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Mina, la Barilla e Mauro Coruzzi: l'amicizia oltre spazio e tempo

di Katia Golini -

31 ottobre 2020, 05:04

Mina, la Barilla e Mauro Coruzzi: l'amicizia oltre spazio e tempo

«Mi viene da piangere». Nostalgia, affetto e memoria in un attimo riaffiorano: è immediata la reazione. Mauro Coruzzi, davanti a quegli abiti che sembrano sculture, si commuove. Si va oltre le stoffe pregiate e le forme sinuose, si entra nel mito, nella leggenda. Quegli abiti li ha indossati Mina sulle scene delle pubblicità-capolavoro girate per la Barilla tra il 1965 e il 1970, periodo d'oro della collaborazione tra la regina della musica italiana voluta come testimonial dal «signor Pietro» in persona.

Le porte dell'archivio storico all'interno dello stabilimento di Pedrignano si aprono per l'occasione riservata al Gruppo Gazzetta e a Mauro Coruzzi. Un evento a tutti gli effetti. Luca Barilla fa gli onori di casa, Giancarlo Gonizzi la guida, tra abiti, fotografie e filmati d'epoca che catapultano tutti dentro un viaggio nella storia: dell'azienda, dell'Italia, dell'arte e della cultura nel pieno di un Novecento in rinascita. Un viaggio che segna un intreccio magico di amicizie e affetti indissolubili.

Sceglie i migliori, Pietro Barilla. Sempre. E anche in fatto di marketing non lascia nulla al caso. Dopo il geniale Erberto Carboni, ideatore delle campagne tra gli anni Cinquanta e primi Sessanta (indelebile lo slogan «Con pasta Barilla è sempre domenica») e del packaging blu ancora in uso, la Barilla deve fare i conti con i nuovi mezzi, la tv e Carosello, che esigono racconti, piccoli film per immagini in movimento. Pietro si rivolge all'agenzia Cpv, direttore creativo Mario Belli. La testimonial eletta è lei, l'ineguagliabile Mina.

«Vedere questi abiti - commenta Coruzzi - mi fa pensare per l’ennesima volta a cosa ha rappresentato questa donna che diventa regina della televisione, che viene allontanata perché ragazza madre, che diventa un simbolo e con la sua presenza e la sua personalità riesce a riaffermarsi. Gli italiani la vogliono e la Rai è costretta a riassumerla. Come Mina, che diventa comunque simbolo della famiglia e della casa, la Barilla è simbolo di casa e famiglia. Ci sono commistioni tra mercato e arte e il “signor Pietro” le ha colte. Quando si lavora per il bello si lavora per il profitto ma anche per lasciare qualcosa ai posteri».

DALL'AMMIRAZIONE
ALL'AMICIZIA

E' fatta di tappe l'amicizia di Mauro Coruzzi con Mina. Il primo incontro da ragazzino, patito di lei, al Ducale di via Bixio nel 1969: «Costrinsi mia madre ad accompagnarmi. Sul palco Mina insieme a Gaber. La vidi solo da lontano, ma ancora ricordo la grande emozione. Dieci anni dopo, alla Bussola mi appostai davanti al locale per giorni prima di una sua esibizione. Riuscii a salutarla e averla accanto qualche secondo. Poi, nel 1981 fondai a Parma il fan club di Mina. Quando andai a Milano nei suoi uffici per ottenere il riconoscimento ufficiale casualmente la incontrai e fu un'altra botta di gioia. Ma la svolta fu tra il 1988 e il 1989 grazie all'incontro con sua figlia Benedetta Mazzini, che scelsi per affiancarmi nella conduzione di un programma musicale. Insieme abbiamo anche portato in scena a teatro lo spettacolo "Bigodini" e Mina era spesso presente per seguire da vicino sua figlia. Da allora abbiamo avuto diverse occasioni per conoscerci e legare».

 

IL RICORDO DI LUCA BARILLA

I migliori riconoscono i migliori, è sempre così. Mina e Pietro, due giganti che si sono riconosciuti. «Nostro padre aveva con Mina un rapporto bellissimo» racconta Luca Barilla, che ricorda qualche incontro a tu per tu, lui bambino, con la regina di Carosello ospite nella casa di famiglia. «Nonostante la differenza d’età nostro padre provava una certa soggezione nei suoi confronti, un timore reverenziale. Riconosceva in lei qualcosa di straordinario, unico, grandissimo. Erano entrambi due personaggi giganteschi, ognuno a modo proprio».

REGINA DI CAROSELLO

La collaborazione tra l'azienda e Mina dura 5 anni. Un tempo breve ma intenso, durante il quale vedono la luce una sessantina di video pubblicitari spettacolari. Vere e proprie chicche cinematografiche e condensati di puro avanspettacolo di qualità. Registi famosi, da Zurlini a Gherardi, assoldati. Intorno - ancora una volta - i migliori tecnici delle luci, della fotografia, dei costumi, i copy più sensibili e arguti. E poi Mina al centro della scena, con la sua voce infinita, le canzoni cult, le movenze da dea come nel prosieguo di una serata a «Mille luci». Mina canta e incanta, poi sfila e sfiora le scatole di pasta assemblate come grattacieli. Infine lo slogan: «C'è una gran cuoca in te e Barilla la rivela».

Le parole non reggono lo scorrere del tempo, gli slogan di allora suonano lenti, stantii. Ma la pubblicità di Mina no, quella resta eterna e magnifica. Quando è l'arte a parlare il tempo si ferma, diventa universale. E l'azienda che all'arte si associa vive e cresce diffondendo cultura.