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CORONAVIRUS

Nuovo Dpcm, sindaci divisi

05 novembre 2020, 05:01

Nuovo Dpcm, sindaci divisi

PIERLUIGI DALLAPINA

Nell'Italia che l'ultimo Dpcm dipinge con i colori del semaforo (in un primo momento si è parlato di aree verdi, arancioni e rosse, poi è spuntato il giallo che ha rimpiazzato il verde), i sindaci del Parmense sono alle prese, per l'ennesima volta, con l'interpretazione dei divieti. C'è chi apprezza la decisione del Governo di dividere il Paese in tre aree in base alla gravità del contagio. L'Emilia Romagna è nel gruppo dei «virtuosi», cioè delle regioni dipinte di giallo, e quindi subirà meno divieti. Ma, a proposito di regole, c'è anche chi è stanco di passare le giornate al telefono o sui siti dei vari ministeri per capire chi può fare cosa. E fino a che ora. Tra chi protesta e chi si adegua esiste una terza via: son quei sindaci, come quello di Montechiarugolo, che firmano ordinanze anti-Covid. «Aprire le finestre aiuta a ridurre il contagio. Lo certificano studi scientifici», spiega Daniele Friggeri.

CULTURA PENALIZZATA

«Sono d'accordo con la decisione di dividere l'Italia in tre zone. Qualcosa bisognava fare per scongiurare il peggio», sostiene Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, dopo aver ascoltato l'intervento del premier Conte in tv. «L'Emilia Romagna è stata premiata venendo inserita nella zona gialla», dato che le restrizioni saranno meno stringenti rispetto alla zona arancione e alla zona rossa. «Peccato però per la chiusura di mostre e musei - aggiunge -. Sembra che non si sia capito il valore della cultura».

«REGOLE CHIARE»

«Ora è tutto nelle nostre mani, dobbiamo lavorare affinché non cresca il contagio», esordisce a metà pomeriggio Andrea Massari, sindaco di Fidenza, che però non si fa illusioni. «Evitiamo di credere che tra un mese ne saremo fuori», aggiunge, chiedendo al Governo «regole chiare». «Noi sindaci abbiamo bisogno di misure certe e soprattutto facilmente applicabili, dato che poi tocca a noi far rispettare i divieti».

PROTESTE LEGHISTE

Nel corso di una giornata dominata dall'incertezza, tanto che l'entrata in vigore dei divieti è slittata a domani (salvo nuovi rinvii), a mostrare vera e propria insofferenza nei confronti del Governo sono alcuni sindaci della Lega. «Domenica abbiamo il mercato, ma non è chiaro se potranno esserci solo le attività alimentari oppure se potrà svolgersi normalmente. Purtroppo, anche questa volta regna il caos», sentenzia Simone Dall'Orto, sindaco di Traversetolo. «Noi sindaci siamo tempestati dalle telefonate di chi cerca chiarimenti che nemmeno noi sappiamo dare. Siamo di fronte all'ennesimo pasticcio».

La pensa allo stesso modo il collega di Fontevivo, Tommaso Fiazza. «Non si possono lasciare le persone nell'indecisione. Gli esercenti chiamano noi sindaci per sapere cosa fare domani mattina. Forse a Roma non si rendono conto com'è la vita reale. Non capiscono che chi lavora ha bisogno di certezze».

SALUTE E LAVORO

«Bene ha fatto il Governo a dividere l'Italia in tre zone. Credo sia una valutazione aderente alle condizioni di contagio nelle diverse aree del Paese», commenta Fabio Fecci, primo cittadino di Noceto. «La tutela della salute viene prima di tutto, poi bisogna salvaguardare le attività produttive», aggiunge, ricordando di essere stato il primo, a fine febbraio, «a chiudere tutte quelle attività, a partire dai mercati, che si svolgevano su suolo pubblico». Parlando di divieti, Fecci ammette: «Sarei stato ancora più severo. Avrei vietato comunque gli spostamenti fra le regioni, magari anche fra le province». Il sindaco di Noceto ricorda poi la sua battaglia sull'affollamento degli autobus. «Ora hanno finalmente abbassato la capienza al 50%».

VANTAGGI DEL LOCKDOWN

Tra chi apprezza la divisione dell'Italia in tre c'è Nicola Cesari, sindaco di Sorbolo-Mezzani, perché «non si può bloccare tutto il Paese, serve una selezione ragionata delle aree a cui applicare divieti più stringenti». Cesari poi rivela che il primo (e speriamo ultimo) lockdown non è stato così devastante per l'economia del suo territorio. «Paradossalmente, le limitazioni alla libertà di movimento hanno incentivato il commercio locale, per questo credo che anche in futuro ci possa essere una ripresa».

LA LUCE E IL TUNNEL

Filippo Fritelli, sindaco di Salso, spera che la maggiore libertà di movimento riservata alle zone gialle, tra cui l'Emilia Romagna, riduca l'impatto del nuovo Dpcm sull'economia. Ma il suo ottimismo finisce qui. «Ancora non si vede la luce in fondo al tunnel. Manca la certezza sul quando finirà questa emergenza. L'unica cosa da fare ora è parare i colpi, stringere i denti e lenire le ferite». Un gergo da battaglia che ben descrive la lotta intrapresa da ogni territorio contro il virus e i suoi effetti sulla salute e il lavoro.

APRITE LE FINESTRE

A Capannori, in Toscana, sono stati i primi in Italia a imporre l'apertura delle finestre negli uffici (pubblici e privati), per limitare la circolazione del coronavirus, mentre a Montechiarugolo sono i primi nel Parmense ad applicare un'ordinanza sindacale che suona più come un suggerimento che non come un'imposizione. «Ovviamente non applicheremo sanzioni per chi non seguirà le indicazioni. Questa ordinanza vuole solo stimolare l'opinione pubblica ad adottare un comportamento virtuoso, certificato anche da studi scientifici», assicura Daniele Friggeri, primo cittadino di Montechiarugolo. «Negli uffici pubblici o aperti al pubblico, nelle attività commerciali, nei pubblici esercizi e nei luoghi ove siano presenti più persone non appartenenti allo stesso nucleo familiare», si legge nell'ordinanza, bisognerà «aprire con frequenza porte e finestre per garantire il ricambio dell’aria». L'ordinanza suggerisce di aprirle per 5 minuti ogni mezz'ora. L'idea ha già qualche estimatore. «Ho copiato l'ordinanza», ammette Nicola Cesari.

 

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