Sei in Gweb+

CORONAVIRUS

Impianti comunali aperti solo per chi gioca in tornei nazionali

10 novembre 2020, 05:05

Impianti comunali aperti solo per chi gioca in tornei nazionali

PIERLUIGI DALLAPINA

Aperte, ma non per tutti. A fare la differenza tra chi si ferma e chi invece può continuare ad allenarsi al chiuso, stiamo parlando delle palestre comunali, è una sorta di qualifica: le squadre impegnate in attività di interesse nazionale (o internazionale) possono proseguire gli allenamenti, anche se i campionati sono fermi a causa dell'emergenza coronavirus, mentre tutte le altre sono costrette a bloccare ogni attività.

«In pratica, con l'ultimo Dpcm per il mondo sportivo non cambia nulla, perché il Comune continua a garantire l'apertura delle proprie palestre a tutte quelle squadre che svolgono attività di carattere nazionale», conferma Marco Bosi, vicesindaco con delega allo Sport.

A dire il vero, il Dpcm entrato in vigore venerdì introduce una novità: mentre prima erano le singole federazioni a dover indicare quali fossero, per i loro tesserati, le attività di carattere nazionale, ora è il Coni a stabilirlo.

«Il Coni non ha fatto altro che recepire le interpretazioni date dalle federazioni. Non è cambiato nulla», rivela il vicesindaco, che garantisce la decisione dell'amministrazione comunale di tenere aperte le palestre per chi può allenarsi al chiuso.

«Credo che le società sportive possano svolgere un importante compito sociale, dando un aiuto alle famiglie, soprattutto ora che le scuole superiori sono state chiuse di nuovo. Sono convinto che per i ragazzi sia più sicuro e più educativo andare in palestra ad allenarsi, sotto la supervisione degli adulti, piuttosto che rimanere in giro senza nessun controllo».

Le palestre comunali restano quindi aperte, ma con alcuni paletti.

«Gli allenamenti si possono svolgere restando distanziati. Ad ogni atleta deve essere assegnato uno spazio di 25 metri quadrati».

E questo perché, ricorda Bosi, il distanziamento resta una delle tre regole d'oro per fermare il contagio. Le altre due sono il lavaggio frequente delle mani e l'uso corretto della mascherina.

«Lasciamo aperti gli impianti, ma pretendiamo il distanziamento, perché se le partite dei vari campionati sono sospese, devono essere impedite anche le partite in allenamento. È un fatto logico».

Ma quali discipline sono ammesse? «Pallavolo e pallacanestro occupano il 90% delle nostre palestre. Il volley ha sospeso la prima, la seconda e la terza divisione, ma possono giocare gli under 13, 15, 17 e 19, mentre il basket ha fermato tutto a parte i professionisti».

Poi c'è il discorso piscine. «In città sono tutte chiuse. Tecnicamente le società agonistiche potrebbero fare allenare i loro atleti, ma i gestori hanno deciso di tenere chiusi gli impianti, perché il piano economico, senza gli incassi derivanti dalle attività commerciali, non regge».

E, stando a quanto garantisce il vicesindaco, il Comune non può mettere mano al portafoglio per aiutare chi gestisce le vasche.

«Il contributo comunale non è modificabile e non è discrezionale, in quanto viene stabilito nella gara d'appalto per l'assegnazione dell'impianto».

L'ultimo Dpcm inserisce un ultimo divieto nella già complessa gestione degli impianti sportivi. «È vietato l'uso degli spogliatoi anche per i centri sportivi all'aperto, mentre le attività non di contatto, tipo il tennis, possono essere fatte a tutti i livelli, anche amatoriali».

Il discorso cambia, sempre restando all'aperto, per gli sport di contatto non di interesse nazionale. «Va mantenuta una distanza di due metri fra gli atleti».

Ma in questo groviglio di divieti e concessioni, rischiano di essere allontanati dallo sport proprio i giovani, già orfani della scuola.

 

PIERLUIGI DALLAPINA Aperte, ma non per tutti. A fare la differenza tra chi si ferma e chi invece può continuare ad allenarsi al chiuso, stiamo parlando delle palestre comunali, è una sorta di qualifica: le squadre impegnate in attività di interesse...

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal