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Appello

Parma lancia la petizione #Cultura aperta

07 novembre 2020, 05:05

Parma lancia la petizione #Cultura aperta

KATIA GOLINI

La cultura è ossigeno, è vita. Non stanchiamoci di ripeterlo, ora più che mai. Ed è proprio per questo bisogno inesauribile che parte da Parma, Capitale italiana della cultura 2020+2021, un appello al governo - da sottoscrivere - per riaprire i luoghi della cultura. Uno scatto di orgoglio, un grido di allarme che non nega l'emergenza, né la gravità della situazione sanitaria, ma che rimette al centro l'importanza della cultura in tutte le sue forme, le sue infinite declinazioni. I suoi templi, i luoghi di cui non possiamo fare a meno. «Chiediamo di rimodulare le regole di accesso - spiega l'assessore Michele Guerra, uno dei promotori della petizione insieme al sindaco Federico Pizzarotti -. Perché chiudere completamente tutte le realtà culturali? Ci sono spazi che possono essere accessibili senza mettere a rischio nessuno. Attiviamo i controlli necessari, imponiamo limitazioni, ma riapriamo quegli spazi di cui abbiamo così bisogno. Sono considerati servizi essenziali negozi e mezzi del trasporto pubblico. Ebbene, anche la cultura è un servizio essenziale».

#CULTURA APERTA

Si intitola proprio «Cultura aperta» la petizione, già online sul sito di Parma Capitale italiana della cultura e già pubblicizzata sulle pagine social di Parma 2020. Facile rintracciare le indicazione per aderire e sottoscrivere (al link: http://chng.it/df4xt9wpDT) sulla piattaforma charge.org l'accorato appello che conta sull'appoggio di tutti.

 

«L'unico settore completamente in lockdown è la cultura - dice ancora Guerra -. La cultura è lavoro, è industria, è servizio ai cittadini. Non va fermata. Il mondo della cultura non chiede trattamenti eccezionali, ma chiede di poter vivere. Soprattutto ora, soprattutto in Italia. Tra l'altro è un settore che ha bisogno di continuità per programmare, esistere, costruire e quel che va perso non si recupera con "ristori" in denaro».

E poi un altro aspetto da non sottovalutare. Il settore si è adeguato in questi mesi, si è organizzato per garantire sicurezza agli utenti. Da un altro stop, molte realtà potrebbero non rialzarsi. «Soprattutto mettiamo in condizioni il settore di non morire. Ci sono realtà che non riusciranno a sopravvivere a questa seconda ondata di chiusura - sottolinea l'assessore -. Speriamo che il governo possa ripensarci perché i cittadini hanno bisogno di biblioteche, archivi, mostre, musei, teatri, sale da concerto, cinema».

 

 

 

I PUNTI DELLA PETIZIONE

 

La premessa è toccante: «possiamo andare a fare la spesa, salire su un mezzo pubblico, su un taxi, andare dal parrucchiere, al ristorante, in un bar, in un luogo di culto, nei nostri luoghi di lavoro, in un albergo.

 

Nei luoghi della cultura, invece, non è più possibile entrare. Le regole di nuova convivenza che il Covid-19 ha imposto si arrestano e indietreggiano spaventate sulle porte dei teatri, delle sale da concerto, dei cinema, dei musei, delle mostre, delle biblioteche e degli archivi. Oggi, autunno 2020, la cultura è in lockdown con tutto il suo comparto industriale.

 

Come Capitale Italiana della Cultura, che per la seconda volta nel giro di pochi mesi si trova a dover sospendere ogni sua attività, riteniamo che queste misure siano troppo severe e penalizzanti, soprattutto in un Paese come l’Italia che vanta un patrimonio e una tradizione culturale e artistica unica al mondo. La cultura è respiro, è vita, è cura e mai come in questi mesi ne abbiamo bisogno. In sicurezza, con le regole che valgono per tutti gli altri».

VALUTAZIONI DIFFERENZIATE

La prima richiesta al governo è differenziare, come si legge nel primo dei cinque punti della petizione: «Si valuti regione per regione il grado di criticità e pericolo che l’apertura dei luoghi della cultura comporterebbe, non si estenda il medesimo regolamento a tutto il territorio nazionale privando gli abitanti delle regioni meno a rischio della possibilità di partecipare alla vita culturale dei loro territori».

 

A seguire l'attenzione vira sulla rimodulazione delle regole: «Si valuti una possibile rimodulazione degli orari e dei giorni di apertura come avviene per altri comparti e per altri esercizi che non si possono ritenere più rilevanti della cultura quanto a capacità di incidere positivamente sulla nostra vita sociale».

BUONE PRATICHE

Il terzo punto della petizione si sofferma sulle buone pratiche già messe in atto: «Si valorizzino e si riconoscano i tanti esempi di buone pratiche che i luoghi della cultura hanno dato, attrezzandosi con elementi divisori, investendo denaro in apparecchiature di controllo e in aumento del personale di sala, garantendo il rispetto dei contingentamenti numerici e del distanziamento fisico (non sociale!)».

I CONTROLLI

«Si intensifichino le forme di controllo anche sui luoghi della cultura - prosegue la petizione - e non si risolva il problema chiudendo tutto e mettendo a rischio il lavoro di così tanti lavoratori e la vita delle loro famiglie; non si tratta solo di soldi o di aiuti, ma di mantenere una continuità di lavoro che significa fiducia e certezza di contare qualcosa nella nostra società».

SERVIZIO FONDAMENTALE

«Non si sospendano servizi al cittadino fondamentali come quelli erogati ogni giorno dalle nostre biblioteche» si chiude il testo dell'appello.

 

L'INVITO FINALE

«L'auspicio - conclude Guerra - è che ci sia ampia condivisione tra i cittadini e che in tanti firmino l'appello al governo. E' un atto etico in difesa di un patrimonio che appartiene ad ognuno di noi».

 

 

KATIA GOLINI La cultura è ossigeno, è vita. Non stanchiamoci di ripeterlo, ora più che mai. Ed è proprio per questo bisogno inesauribile che parte da Parma, Capitale italiana della cultura 2020+2021, un appello al governo - da sottoscrivere -...

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