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ONCOLOGIA

Prelievo per predire l'esito della terapia

02 novembre 2020, 05:01

Prelievo per predire l'esito della terapia

I successi senza precedenti ottenuti dall’immunoterapia hanno determinato una vera e propria rivoluzione nella cura di molteplici tumori, tra cui il tumore del polmone. Tuttavia, ancora molti sforzi devono essere fatti per rendere efficace questo trattamento in una più ampia popolazione di pazienti. L’avanzamento delle conoscenze biologiche unito ai progressi tecnologici ha reso sempre più realistica la possibilità di decodificare i tumori ed individuare la terapia più appropriata attraverso metodi non invasivi.

In questo campo, una ricerca condotta dal gruppo di Marcello Tiseo, professore associato di Oncologia medica e direttore della Scuola di specializzazione di Oncologia dell’Università di Parma, presso l’unità operativa di Oncologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma ha individuato, mediante un semplice prelievo di sangue, specifici fattori immunitari in grado di definire la prognosi e predire la risposta al trattamento con immunoterapia in pazienti affetti da tumore del polmone. Lo studio, condotto su oltre 100 pazienti affetti da tumore polmonare cosiddetto non a piccole cellule, ha mostrato come, attraverso un prelievo di sangue, il dosaggio di una proteina detta PDL-1 insieme con la caratterizzazione di alcune sottopopolazioni di linfociti possano consentire di definire i pazienti che avranno maggiore probabilità di beneficiare dell’immunoterapia.

I dati sono stati presentati dalla Giulia Mazzaschi, giovane ricercatrice e specializzanda in Oncologia, al congresso mondiale ESMO di Madrid tenutosi qualche tempo fa online. I risultati ottenuti sono frutto del contributo di numerose figure professionali, inclusa una forte componente biologica coordinata da Roberta Minari dell’Oncologia medica e l’attiva partecipazione di Federico Quaini, professore a contratto dell’Università di Parma.

Questo studio si inserisce in un più ampio progetto multidisciplinare, recentemente finanziato dall’Associazione italiana di ricerca sul cancro (AIRC), in cui collaborando con chirurghi, anatomo-patologi, radiologi e biologi ci proponiamo di ridurre al massimo le manovre invasive attualmente necessarie per definire la storia naturale del tumore ed allo stesso tempo ottimizzare la scelta terapeutica, evitando così potenziali tossicità indesiderate.

In occasione dello stesso Congresso, sempre il gruppo dell’Oncologia ha presentato i primi risultati dello studio INVIDIa-2 (INdicazione al Vaccino anti-Influenzale Durante Immunoterapia oncologica con inibitori dei checkpoint immunitari), coordinato da Melissa Bersanelli, oncologo medico dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma e dottorando di ricerca presso l’Università di Parma,

Lo studio, promosso dalla Federazione italiana dei gruppi oncologici cooperativi (FICOG) e patrocinato dall’Istituto superiore di sanità, ha coinvolto 82 centri oncologici italiani, coordinati dall’Oncologia di Parma, includendo oltre 1200 pazienti con varie patologie oncologiche ed in trattamento con immunoterapia, con l’obiettivo di definire la sicurezza e l’utilità della vaccinazione influenzale stagionale in questi pazienti.

I dati ottenuti, presentati dalla dottoressa Bersanelli, hanno dimostrato l’utilità della vaccinazione influenzale stagionale nel ridurre le complicanze dell’infezione, evidenziando inoltre la sua sicurezza in questo gruppo di pazienti in corso di immunoterapia. Queste informazioni sono ancora più rilevanti in questo momento vista l’assoluta indicazione alla vaccinazione dei pazienti oncologici, in corso di epidemia COVID.

r.c.

I successi senza precedenti ottenuti dall’immunoterapia hanno determinato una vera e propria rivoluzione nella cura di molteplici tumori, tra cui il tumore del polmone. Tuttavia, ancora molti sforzi devono essere fatti per rendere efficace questo...

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