi come vi siete organizzati?
FABI
Attorno al padiglione Barbieri cerchiamo di organizzare l'autosufficienza della provincia, per cercare di mantenere Covid free gli ospedali di Fidenza e Borgotaro, oltre agli altri reparti dell'ospedale di Parma. Al Barbieri abbiamo 180 letti e 73 ricoverati, ma in caso di necessità possiamo contare su 54 letti del Padiglione 26, l'ex Clinica medica, su 50 letti del Padiglione 22, l'ex Nefrologia, e altri 27 letti della vecchia Pediatria. In totale, potremmo contare su oltre 300 posti letto per i pazienti Covid.

Avete anche assunto nuovi medici e infermieri?
FABI
Sì, perché dal primo gennaio il personale medico del Maggiore è aumentato di 42 unità, mentre il personale tecnico sanitario e oss di 143 unità.

Durante la prima ondata dell'epidemia l'attività ordinaria dell'ospedale è stata congelata. Succederà lo stesso anche con questa seconda ondata?
FABI
Ora cerchiamo di tenere aperta tutta l'attività in tutti gli ospedali del territorio, mentre nel momento di massima acuzia dell'epidemia a Parma erano attive solo le prestazioni d'urgenza e per le patologie gravi, come la chirurgia oncologica o quella per infarti e ictus. Adesso vogliamo tenere aperti tutti i livelli assistenziali.

PETRINI Nell'area oncologica si lavorerà insieme all'oncologia ospedaliera per poter fare le visite di controllo anche nelle Case della salute.

Che impatto ha avuto il Covid su tutte le altre aree di cura? A che punto siete con il recupero delle visite arretrate?
PETRINI
Il 92% delle prestazioni rimaste in sospeso a causa dell'epidemia è stato preso in carico. Questo significa che le persone o sono state contattate dal servizio oppure che le visite sono state riprenotate. Per quanto riguarda le prestazioni per i malati più gravi non ci sono stati accumuli o ritardi.

FABI Per le patologie meno gravi abbiamo proseguito gli accordi con il privato accreditato per smaltire le liste d'attesa. Comunque, a causa delle misure di prevenzione, la nostra capacità di offrire prestazioni è calata di circa il 50%, nonostante la possibilità di fare le visite anche al sabato mattina.

Come è possibile scongiurare una pandemia come quella vissuta tra marzo e aprile?
FABI
Tutto si gioca sui comportamenti individuali. Ognuno di noi ha il dovere di non trasmettere il virus.

PETRINI La nostra Sanità pubblica ci dice che ora i focolai sono di tipo familiare e sono provocati dalla scarsa attenzione. Per quanto riguarda la scuola, il 60% dei positivi è negli istituti secondari di secondo grado. In questo caso, per ogni positivo vanno rintracciate tra le 18 e le 20 persone, per questo stiamo reclutando nuovo personale per il contact tracing.

Come sta procedendo il processo di unificazione fra Ausl e Azienda ospedaliero universitaria?
FABI
A giugno la conferenza dei sindaci ha detto di proseguire nel percorso di unificazione, che rafforza la collaborazione fra le due aziende sanitarie e la nostra Università. Entro gennaio o febbraio contiamo di consegnare alla conferenza dei sindaci il documento di unificazione e il piano attuativo locale. Epidemia permettendo.

PIERLUIGI DALLAPINA A leggere le notizie allarmanti sulla crescita dei contagi e dei morti, sulle terapie intensive che tornano a riempirsi e sul coprifuoco adottato da alcune Regioni, Lombardia e Campania in testa, sembra essere passato un secolo...

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