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Coronavirus

Danni post lockdown: da Parma una causa alla Cina

31 ottobre 2020, 05:07

Danni post lockdown: da Parma una causa alla Cina

CHIARA POZZATI

 

Si preannuncia uno scontro fra titani. Da un lato due compagnie petrolifere di Parma, dall’altro la Cina. In mezzo due cause da oltre un milione di euro cadauna, per i danni subiti a causa del lockdown.

Altro che legal thriller, «si tratta di una vicenda giurisprudenziale che va trattata come altre - tagliano corto gli avvocati di Konsumer Italia, associazione per la tutela dei risparmiatori, impegnata nella gestione della vicenda - E’ una richiesta di risarcimento consona per la malagestione dell’emergenza, unita alla reticenza nel condividere le informazioni dimostrata dalla Repubblica popolare cinese».

A parlare sono Giovanni Franchi, legale del foro parmigiano nonché presidente di Konsumer Emilia Romagna, Francesca Surano e Paolo Buzzi.

Un pool di esperti per un j’accuse con tanto di calcolatrice alla mano. Ieri hanno preso il largo due atti di citazione, «notificati al Ministero di Grazia e Giustizia che, a sua volta, li inoltrerà alla Cina sulla base del Trattato bilaterale del 1991 per l’assistenza giudiziaria in materia civile - spiegano ancora Franchi e i suoi -. Sono così partite due cause volte al ristoro dei danni patiti per la chiusura dell’attività nei tre mesi di lockdown».

Danni la cui stima è ancora nebulosa - assicurano gli avvocati - ma sicuramente superano il milione di euro. Per quanto i nomi dei due colossi petroliferi sia ancora top secret, è invece notizia certa il crollo dei guadagni subito dalle società durante la chiusura forzata del Belpaese.

Parliamo della prima, che ha conquistato una discreta fetta del settore della distribuzione di carburanti, oltre a gestire una rete commerciale di stazioni di servizio con annessi esercizi bar e lavaggi automatici: «Nel periodo compreso tra marzo, aprile e maggio 2020 ha registrato un drastico calo rispetto agli stessi mesi del 2019 - annotano gli avvocati - con una perdita che va da un minimo del 47% a un massimo del 71%».

Insomma si tratta di un tonfo che «ha provocato danni pesantissimi a questa società».

Stesso discorso per la seconda compagnia, anch’essa dal giro d’affari milionario, su cui il lockdown ha pesato comunque come un macigno.

Così le due citazioni - venti pagine ciascuna, tradotte con gli ideogrammi cinesi - dovrebbero già essere sulle scrivanie del Ministero della salute di Pechino, considerato il grande responsabile della pandemia di Covid-19 che ha messo in ginocchio (anche) l’economia.

«Se il comportamento della Cina fosse stato corretto e in linea con gli obblighi che derivano dalle convenzioni internazionali sottoscritte, anche l’Occidente avrebbe potuto prendere provvedimenti di ordine pubblico e sanitario che avrebbero ridotto all’osso disagi e danni a persone ed economie – chiude Franchi -. Secondo le convenzioni, infatti, la terra del dragone dovuto immediatamente chiudere i propri aeroporti e confini, impedendo alle persone di abbandonare il paese o trasferirsi lì per motivi di lavoro. Ecco perché abbiamo dato vita a un’azione giudiziale nel territorio italiano per il risarcimento dei danni diretti e indiretti subiti in particolare da imprese, attività commerciali, professionali e persino lavoratori che hanno perso il posto a causa della crisi economica dell’impresa dove prestavano la loro opera».

 

CHIARA POZZATI Si preannuncia uno scontro fra titani. Da un lato due compagnie petrolifere di Parma, dall’altro la Cina. In mezzo due cause da oltre un milione di euro cadauna, per i danni subiti a causa del lockdown. Altro che legal thriller, «si...

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