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Scuola a distanza

I licei si svuotano e gli studenti hanno paura: «Prof, chissà quando ci rivedremo?»

30 ottobre 2020, 05:04

I licei si svuotano e gli studenti hanno paura: «Prof, chissà quando ci rivedremo?»

MARA VAROLI

«Prof, facciamo una foto? Chissà quando ci rivedremo?»: i ragazzi di 5ªB del liceo Ulivi ieri mattina erano a scuola, dalle 9 alle 10, con l'insegnante di Storia e filosofia: «Anche perché spiegare Hegel a distanza non è semplice - risponde la prof Federica Malaspina -. Dalle 10 alle 11, ho fatto lezione in Dad alla 2ªD del quadriennale sulla crisi del Trecento e fortunatamente è una classe che segue molto, con tanta partecipazione».

All'Ulivi la Dad è iniziata mercoledì e in questa settimana le quinte continuano ad andare a scuola: «Sono loro che soffrono di più - continua Malaspina -, basta dire che durante il lockdown mi chiedevano di prendere il caffé online alla domenica. Per ora, ci si turna a gruppi di classi per annualità, così almeno ogni 2-3 settimane ci si incontra in classe ed è importante tornare alla normalità».

NON È FARE SCUOLA

Alle superiori il sentimento è questo: «Purtroppo, siamo tornati alla Dad. I ragazzi non sono contenti e noi insegnanti siamo tristi - confessa Maria Chiara Cavazzoni, docente di Italiano e Storia all'istituto Giordani -. Fare scuola senza i ragazzi non è fare scuola». Ma come è andata la prima mattina con la didattica a distanza? «Già prima utilizzavamo la didattica digitale integrata, per cui avevamo classi in presenza e a distanza, proprio perché troppo numerose - continua Cavazzoni -. Il Giordani ha circa 1.150 studenti con 49 classi nel diurno e sei al serale: abbiamo diviso le classi in quattro gruppi e ogni classe viene a scuola un giorno su quattro, in pratica il 25%, come da decreto. E questo giorno è molto importante per tutti: speriamo che non ce lo tolgano». Al Giordani erano già tutti preparati a questo ritorno «a casa» e ai ragazzi in difficoltà sono stati distribuiti i pc, per cui la prima mattina di Dad è filata liscia. La prof Cavazzoni ha fatto lezione alla 2ª N, indirizzo socio sanitario: «Abbiamo ricapitolato le regole della Dad, poi abbiamo lavorato sulla poesia - spiega la prof -. Per gli studenti la situazione è pesante e faticosa, ma con la possibilità di tornare a scuola ogni quattro giorni la prospettiva è migliore della scorsa primavera. Tutti vogliono tornare in aula, ma capiscono il momento, anche perché ogni mattina avevano molta ansia quando dovevano salire sui bus strapieni: a scuola abbiamo fatto tutto per metterli in sicurezza e loro tenevano la mascherina anche al banco, ma quello dei trasporti era un problema serio».

I LINK PER STUDIARE

Per Maria Saponaro, docente di inglese e coordinatrice dei progetti internazionali e dei Pcto, alternanza scuola lavoro, al liceo Bertolucci la prima campanella è suonata alle 9, nell'aula della prima G con gli studenti in presenza: «Stiamo lavorando sui verbi - spiega la prof Saponaro -. Dalle 10 alle 11, avevo l'ora buca e ho preparato i link per le lezioni in videoconferenza, per poi avere tutto disponibile sul desktop. Link come Menti, che consentono di fare delle domande e raccogliere in una slide le risposte. Con Kahoot ho preparato anche un quiz che si può fare a distanza e che per la letteratura inglese è molto utile: chi risponde per primo ha il punteggio più alto ed è un modo per ripassare. Alle 11 ho avuto una lezione in asincrono: l'insegnante mette su classroom la lezione, che i ragazzi fanno in autonomia ed è molto utile per gli esercizi. Alle 12, lezione in videoconferenza con la 3ª G: abbiamo usato tutti i link prodotti». Al liceo Bertolucci è stato definito un palinsesto e ogni mattina gli studenti hanno tre ore in videoconferenza e le restanti ore in attività in asincrono strutturate dai docenti. «C'è un gran lavoro di preparazione del materiale e di correzione - prosegue la Saponaro - quello che prima facevamo in un'ora, ora lo facciamo in due e forse più. Abbiamo diviso le classi per gruppi, per consentire a tutti di poter venire a rotazione a scuola almeno un giorno alla settimana. Le prime, le seconde e le quinte almeno due giorni: l'orario è in via di definizione. Dispiace che per la scuola abbiamo lavorato tanto, ma - conclude la prof - al tempo stesso vedevo all'esterno situazioni che non andavano bene: autobus super affollati e fermate piene di ragazzi senza mascherina. Certo, nessuno è contento di questa situazione e gli studenti hanno paura di dover stare per tanto tempo a distanza».

