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SORAGNA

Pestata a sangue, poi si scagliò contro l'aggressore: vigilessa condannata

di Georgia Azzali -

11 novembre 2020, 05:08

Pestata a sangue, poi si scagliò contro l'aggressore: vigilessa condannata

SORAGNA - Le urla, l'inseguimento e lo sparo: fotogrammi sbiaditi che si sono annidati in un angolo della memoria. Eppure quel pomeriggio di fine luglio del 2013 è come se l'avesse marchiata a fuoco. Fuoco sul corpo, che a distanza di sette anni porta ancora dei segni che forse non se ne andranno mai più, e su un'esistenza che non ha mai fatto pace con quella giornata. Lei è la vigilessa, oggi 62enne, che dopo essere stata pestata dall'uomo che poco prima aveva dato in escandescenze davanti al Conad, gli aveva sferrato un calcio, mentre era già ammanettato a terra, e l'aveva colpito in testa con la pistola. L'arma dalla quale era partito accidentalmente il proiettile che aveva trapassato la scapola dell'aggressore. Accusata di lesioni volontarie aggravate e di lesioni colpose aggravate, è stata condannata a 3 mesi per il primo reato (1 mese in meno rispetto alla richiesta del pm Massimo Porta). La pena è stata sospesa ed è stata anche disposta la non menzione sul «certificato penale». Per quanto riguarda la seconda accusa, invece, il giudice Purita ha dichiarato il «non doversi procedere», visto che non era stata presentata la querela di parte.

Quattro anni, invece, la condanna per l'uomo, 49 anni, origini siciliane ma da tempo residente a Soragna, che doveva rispondere di lesioni sia nei confronti dell'assistente della polizia municipale (a cui era stata stilata una prognosi di otto mesi) sia dei carabinieri intervenuti, oltre che di resistenza. Dovrà anche versare 10mila euro di provvisionale alla vigilessa.

Un tipo rissoso, così era stato descritto dagli investigatori fin da subito. Lei, invece, da oltre trent'anni con la divisa addosso e uno stato di servizio immacolato. Ma quel 30 luglio 2013 la tensione, la paura e quel dolore pulsante, dopo aver ricevuto una gragnola di pugni che le avevano fracassato il naso e distrutto il volto, avevano rotto gli argini. La vigilessa era stata chiamata verso le 18 e si era precipitata davanti al supermercato, in largo Aviatori d'Italia. Ma nel frattempo l'uomo, in evidente stato di alterazione, dentro il bar accanto al supermercato aveva già attaccato briga con altri avventori, malmenandone uno, aveva cominciato a scalciare contro la vetrina e a lanciare i bicchieri. Dopo essere stato buttato fuori, se ne era andato, ma dopo una manciata di minuti era ritornato e aveva cominciato a litigare con un indiano. Ed è a quel punto che, ricevuta la chiamata, era arrivata l'assistente della Municipale.

Quando lui la vede, scappa senza scendere dalla sua auto. Lei lo insegue, finché lui parcheggia davanti alla sua abitazione. E poi sono attimi di terrore: lui diventa una belva e le sferra pugni micidiali. Arriva una pattuglia di carabinieri, ma nel frattempo l'uomo è già salito in casa. Gli intimano di scendere, ma quando esce di casa, la situazione degenera: si scaglia anche contro i militari, che però riescono a immobilizzarlo mettendolo a terra. Ma quando i carabinieri stanno per infilargli le manette, la vigilessa gli scaglia il calcio al volto, lo colpisce alla nuca con il calcio della pistola. E parte il colpo.

«Proporremo appello contro la sentenza - sottolinea il suo difensore, Valentina Tuccari -, ma questa vicenda le ha stravolto la vita. Tornata in servizio, non se l'è più sentita di svolgere servizi operativi». Inquietudini e fantasmi che non se ne vogliono andare.