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Sentenza

Guardia giurata condannata in appello per stupro

08 novembre 2020, 05:05

Guardia giurata condannata in appello per stupro

ROBERTO LONGONI

La sentenza di febbraio fu solo il prologo dei guai giudiziari di una guardia giurata 55enne accusata di violenza sessuale. Così come i baci e gli abbracci strappati con la forza furono solo l'anticamera della discesa all'inferno per la donna delle pulizie della quale lui abusò una sera d'ottobre del 2019 in un'azienda del quartiere Manara.

Non ci furono solo quelle pesanti «attenzioni»: la donna dovette subire un rapporto sessuale completo. Così ha stabilito la corte d'appello di Bologna, condannando l'uomo (ai domiciliari da oltre un anno) a 4 anni e mezzo di reclusione. A presentare il ricorso contro la sentenza del Gup, con la quale il 55enne era stato assolto dall'accusa più pesante, per essere invece condannato a un anno e 4 mesi per i baci e gli abbracci rubati sono stati il pm Andrea Bianchi e Stefano Delsignore, avvocato della 50enne originaria dell'Est. Anche l'imputato aveva fatto ricorso in appello contro la condanna al termine del rito abbreviato.

Stando alle accuse, la guardia giurata, quella sera sostituto di un collega assente, chiese alla 50enne mai vista prima se potesse baciarla. Della su «no» non gli importò nulla: lui la afferrò tra le braccia e la obbligò a ricevere un bacio in bocca, prima di riprendere il giro di controllo. Presa in contropiede, impaurita, lei subì un primo choc. Ma il peggio doveva ancora venire.

Pochi minuti dopo, lui la seguì al piano di sopra, nello sgabuzzino di detersivi e scope. Qui, l'avrebbe di nuovo baciata, per poi spogliarla e stuprarla. Bastò la sua forza a paralizzare la donna, che per la paura non riuscì a reagire e nemmeno a gridare.

Se lo avesse fatto, forse qualcuno l'avrebbe aiutata: era tardi, ma l'azienda non era ancora deserta. Invece, la donna disse di aver subito inerme l'aggressione. E di aver dato il numero del cellulare all'altro nella speranza che lui la chiamasse: così lei avrebbe avuto una traccia immediata per identificarlo. Dopo un paio di giorni sotto choc, riuscì finalmente a denunciare.

Il tempo non basta per rimarginare certe ferite. A distanza di oltre un anno da quella sera per la vittima non è stato facile rievocare ciò che dovette subire. Il suo racconto in aula è stato più volte interrotto dal pianto. Alla fine delle discussioni, la corte presieduta da Stefano Valenti ha deciso di riformare parzialmente il giudizio di primo grado. L'imputato questa volta è stato condannato per tutti i capi d'accusa. Inoltre, la provvisionale (immediatamente esecutiva) che deve versare alla vittima è stata aumentata da mille a diecimila euro. L'uomo dovrà anche rifondere le spese di giustizia e le spese legali per il secondo grado di giudizio.

ROBERTO LONGONI La sentenza di febbraio fu solo il prologo dei guai giudiziari di una guardia giurata 55enne accusata di violenza sessuale. Così come i baci e gli abbracci strappati con la forza furono solo l'anticamera della discesa all'inferno...

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