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Lutto

Morto Terzano, l'«investigatore» del sonno

14 novembre 2020, 05:03

Morto Terzano, l'«investigatore» del sonno

GIOVANNA PAVESI

«Quando sono arrivato qui, nel 1981, ero un giovane appena laureato. Lui fu molto franco e mi disse: non ti prometto niente, ma posso insegnarti quello che so e se tu sarai paziente, tutto questo ti potrà servire per la tua carriera. Io mi sento come una statua, che è stata plasmata. È stato il mio pigmalione: mi ha insegnato tutto».

Il neurologo Liborio Parrino, direttore del Centro del Sonno dell’Ateneo e responsabile della Medicina del Sonno del Dipartimento Medicina generale e specialistica dell’azienda ospedaliero-universitaria di Parma, il suo maestro, lo ricorda così. Commosso, dopo averlo salutato l’ultima volta.

Perché il professor Mario Giovanni Terzano, già direttore della Neurologia e tra i più importanti studiosi della medicina del sonno, scomparso in queste ore, è stato molte cose nella vita. Uno specialista attento, un infaticabile studioso e una figura di riferimento per la neurologia, l’epilettologia e la sonnologia.

Attraverso un’incessante ricerca, approfondì quella che oggi Parrino definisce ancora «l’avventura del sonno», che culminò nel 1985 con la scoperta della sua microstruttura. «Confrontandosi con lui, gli insonni, per la prima volta, non trovarono un medico che li classificava come degli ansiosi, dei depressi o dei disadattati. Molte persone erano e sono ancora abituate a sentirsi dire che se non dormono è perché sono mentalmente fragili. Quando iniziammo a studiare il sonno, negli anni ‘80, i manuali di psichiatria dicevano che l’insonnia era un sintomo, una manifestazione indiretta di un disturbo organico o mentale. Solo adesso, finalmente, si parla di insonnia come di una malattia», racconta ancora Parrino, che spiega come Terzano riuscì a restituire una dignità a questa patologia (e soprattutto a chi ne era colpito).

L’accademico, che da colleghi e amici si faceva chiamare «Nanni», da Rotello (un paese in provincia di Campobasso, dove era nato nel 1944) si trasferì a Parma dove, nel 1969, si laureò, specializzandosi in Neurologia. «La sua grande novità è stata saper valorizzare tutto quello che era stato scoperto e consolidato. Ma riuscì ad andare oltre perché, per la prima volta, non rimanemmo schiavi di una visione statica del sonno, ma cominciammo a capire che il sonno aveva una narrazione più dinamica», specifica ancora lo specialista, autore della rubrica «Pillole di sonno» dell’inserto «Salute & Benessere» del mercoledì.

Parrino del professore ricorda gli anni passati a compiere i primi studi sul rumore e sull’impatto che questo aveva sul cervello: «L’insonnia è una risposta alla perturbazione interna o esterna e non fu più intesa semplicemente come un disturbo psicologico, ma anche come un disturbo neurofisiologico».

E furono tanti i pazienti grati a Terzano per aver colto il loro malessere. Come la signora Paola Montesello Coin che, dalla provincia di Rovigo, chiese aiuto allo specialista per liberarsi dalla dipendenza da psicofarmaci per dormire: «Con pazienza, Terzano la aiutò a uscire da questo tunnel e ci riuscì».

Il «suo» Centro del sonno, inserito da sempre all’interno della Clinica Neurologica, divenne punto di riferimento per tanti medici. Fu tra i soci fondatori dell’Associazione italiana medici del sonno che, da più di 30 anni, si occupa di ricerca e disturbi legati a questa materia.

E sul lascito che lo specialista affida a chi resta, Parrino non ha dubbi: «Il sonno per Terzano non fu solo una disciplina o una condizione, ma anche una metafora della nostra storia notturna che, spesso, non vogliamo conoscere e approfondire, ma che, in realtà, è la faccia nascosta della vita. Che faremmo bene a incorporare nella nostra riflessione».

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GIOVANNA PAVESI «Quando sono arrivato qui, nel 1981, ero un giovane appena laureato. Lui fu molto franco e mi disse: non ti prometto niente, ma posso insegnarti quello che so e se tu sarai paziente, tutto questo ti potrà servire per la tua...

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