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Sette anni e 10 mesi allo Stakanov delle rapine

05 novembre 2020, 05:08

Sette anni e 10 mesi allo Stakanov delle rapine

GEORGIA AZZALI

Ligio ai precetti anche a lockdown finito. Mai smemorato quando si trattava di velarsi il volto con la mascherina. Peccato che, messo piede nel negozio prescelto, Salvatore Vingelli sfoderasse anche un altro «accessorio»: il coltello. Sette rapine in sette giorni, tra la fine di maggio e i primi di giugno, in farmacie, store di prodotti cosmetici e per la casa e anche uno shop specializzato in articoli per animali. Una vecchia conoscenza per i poliziotti della Mobile, che l'avevano bloccato in flagranza dopo l'ultimo colpo. E ieri Vingelli - 50 anni, napoletano, ma da tempo con casa a Parma - è stato condannato a 7 anni e 10 mesi, oltre che al pagamento di 2.500 euro di multa, nonostante lo sconto di un terzo previsto dal rito abbreviato. Un curriculum così corposo (di precedenti), tanto che il giudice Alessandro Conti l'ha dichiarato «delinquente abituale» aggiungendo alla pena 3 anni da passare in una casa lavoro.

Era uscito dal carcere da qualche mese, la scorsa primavera, quando aveva deciso di tornare al vecchio vizietto. Nessun colpo milionario, rapine da toccata e fuga, ma che collezionate nel giro di pochi giorni potevano far intascare un discreto bottino. E così dal 28 maggio al 4 giugno scorso Vingelli era riuscito ad accumulare quasi 4.000 euro.

Aveva cominciato dall'«Isola dei tesori» di strada Argini. La descrizione della commessa, ferita leggermente a un braccio con il coltello dal bandito un po' troppo nervoso, e il modus operandi? Agli investigatori tutto faceva pensare a lui. Si erano subito messi all'opera, e ben presto era stato il rapinatore stesso a fornire le conferme. L'uomo aveva infatti cominciato a colpire con una cadenza impressionante: il lunedì la farmacia Costa e la Montebello, il mercoledì la Mentana e il Tigotà di piazzale Caduti del lavoro, il giovedì il Tigotà di via D'Azeglio e la farmacia Fleming. E qui, finalmente, la sua corsa si era fermata.

Il tempismo era stato essenziale: Vingelli, infatti, non risultava avere un domicilio in città e bisognava quindi bloccarlo subito dopo un colpo per potergli contestare la flagranza di reato senza permettergli di svanire. Non a caso, dopo la rapina alla farmacia Fleming, il rapinatore si era infilato tra i padiglioni dell'ospedale sperando di poter così far perdere le proprie tracce. Ma i poliziotti avevano compreso il suo piano e lo avevano bloccato. Addosso Vingelli aveva ancora i soldi appena razziati e, nascosto in due borse, tutto quello che ha finito per incastrarlo: il coltello descritto dalle vittime e i capi di abbigliamento indossati durante i colpi.

Fondamentali erano state le telecamere dei negozi e quelle piazzate in città. Il resto era stato tutto lavoro di intuito ed esperienza: dopo i primi colpi i poliziotti avevano cominciato a battere a tappeto le strade per cercare di anticipare il rapinatore che, però, variava ogni volta orario e zona per le sue scorrerie, durante le quali aveva anche l'accortezza di cambiare la mascherina. E anche questo era un modo per confondere gli inseguitori. Ma era chiaro che una simile sequenza non avrebbe potuto durare ancora a lungo. Dopo l'arresto era scattato un frenetico lavoro di confronto di dati, coordinato dal pm Ignazio Vallario, che ha poi consentito di attribuire a Vingelli tutti blitz di quella settimana. Uno dopo l'altro, da vero stakanovista della rapina.

 

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