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Negozi aperti la domenica tra speranze e dubbi

09 novembre 2020, 05:07

Negozi aperti la domenica tra speranze e dubbi

GIOVANNA PAVESI

Nella seconda assolata domenica di novembre, le vie del centro sono piene. C’è chi passeggia e chi si ferma a osservare le vetrine dei negozi, che hanno deciso di rimanere aperti. Perché dall’8 novembre fino a Natale, per un’iniziativa di Federmoda Parma, ai commercianti di abbigliamento, calzature, accessori e tessile della città, disposti a lavorare in questo giorno festivo, per contenere le conseguenze della crisi economica, è stata concessa l’apertura facoltativa.

«Anche se oggi abbiamo fatto poco, vedere gente è positivo. Credo che non avrebbero dovuto far chiudere bar e ristoranti alle 18, perché la loro apertura favorisce tutti» spiega Manuela, che da tempo lavora alla Camiceria Vitali di via Cavour.

Rosy Montacchini, dello storico negozio di abbigliamento Gian Maria Montacchini, osserva anche che la chiusura dei centri commerciali imposta dal nuovo Dpcm ha portato più persone in centro: «Vale la pena tenere aperto. È vero che i bilanci si fanno alla sera ma, per ora, la valutazione è positiva». Anche via Farini è molto affollata, ma il giudizio dei commercianti, qui, è meno positivo. «Sono domeniche di speranza: cerchiamo di trovare metodi alternativi di lavoro e di abituare la clientela. Oggi (ieri, per chi legge) teniamo aperto fino alle 18, perché con la chiusura dei locali tutto si svuota», racconta Gianluca, di Centro Moda.

Matteo, che in via XXII Luglio possiede il negozio di abbigliamento Di Bruno, si augura di «salvare almeno il Natale»: «Prima del decreto il centro storico si era rinvigorito, ma oggi se una persona non può andare al ristorante non compra nemmeno un vestito. In giro c’è tanto movimento, ma pochi hanno le borse dei negozi ». «Noi ci siamo, ma la crisi si sente: puoi aprire quanto vuoi, ma non si spende anche per ragioni psicologiche. Se cinema, teatri e ristoranti sono chiusi, si è meno invogliati a comprare», ribadisce Marcello Galloni, dello storico negozio di calzature.

Stesso discorso vale per via Repubblica, dove Niki Gian Bertone afferma: «È bello vedere la città viva, ma è anche vero che dopo la chiusura dei locali non c’è più nessuno».

In via Garibaldi, Bruna Petrucci, della camiceria Zanini, dice di tenere aperto più per dare un segnale: «Non lavoriamo con queste aperture, ma cerchiamo di esserci. Pensiamo comunque di anticipare la chiusura, perché dopo un certo orario, oltre ai bar, si spengono anche le luci qui».

 

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