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CHIUSURE NEL WEEKEND

L'Euro Torri protesta: «Assembramenti ovunque. Perché punire noi?»

11 novembre 2020, 05:07

L'Euro Torri protesta: «Assembramenti ovunque. Perché punire noi?»

Evitare gli assembramenti per evitare la propagazione del contagio: ormai lo sanno anche i sassi. Non a caso, l'assunto rappresenta il cardine dell'ultimo Dpcm, che vuole chiusi bar e ristoranti alle 18 e centri commerciali nel weekend per limitare la circolazione delle persone. Ma se gli assembramenti si formano comunque da altre parti a cosa serve bloccare le attività commerciali? E per di più, solo una parte di queste? C'è bisogno di chiarezza, perché altrimenti si rischia di ottenere l'effetto contrario. Il grido d'allarme si leva dall'Euro Torri, da cui è partita una segnalazione - con tanto di documentazione fotografica - al prefetto Antonio Lucio Garufi e per conoscenza al sindaco Federico Pizzarotti. «Aver lasciate aperte le “medie e grandi strutture di vendita” (nelle prime bozze di Dpcm circolate, effettivamente presenti nel divieto per poi essere annullate), ha messo nelle condizioni noti marchi del commercio (Ikea, Bricoman, Dechatlon, Zara etc.) di rimanere aperti con grandi flussi di pubblico, aggravati dalla chiusura delle altre strutture e con inevitabile peggioramento degli assembramenti. Anche il centro storico di Parma, in generale, ha raggiunto nel weekend scorso livelli di concentrazione di pubblico preoccupanti» si legge nella lettera.

«Risulta inevitabile - continua il testo - che, a parità di territorio, chiudere solo una parte della rete distributiva crea inevitabilmente, oltre che pesanti ripercussioni concorrenziali per le attività colpite, una concentrazioni di pubblico nelle restanti, con peggioramento del “rischio contagi”».

A questo punto è bene andare all'origine della protesta. Sabato e domenica scorsi l'Euro Torri è rimasto chiuso, come da direttive del governo. Un sacrificio per tutti, ma fatto con convinto spirito di collaborazione. Vedere però piazze e altri esercizi commerciali presi d'assalto non ha aiutato a digerire il dicktat romano: «Meglio chiudere tutto questo mese, per poterci riprendere a dicembre, in prossimità delle feste natalizie. Se le cose restano così noi chiudiamo, ma il contagio si propaga in egual misura perché le persone si accalcano da altre parti. E noi finiamo "cornuti e mazziati"». Non si rassegna il presidente dell'Euro Torri Gianni Castaldini. O meglio, il rispetto delle regole gli sta a cuore, ma a patto che siano uguali per tutti.

Al centro della questione, la presenza di una norma nel Dpcm, che impone le chiusure ai centri commerciali ma non alle cosiddette «grandi superfici», ossia a quei punti vendita di grandi dimensioni «monotematici» diretti competitor dei centri commerciali stessi. «Non abbiamo lavorato nel weekend e perso entrate importanti. Da noi il sabato e la domenica, normalmente, circola un importante flusso di pubblico. Da ottobre a dire il vero il giro di presenza si è dimezzato, ma siamo comunque un attrattore formidabile. Se altri luoghi restano aperti è ovvio che queste persone si riversano da altre parti. Non è che restano chiuse in casa. In questo modo viene meno lo scopo della chiusura».

No, quindi, ai due pesi e due misure. Tra l'altro, garantisce il presidente, all'Euro Torri le norme di sicurezza sono rispettate alla lettera: «Siamo in grado di contingentare gli ingressi generali e nei singoli negozi, di tenere d'occhio il distanziamento e di eseguire controlli grazie al nostro personale. Nei negozi non si entra senza mascherina e ognuno ha il gel igienizzante. Più di così, non si potrebbe fare».

Infine un ultimo allarme: «Se saremo chiusi così anche a dicembre non ci rialzeremo più» conclude Castaldini.

Gli dà man forte il direttore di Euro Torri, Andrea Benecchi: «Condividiamo la ratio del provvedimento del governo volto ad arginare il propagarsi del contagio, ma sul commercio il Dpcm entrato in vigore non è corretto, perché penalizza i centri commerciali, ma lascia mano libera agli "spazi di grandi dimensioni". In questo modo finisce col penalizzare i piccoli negozi che hanno come unica colpa, se così si può dire, di lavorare all'interno di un centro commerciale. Mi sembra che sia stato quindi sollevato un gran polverone per danneggiare i piccoli che nulla hanno a che vedere con gli assembramenti. Inoltre, chiudere noi, significa creare maggiori assembramenti da altre parti, disservizi, scarsa chiarezza per i cittadini e, non da ultimo, alimentare la tensione fra gli operatori della città. Dunque, tutti scontenti e azioni reali per il contenimento del contagio praticamente nulle».

 

Evitare gli assembramenti per evitare la propagazione del contagio: ormai lo sanno anche i sassi. Non a caso, l'assunto rappresenta il cardine dell'ultimo Dpcm, che vuole chiusi bar e ristoranti alle 18 e centri commerciali nel weekend per limitare la...

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