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Scomparso

La lezione di Remo Pattini: sempre dalla parte dei più fragili

di Lorenzo Sartorio -

08 novembre 2020, 05:06

La lezione di Remo Pattini: sempre dalla parte dei più fragili

Li hanno chiamati «angeli del soccorso» in occasione della prima ed ora anche della seconda ondata Covid. E loro, incuranti e schivi delle luci dei riflettori, hanno continuato e continuano imperterriti a fare il loro lavoro tra rischi e fatiche immani. Chi svolge la professione di medico, paramedico e operatore a bordo delle ambulanze rimane subito contagiato da quello spirito di solidarietà e di altruismo che, poi, testimonia quotidianamente sul fronte della sofferenza e della malattia. E, questa inclinazione a fare del bene agli altri, specie ai più deboli e indifesi, gli rimane incisa nell’animo, come un tatuaggio, per la vita.

Così è accaduto a Remo Pattini, deceduto nei giorni scorsi all’età di 76 anni, nota e stimata figura attiva nel volontariato parmense dopo avere lavorato per tanti anni a bordo delle ambulanze della Cri.

Pattini iniziò a 18 anni come milite, seguì un corso da infermiere ottenendo l’abilitazione per poi diventare dipendente della Cri di Parma ricoprendo anche ruoli di responsabilità. Per lui, il benemerito ente di via Riva era una seconda famiglia, provava un grande senso di appartenenza, nonché l’orgoglio di poter svolgere un lavoro per aiutare il prossimo.

Remo è stato un esempio, non solo per i colleghi, ma anche per tutti i giovani che si sono avvicinati al mondo del volontariato tramite la Croce Rossa. Mondo, da cui non si è mai separato e non ha mai abbandonato portandolo sempre nel cuore. Prima ancora di spendersi nel pianeta della disabilità in modo totale, è stato particolarmente attivo in ambito politico e sindacale. Ma era il contatto con i giovani e lo sport sano e pulito che gli erano congeniali e ciò lo testimoniò quando divenne allenatore della San Leo. Per le sue attività di volontariato gli giunsero riconoscimenti dal Comune, dal Coni e da diversi enti nel mondo sportivo, tra cui lo «Special Olympics Italia».

Tanti gli ambienti sportivi e non che Remo ha frequentato e a cui era legato. Nel 1982 fondò l’Asd Sanseverina: una casa, un nido per le persone con disabilità. Per Remo, era inaccettabile che ci fossero persone escluse. Scelse, infatti, di stare accanto a quella parte di umanità che, tendenzialmente, la società nasconde. Ha voluto, con forza, far emergere coloro che non avevano voce, scartati perché non «competitivi». Per lui esisteva «prima l’uomo e poi l’atleta». Far parte dello «Special Olympics» gli ha permesso di far crescere i suoi giovani atleti, permettendo loro di vivere esperienze di condivisione e autonomia. E’ stato un uomo coraggioso, un pioniere che ha lottato per i nobili fini che si prefiggeva sapendo pure intessere forti legami con tante realtà del territorio con cui ha condiviso tanti bei momenti a fianco degli atleti della «Sanseverina».

«Remo, un rivoluzionario - ricorda commosso Cristiano Previti, direttore regionale di Special Olympics e amico fraterno di Pattini - che ha valorizzato le differenze tra le persone con competenza e passione. “Siamo tutti diversi, che noia se fossimo tutti uguali”, mi ripeteva spesso. Mi ha fatto conoscere la Asd Sanseverina Parma, associazione che promuove l’attività sportiva integrata tra persone con disabilità intellettiva e atleti normodotati. Remo ha sempre creduto nell’uomo mettendo in pratica, con coraggio, le sue convinzioni . E’ stato un amico, un esempio, un grande».

Era legatissimo alla famiglia: alla moglie Paola, ai figli Stefano e Federica, alla sorella Luciana, al fratello Claudio, responsabile di un settore operativo della Protezione Civile ed ai 4 nipoti: Andrea, Riccardo, Mia ed Agnese che adorava.