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MAXI FRODE

Condannati i «maghi» delle false fatture. E via libera alla confisca di 10 milioni

di Georgia Azzali -

29 ottobre 2020, 05:06

Condannati i «maghi» delle false fatture. E via libera alla confisca di 10 milioni

Garantivano super risparmi sulla manodopera da far ingolosire anche le aziende più prestigiose. Veri esperti di false fatturazioni, gli imprenditori Francesco Dei, Giuliano Fanticini e Gabriele Giuffredi, tanto da produrne per oltre 25 milioni di euro tra il 2015 e il 2017, secondo l'accusa. Finiti ai domiciliari poco più di un anno fa e tornati in libertà ormai da diversi mesi, ieri sono stati condannati: 4 anni e 2 mesi per Dei e Fanticini, ai quali sono state concesse le attenuanti generiche, mentre per Giuffredi la pena si è attestata sui 2 anni e 3 mesi. Tutti e tre avevano scelto il rito abbreviato, che ha fatto scattare lo sconto di un terzo. Ma il giudice Alessandro Conti ha poi disposto la confisca di beni e valori per oltre 10 milioni di euro.

Il 16 settembre dello scorso anno Fanticini, originario di Reggio Emilia, e Dei, nato a Foggia, erano stati stati svegliati all'alba dai finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria, mentre Giuffredi, una casa a Traversetolo, era stato bloccato dai carabinieri mentre era in vacanza a Favignana e fatto rientrare a Parma qualche giorno dopo. Associazione a delinquere finalizzata a una serie di reati fiscali: emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta, omessa dichiarazione, occultamento e distruzione di scritture contabili.

Al centro dell'inchiesta Efesto, coordinata dal pm Paola Dal Monte, il Consorzio Mti, una società specializzata in metalmeccanica e fornitura di manodopera (con sede legale dichiarata a Milano ma con l'unità locale a Parma, in via Borsari), su cui si era concentrata l'attenzione della Finanza fin dal 2015. E dalla verifica fiscale, che aveva portato alla luce una miriade di anomalie, si era passati alla fase due: intercettazioni, pedinamenti, perquisizioni, sequestri e testimonianze. Fino a disegnare l'identikit di quel consorzio, con una lunga lista di società satellite, eppure un'immensa finzione, secondo gli inquirenti. I titolari? Meri prestanome. Teste di legno trovate da Fanticini e Dei, ritenuti dall'accusa gli amministratori di fatto del Consorzio. Erano loro a tenere i rapporti con i clienti e ad ottenere in appalto le lavorazioni impiantistiche, oppure a fornire il personale, tramite le società consorziate, che avevano circa 200 dipendenti regolarmente assunti, tra tecnici e operai. E in questo caso il lavoro veniva fatto direttamente nelle aziende-clienti, alle quali il Consorzio poi emetteva le fatture.

Ma la frode prevedeva altri due passaggi decisivi: le società consorziate, anche queste ufficialmente rappresentate da prestanome, ma gestite - secondo la procura - da Fanticini, Dei e Giuffredi, fatturavano il lavoro al Consorzio, che poi era l'unico cliente. E il guadagno? Grazie alle «cartiere»: 24 scatole vuote, società che spesso avevano sede in abitazioni, ristoranti e anche night, ma ciò che contava era azzerare il reddito imponibile e l'Iva dovuta grazie a una marea di fatture fittizie. E il «giochino» avrebbe fruttato tanto. Tantissimo. Perché a fronte di oltre 25 milioni di false fatture, erano stati riscontrati pagamenti per non più di 10 milioni. Non solo. Gli uomini della grande frode sapevano dove far finire il denaro: «... i bonifici effettuati - aveva scritto il gip Mattia Fiorentini nell'ordinanza di custodia cautelare - transitano soltanto sui conti delle cartiere per essere poi: immediatamente dirottati all'estero (Repubblica Ceca, Slovenia, Cina), prelevati in contanti o in assegni, versati su carte prepagate o sui conti personali di vari soggetti (talvolta perfetti sconosciuti) e da lì prelevati in contanti, o, ancora, girocontati sui conti di altre cartiere». Che Fanticini e Dei fossero i «veri» amministratori dell'«intera galassia delle consorziate» di Mti emergerebbe anche da alcune telefonate intercettate. «Giuliano Fanticini - scriveva il gip nell'ordinanza di custodia cautelare - dettava unitamente al Dei le linee programmatiche del consorzio, progettandone il trasferimento della sede operativa o proponendo il rilevamento di altre società e dei loro dipendenti».

Ora il giudice si è preso 30 giorni per il deposito delle motivazioni della sentenza. Poi le difese si prepareranno per l'appello. Mentre per tutti gli altri indagati coinvolti nel caso, per i quali la procura non aveva chiesto il giudizio immediato, si aprirà un altro filone processuale. Oltre trenta, quasi tutte teste di legno che consentivano ai registi della frode di rimanere dietro le quinte.