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Psichiatra e psicoterapeuta

Mazzacurati: «Con la pandemia il mondo è diventato la bolla della paura»

11 novembre 2020, 05:01

Mazzacurati: «Con la pandemia il mondo è diventato la bolla della paura»

CLAUDIA OLIMPIA ROSSI

 

La bolla di tempo sospesa nella pandemia ingloba anche il nostro io? Torneremo come prima della grande paura? Sull’attuale evento collettivo, epocale, l’Associazione Museo di Storia della Psichiatria di Reggio Emila ha focalizzato sguardi professionali confluiti nel volume «Il segno della pandemia. Effetti psicologici e sociali», a cura di Piero Benassi e Stefano Mazzacurati, (ed. Consulta librieprogetti).

Osservando da vicino la crisi, che ridimensiona il vivere civile e impatta sulle singole persone, dodici tra psichiatri e psicologi dell’Associazione - oltre a Piero Benassi e Stefano Mazzacurati, Alessandro Carri, Tina Romano, Maria Alberici, Gian Paolo Guaraldi, Marco Ruini, Umberto Nizzoli, Raffaele Bertolini, Franca Righi, Marco Tamagnini, Pietro Paganelli - hanno analizzato gli effetti di questo frangente oscuro con una tensione operativa e speculativa per i giorni di domani.

Stefano Mazzacurati, medico psichiatra e psicoterapeuta, già primario ospedaliero e già docente a contratto a La Sapienza di Roma, ha cesellato il proprio saggio intorno al cuore pulsante dei mesi di lavoro durante il lockdown: i colloqui nati dal progetto di ascolto gratuito «NS3 - Nessuno si senta solo» e confluiti nel diario «Come le stelle spente».

La sua Quo vadis, piena di appuntamenti depennati dai primi di marzo 2020, si colorò di molti altri dopo l’attivazione del volontariato di ascolto. Un pronto soccorso online (fatto anche di poesie, testi di canzoni, brani di prosa) al servizio delle situazioni di fragilità contingente, che ha colto, seppur a distanza, come dalle stelle spente, segnali di vita giunti da una galassia di individui «in apnea». «Zibaldone, la psichiatria sospesa al tempo del coronavirus» fu il primo titolo scelto per il saggio da Mazzacurati, che considera i racconti di vita dei pazienti come romanzi. Lui, peraltro, muterebbe nome alla psichiatria, chiamandola Medicina umanistica.

Sessantasei paragrafi tratteggiano una summa concettuale di registrazioni, annotazioni cliniche, filosofiche, letterarie, disegni e schizzi dal magma di sofferenza causata dalla pandemia anche esistenziale. Tra gli effetti immediati: ansia, disturbi psicosomatici, del ritmo sonno veglia, claustrofobia e agorafobia, facce della medesima difficoltà di relazionarsi con gli altri e l’ambiente.

«Le esistenze – argomenta Mazzacurati - sono state sconvolte. Non dimentichiamo che siamo una società abituata a tagliare il prato e andare al centro commerciale il sabato. Il mondo, da villaggio globale, è diventato la bolla della paura. Ci sarà sempre di più un tipo di disagio nuovo, di fondo, non di competenza diretta della psichiatria, che anzi deve vigilare affinché non ne varchi la soglia. Occorre trovare idee e stimoli creativi per guardare al futuro. In psichiatria bisogna rifarsi alla filosofia: chi sono, da dove vengo, dove vado?».

In questo scenario di isolamento, il cui disagio può sfociare «nell’universo delle depressioni o, com’è preferibile dire, della malinconia, i più vulnerabili sono i single, poiché temere il contatto crea una situazione di pericolo psicologico definita “contactless”, e gli anziani ricoverati, se privati della presenza dei propri cari».

«Anche uno sguardo - dice - tocca. Occorrono tutte le cautele, ci mancherebbe, però la prudenza non deve diventare fobia e terrorismo».

Un’inquietante punto di domanda in merito alle possibili ripercussioni sulle «funzioni cognitive superiori e il rapporto con l’alterità in bambini che per molto tempo vedranno educatori e conoscenti con il volto coperto dalle mascherine» emerge dal saggio di Marco Ruini, neuroscienziato.

«L’attivazione dei neuroni che scatta in presenza di un volto - spiega Mazzacurati - non avviene se questo è mostrato incompleto».

Come possiamo dunque attrezzarci per conservare la salute mentale in ogni ambito sociale e fascia anagrafica, ad esempio con un occhio di riguardo agli adolescenti, che vivono relazioni sempre più mediate dai supporti digitali?

«Questa pandemia drammatica - è la conclusione di Stefano Mazzacurati - può essere anche un’opportunità. A livello internazionale dovrebbe spronare a cercare il dialogo tra le civiltà. La sofferenza insegna l’amore, l’umiltà, la tolleranza. La terapia è questo. Il dolore degli adolescenti, in primis, sarà catalizzatore di grandi relazioni d’aiuto e ci può regalare una generazione piena di slancio. Ogni saggio di questo libro porta il germe della speranza insieme a quello dell’amore. Un compito non solo della psichiatria è far sentire all’altro che ha un motivo per vivere, ritrovando sempre la speranza sulla linea dell’orizzonte».

 

CLAUDIA OLIMPIA ROSSI La bolla di tempo sospesa nella pandemia ingloba anche il nostro io? Torneremo come prima della grande paura? Sull’attuale evento collettivo, epocale, l’Associazione Museo di Storia della Psichiatria di Reggio Emila ha...

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