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Tribunale

Evase dai domiciliari per tornare in carcere

di Roberto Longoni -

23 ottobre 2020, 05:07

Evase dai domiciliari per tornare in carcere

Evadere fu un gioco da ragazzi. In fondo, lui si trovava solo ai domiciliari, rinchiuso sulla parola: gli bastò aprire la porta e tirarsela alle spalle, per poi essere in strada come tutti. Invece, fu farsi rinchiudere in carcere a rivelarsi ben più complicato del previsto. Anzi, una mission impossible, per un 35enne nigeriano che potrebbe essere definito un Papillon al contrario. «Sono evaso dai domiciliari per tornare in cella: apritemi» gridò agli agenti della Penitenziaria di guardia all'ingresso del carcere quel giorno d'estate del 2017. Ma non ci fu niente da fare. Almeno qualcuno si fosse ricordato di lui tra quelli, perché il 35enne era un volto noto: in via Burla aveva trascorso un annetto, dopo l'arresto per spaccio di sostanze stupefacenti. Si era comportato bene, sapeva di aver lasciato un buon ricordo: perché non lo riprendevano?

In realtà, era stato stabilito che un altro anno lo scontasse ai domiciliari, dopo che l'istanza dell'avvocato era stata accolta. Credeva di aver fatto una cosa buona e giusta per il proprio assistito, il legale. Invece, gli aveva solo complicato la vita. E i connazionali amici erano stati suoi complici, assicurando che volentieri lo avrebbero ospitato per il tempo necessario. Poi era accaduto che dopo le prime settimane, uno alla volta, i coinquilini avevano fatto armi e bagagli, andandosene altrove. E alle fine lui era rimasto solo. Costretto a pagarsi vitto e alloggio, quando invece in via Burla tutto era gratis e anzi lui, lavorando, riusciva a guadagnare 300 euro al mese. Che fuori ci fossero moglie e figli piccoli non è dettaglio di poco conto: a lui e ai suoi quei soldi facevano comodo eccome. Così, la decisione di evadere: non per la libertà, ma per la pagnotta assicurata.

Tuttavia, nonostante i «buoni propositi», quell'escursione si concluse con un'altra denuncia: per evasione. Non era abbastanza per consentirgli il rientro in carcere. Il 35enne tornò ai domiciliari e qui scontò il resto della pena. Di lui, poi si sono perse le tracce. Ma non la memoria delle sue gesta. E così ieri in tribunale l'uomo è stato di nuovo sottoposto a processo per il reato di quella camminata tra l'appartamento e il carcere. Il giudice Adriano Zullo ha assolto l'imputato per la tenuità del fatto, accogliendo la tesi dell'avvocato Carlo Amadini che ha sostenuto di essersi trattato solo di un'«innocente evasione». Il pm Lino Vicini aveva chiesto 8 mesi di reclusione. Che beffa se fossero di nuovo stati ai domiciliari.