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CASE DI RIPOSO

Anziani meno soli con videochiamate e «visite protette»

25 ottobre 2020, 05:05

Anziani meno soli con videochiamate e «visite protette»

PIERLUIGI DALLAPINA

Sono i pazienti più fragili. Se il virus riuscisse a entrare nella loro «bolla» potrebbe causare disastri. Allo stesso tempo, gli anziani che vivono nelle case protette sono anche le persone più sole. L'abbraccio di un familiare, la visita di un parente, sono eventi che danno il senso alle loro giornate. In Emilia Romagna sono stati già individuati una ventina di focolai nelle Case residenze per anziani (Cra), con quasi 200 contagiati. L'assessore regionale alla Sanità Raffaele Donini ha definito «un dramma nel dramma» la scelta di chiudere alle visite, in via cautelare. Per questo la Regione sta lavorando a un sistema che permetta di riaprire le porte ai parenti degli anziani, seppure per gradi. Quando arriveranno i primi tamponi rapidi, nei primi dieci giorni di novembre, saranno usati anche nelle residenze per anziani, così da effettuare un controllo in tempo reale su chi sarà ammesso ad entrare nelle strutture.

Ma finora di fronte all'avanzata del virus (a livello nazionale l'allarme cresce di giorno in giorno), i gestori delle diverse strutture sparse sul territorio non hanno avuto dubbi: la difesa della salute viene prima del diritto di visita. E allora, ecco che le porte delle case protette restano sigillate per tenere fuori dalle stanze dei loro pazienti un virus aggressivo, che infetta tutti, ma che semina lutti soprattutto fra le persone più anziane e fragili.

«L'unica deroga alle visite riguarda i malati terminali», ricorda Gianluca Borghi, amministratore unico di Asp Ad Personam, che ha dichiarato off limits tutte le strutture gestite in città e provincia dopo la pubblicazione del Dpcm del 13 ottobre, lasciando aperta la porta solo ai familiari di quei pazienti a cui restano pochi giorni di vita. Anche chi soffre di grave disagio psichico potrà continuare a vedere i propri cari, ma parenti e visitatori non potranno entrare e uscire dalla struttura a piacimento: gli spostamenti andranno concordati.

Il decreto di metà ottobre è chiaro: le visite saranno ridotte «ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione».

Le porte chiuse però non significano isolamento. Il lockdown deciso da «Ad Personam» e da altri gestori di strutture accreditate (AuroraDomus, Coopselios e Proges) sarà reso meno solitario dalla tecnologia. In questi giorni sono già stati tirati fuori dai cassetti i tablet che permetteranno di fare le videochiamate, dato che la stragrande maggioranza dei familiari dei pazienti ha uno smartphone. Per quei pochi che non ce l'hanno resta valida la semplice telefonata.

Proges sta pensando di spingersi oltre: entro la prima settimana di novembre potrebbe partire la sperimentazione delle visite protette, cioè incontri durante i quali i pazienti e i parenti sono separati da schermi di vetro o plexiglas.

Entro i primi dieci giorni di novembre, promette la Regione, potrebbe esserci una tregua. Una nota stampa condivisa dalla vicepresidente Elly Schlein e dall'assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini, annunciava che con l'arrivo dei tamponi rapidi «i parenti potrebbero avere la possibilità di effettuare il tampone direttamente nella struttura e, se l’esito sarà negativo, di vedersi autorizzare dai gestori la possibilità di incontrare i propri cari lì ospitati».

Ma anche se necessario, il nuovo lockdown, non è stato accolto in modo unanime dai familiari dei pazienti. «La chiusura delle strutture non dipende dai gestori, è il Dpcm a renderla obbligatoria - premette Fabiano Macchidani, responsabile qualità e comunicazione di AuroraDomus -. Di fronte a questa decisione ci sono state le reazioni più disparate. Alcuni parenti hanno accettato lo stop alle visite, altri lo hanno considerato ingiusto».

Le videochiamate, al momento, restano l'unico modo per accorciare le distanze e far sentire meno soli questi anziani fragili. Salutarsi al cellulare non sostituisce un abbraccio, ma nei prossimi giorni c'è il rischio che altri pezzi di libertà debbano essere sacrificati per fermare il «mostro».

PIERLUIGI DALLAPINA Sono i pazienti più fragili. Se il virus riuscisse a entrare nella loro «bolla» potrebbe causare disastri. Allo stesso tempo, gli anziani che vivono nelle case protette sono anche le persone più sole. L'abbraccio di un...

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