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TRAGEDIA

Volontaria morta nello schianto, patteggia l'autista dell'automedica

di Georgia Azzali -

30 ottobre 2020, 05:07

Volontaria morta nello schianto, patteggia l'autista dell'automedica

Il turno di notte prima di sedersi alla sua scrivania. Angela Bozzia l'aveva fatto spesso: le ore rubate al sonno sull'ambulanza e poi la corsa nella segreteria dell'istituto Zappa-Fermi di Borgotaro, dove lavorava da anni. Anche il 30 ottobre di due anni fa avrebbe dovuto presentarsi a scuola dopo il turno da volontaria alla Pubblica Assistenza di Borgotaro, ma è morta su quell'ambulanza che stava correndo verso il Maggiore per salvare una bambina di un anno . Lo schianto contro un tir, all'altezza di Fraore, e quelle lamiere che diventano una trappola mortale per Angela, 54 anni, mentre il medico a bordo dell'ambulanza, oggi 64enne, ferito in modo gravissimo, non si riprenderà mai totalmente. Ma a innescare l'incidente, secondo quanto stabilito dalle perizie, è stato lo scontro tra l'automedica, che precedeva l'ambulanza, con il camion. L'autista del mezzo di soccorso, un volontario storico della Pubblica di Borgotaro-Albareto, è finito sotto processo per omicidio stradale, e ieri ha patteggiato 1 anno davanti al giudice Sara Micucci (pena sospesa). Anche la patente gli è stata «congelata» per 12 mesi, un periodo che comunque ha già finito di «scontare». Per quanto riguarda i danni, invece, non tutte le parti coinvolte sono state risarcite e ci sono ancora battaglie legali in corso.

La battaglia di quella notte d'autunno, invece, era una delle tante contro il tempo che Angela e tutti gli altri operatori affrontavano spesso. Calma e adrenalina, lucidità e tempi rapidi, tutto si deve conciliare in un equilibrio difficilissimo. L'ambulanza e l'automedica erano partiti alle 3 dalla casa della famiglia della bambina, ad Albareto. Una febbre altissima e le convulsioni avevano stremato la piccola, ma il medico era riuscito a stabilizzarla prima che i mezzi si mettessero in strada per arrivare a Parma. Sull'ambulanza, accanto alla bambina, c'era anche la mamma. Ma come accade in questi casi, per fare da battistrada e facilitare anche l'ingresso dell'ambulanza nell'area ospedaliera, si era messa in moto anche l'automedica, con tanto di lampeggianti accesi.

Una corsa per bruciare chilometri e tempo. Ma alle 5,20, a Fraore, vicino all'area di servizio sulla via Emilia, erano bastati pochi istanti per innescare l'inferno: l'automedica finisce contro il tir che sta viaggiando nella direzione opposta precipitando nel fossato a lato della strada e il camion va a sbattere contro la fiancata sinistra dell'ambulanza. Che poi finisce per accartocciarsi contro un muretto a protezione del canale che corre lungo la strada.

L'impatto è devastante: chi sta nella parte posteriore dell'ambulanza è in una trappola senza via d'uscita. È lo stesso autista dell'automedica che, appena riesce ad uscire dal mezzo, si precipita ad aprire il portellone dell'ambulanza. La madre della piccola urla tutta la sua disperazione: ha paura per la figlia, ma è Angela che è in condizioni gravissime. I soccorsi arrivano in una manciata di minuti. Gli operatori tentano a lungo di rianimarla, si attaccano all'ultimo filo di speranza, ma Angela muore ancora prima di arrivare in ospedale.

E sulla dinamica dell'incidente sembrano ormai non esserci dubbi: è l'automedica che improvvisamente vira sulla corsia opposta finendo contro la ruota anteriore sinistra del tir. Che poi si schianta contro l'ambulanza. Ma l'autista dell'automedica, assistito dagli avvocati Giovanni Battista e Ludovico Lisi, non aveva bevuto né era sotto l'effetto di stupefacenti: un maledetto colpo di sonno gli ha spento la luce. E da due anni continua a rivivere quel risveglio improvviso. Drammatico e incancellabile.