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CORONAVIRUS

Cresce la squadra anticontagio delle Usca

12 novembre 2020, 05:06

Cresce la squadra anticontagio delle Usca

PIERLUIGI DALLAPINA

Ora che si torna a parlare di lockdown più o meno «leggero», la tregua concessa dal coronavirus nei mesi estivi è un lontanissimo ricordo. La mente torna subito a marzo e aprile, i mesi più duri del contagio e della clausura. Se mai ce ne fosse ancora bisogno, la conferma della gravità della seconda ondata arriva anche dalle Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale dell'Ausl, tornate a battere a tappeto tutti i distretti sanitari della provincia dopo un'estate relativamente tranquilla.

LA SECONDA ONDATA
Gli ultimi dati danno l'idea di quanto stia mondando la marea del contagio: nell'intero mese di maggio le Usca avevano erogato poco più di 400 prestazioni, mentre nei primi nove giorni di novembre il totale delle prestazioni è schizzato a 298. Che l'andamento dell'epidemia fosse in rapida ripresa lo si era capito da tempo ed è per questo che l'Ausl, a partire dal 20 ottobre, ha deciso di potenziare la squadra delle Usca, portando da quattro a sei le unità distribuite sul territorio. «Stiamo cercando di attivare in tempi rapidi un'unità speciale in più sul distretto della città», anticipa Romana Bacchi, sub commissaria sanitaria dell'Ausl, nel tracciare un bilancio della robusta ripresa del lavoro assegnato a queste squadre antivirus. Nate il 30 marzo, le Usca sono rimaste otto fino al primo luglio, quando il crollo dei contagi portò ad un loro dimezzamento. Dalla seconda metà di ottobre non si parla più di ridurre, ma anzi di potenziare il numero dei medici impegnati a visitare (a domicilio o anche telefonicamente) i malati che non hanno bisogno di essere ricoverati nei reparti Covid o in terapia intensiva.

ATTENZIONE AGLI ANZIANI
«Le Usca eseguono visite anche nelle residenze per anziani e per disabili. Si tratta di un'attività di prevenzione decisa insieme ai gestori delle strutture per aumentare il livello di attenzione su una popolazione particolarmente fragile», prosegue Bacchi, spiegando che quando le visite sono in struttura, l'Usca è composta da due medici dotati anche di ecografo. Normalmente l'unità speciale è formata da un medico.

COSA FANNO LE USCA
Attivate dai medici di medicina generale, quelli che vengono comunemente chiamati medici di famiglia, le unità speciali fanno una valutazione del paziente e, nei casi più gravi, possono anche indirizzarlo verso il ricovero o richiedere l'intervento delle Umm, le Unità mobili multidisciplinari. Queste unità sono équipe ospedaliere, composte da diversi specialisti, che eseguono un controllo più approfondito delle condizioni di salute del paziente affetto da Covid. «L'Ausl, oltre alle Usca, ha messo in campo anche gli infermieri di assistenza domiciliare Covid, incaricati di seguire il progetto assistenziale del paziente. Tutte queste realtà servono a curare il malato al proprio domicilio, evitando ricoveri inappropriati che vanno ad aumentare il carico di pazienti in capo agli ospedali».

I NUMERI
Tornando ai numeri forniti da Bacchi e da Antonio Balestrino, direttore del distretto di Parma dell'Ausl, grazie alle Usca sono state assicurate un totale di 2.820 prestazioni, di cui 1.749 visite a domicilio, 704 consigli telefonici, 234 visite nelle strutture per anziani o disabili e altre 133 prestazioni fra tamponi, elettrocardiogrammi e terapie farmacologiche. Il mese di maggiore attività è stato aprile 2020 con oltre 1.000 prestazioni assicurate, mentre a ottobre hanno superato le 480.

«La patologia non è cambiata, ma noi siamo più attrezzati. Ad esempio, abbiamo molti più tamponi rispetto a questa primavera. Riusciamo ad individuare prima i malati di Covid», aggiunge Bacchi, parlando poi delle ecografie polmonari che ora le Usca riescono a garantire grazie ad un corso di formazione ad hoc. E mentre le unità speciali corrono da una parte all'altra della provincia, sette giorni su sette, a noi non resta che fare una cosa: se possibile, stare il più possibile in casa, perché il virus si muove sulle nostre gambe.

PIERLUIGI DALLAPINA Ora che si torna a parlare di lockdown più o meno «leggero», la tregua concessa dal coronavirus nei mesi estivi è un lontanissimo ricordo. La mente torna subito a marzo e aprile, i mesi più duri del contagio e della clausura. Se...

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