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Didattica a distanza

I genitori: «Ma perché in altri Paesi le scuole rimangono aperte?»

05 novembre 2020, 05:02

I genitori: «Ma perché in altri Paesi le scuole rimangono aperte?»

MARA VAROLI

Non è la Dad, ma la Ddi. E cioè didattica digitale integrata al 100 per cento. Così vuole il Dpcm da domani per le scuole superiori e mascherine obbligatorie per elementari e medie. Didattica mista con ore in presenza, dedicate ai laboratori. Ma cosa ne pensano i genitori?

«A me fa tristezza - sottolinea Alessandra Gorlani, presidente del Consiglio di istituto del liceo Ulivi e mamma di un ragazzo di quarta -, forse perché mio figlio all'Ulivi ha trovato una dimensione che supera l'orario curricolare e partecipa attivamente alle iniziative. Già con il primo lockdown il preside aveva preparato tutto per la dad. Per cui, anche oggi sono sicura che i programmi verranno portati a termine. Ma il liceo non è solo istruzione: il liceo è fatto di corridoi pieni di voci, di rapporti con i compagni e con i prof. Senza dimenticare l'impegno che la scuola ha dimostrato per preparare la prima campanella: i nostri figli erano al sicuro nelle loro aule. E con questo nuovo Dpcm viene meno l'ambiente di crescita che rappresenta la scuola».

«C'è chi aveva tanta paura - interviene Chiara Cavagna, presidente del Consiglio d'istituto dell'Itis Leonardo da Vinci e mamma di due ragazzi -, soprattutto la preoccupazione principale era legata ai trasporti e agli ambienti esterni alla scuola, che invece è vista da tutti come un ambiente protetto. Non nascondo che alcuni genitori ci speravano nella Ddi al 100%, perché erano un po' spaventati. Per quanto mi riguarda se bisogna farla, ok, ma questo toglie tanto alla vita dei ragazzi. Sono tranquilla che a livello didattico l'Itis gestirà benissimo le lezioni a distanza, così come ha già fatto: gli insegnanti sono attentissimi. Il lato positivo è che con la Ddi le ore di laboratorio rimarranno in presenza. Speriamo che questa nuova direttiva non coinvolga anche la seconda parte dell'anno scolastico». Paolo Bertazzo è presidente del Consiglio di istituto del liceo Marconi e ha una figlia in quinta: «Sono quasi sconcertato - confessa - ne ho parlato con la preside e con la vice, dopo tutto quello che hanno fatto per il distanziamento in classe e per adottare tutte le misure possibili. Trovo abbastanza assurdo questo nuovo Dpcm, perché allora si doveva fare subito. Mia figlia e i suoi compagni hanno un po' d'ansia, perché non si sa a che maturità andranno incontro, anche perché tutte le cose ormai si sanno all'ultimo momento. La scuola non è il luogo della diffusione del contagio: il problema vero era il trasporto pubblico e non era immaginabile vedere tutti quei bus in fila portare gli studenti. Il Governo ha pensato troppo tardi alla chiusura e i ragazzi non sono molto contenti. Non tutti gli studenti hanno il collegamento internet: meno male che il Marconi ha provveduto ad aiutare chi era in difficoltà». E sottolinea: «Troppa confusione. Gli errori governativi ci sono stati: non è stato fatto nulla per il piano B, soprattutto è mancata la programmazione. Le scuole però hanno fatto il loro compito». Per molti genitori era nell'aria: «Certo che me lo aspettavo, con l'incredibile aumento dei casi covid - risponde Davide Buscema, presidente del Consiglio d'istituto del Melloni e papà di due figli in seconda e in quinta -. La preoccupazione non è per la Dad ma per l'epidemia. L'istituto Melloni si è già organizzato, così come lo aveva fatto per la prima ondata. Il preside insieme ai suoi collaboratori ha garantito l'inclusione, la presenza per i ragazzi con disabilità, e tutto procederà per il meglio: ci atteniamo al Dpcm. E' chiaro che la presenza fa la differenza, in quanto viene meno la socialità, ma i ragazzi si devono adeguare, perché la salute è prima di tutto. E al Melloni anche a distanza la didattica funziona». È sintetica Vanja Passerini, vide presidente del Consiglio d'istituto al liceo Bertolucci: «La preoccupazione c'è, ma fortunatamente abbiamo una scuola molto attiva per l'informazione e per la digitalizzazione e quindi i genitori sono sereni, anche se viene meno il mondo dei ragazzi: la scuola in presenza. Dispiace che si sia lavorato tanto per chiudere le scuole. Ma chi è ai trasporti i compiti quest'estate li ha fatti?». «Mi chiedo - chiude Gorlani - se in Italia è mancata una seria valutazione di quello che significa la scuola? Perché in Inghilterra e in Francia le scuole sono rimaste aperte?».

 

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