LE PAURE

«Sì, è proprio questo il timore - aggiunge Nicoletta Rossi, insegnante di Informatica al Bodoni -, ma come dico io "Armiamoci e partiamo": fortunatamente, i ragazzi sono molto collaborativi». La prof Rossi ha fatto una lezione in presenza con la 3ª Relazioni internazionali e marketing sui siti e a distanza con la 4ª Sistemi informativi aziendali, in cui ha predisposto i materiali di programmazione online: «Le materie vengono alternate - ricorda -. È faticoso concentrarsi per troppe ore davanti al computer. Abbiamo diviso le classi in due turni: una settimana in presenza con le quinte e tre classi con ragazzi disabili e la settimana successiva in presenza le prime classi e una classe con ragazzi disabili. Le classi intermedie sono tutte in Dad. Le difficoltà? A volte i ragazzi hanno problemi di collegamento anche perché magari in casa non sono i soli a usare la rete».

E GINNASTICA?

«L'unica cosa bella? Spesso sono i ragazzi ad aiutare quegli insegnanti non proprio esperti in informatica»: così Giuseppe Vicari, docente di Scienze motorie al liceo Ulivi, che ieri mattina era in collegamento con i 26 alunni della 1ªP. Ma come è possibile fare ginnastica a distanza? «Già alla fine dello scorso anno scolastico con i colleghi abbiamo deciso di adottare un libro di testo, per cui facciamo lezioni sulla respirazione, sul cuore e oggi ad esempio affronteremo il cuore dello sportivo - spiega il prof Vicari -. A ottobre abbiamo svolto tre lezioni in piscina e con il libro abbiamo trattato i vari stili di nuoto: in questo modo, completiamo la parte pratica con la parte teorica. Andiamo in palestra solo con le classi in presenza, ma non pratichiamo sport di contatto: facciamo attività individuali, come le andature di coordinazione oppure quella che io chiamo giocoleria, che riguarda le attività di destrezza eseguite con le palline da tennis. Tuttavia, devo sempre trovare qualcosa per lasciarli liberi di divertirsi, anche per toglierli dalla pressione scolastica. E palla rilanciata piace molto, in più non c'è contatto, perché i ragazzi sono divisi dalla rete. Sicuramente, Scienze motorie in questo momento soffre moltissimo, con la difficoltà a reperire gli spazi: andiamo in via Po, al Palacampus, a Moletolo, nello spazio tra Melloni e Rondani e nella piccola palestra della sede. Ma è sempre più complicato: vedere una classe due ore una volta al mese non favorisce la materia e i contatti. È una situazione in cui occorre spirito di adattamento e flessibilità. Con le prime è più facile, mentre con le quinte, forse perché i ragazzi sono più consapevoli, cerco di concordare l'attività con loro. E domando: "Cosa facciamo oggi? Andiamo in palestra o in Cittadella?"».

 

MARA VAROLI «Prof, facciamo una foto? Chissà quando ci rivedremo?»: i ragazzi di 5ªB del liceo Ulivi ieri mattina erano a scuola, dalle 9 alle 10, con l'insegnante di Storia e filosofia: «Anche perché spiegare Hegel a distanza non è semplice -...

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