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Ultimi brindisi nei bar della città

15 novembre 2020, 05:04

Ultimi brindisi nei bar della città

SIMONE DEL LATTE

 

Un ultimo brindisi in città. Lo si è fatto ieri pomeriggio alle 18, prima che bar e ristoranti chiudessero le proprie saracinesche. Non le riapriranno per un po’. Almeno per 15 giorni, come stabilito nell'ultima ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza e pubblicata sul sito del ministero. L'ordinanza è stata firmata venerdì e da oggi decreta il passaggio dell’Emilia-Romagna da «zona gialla» a «zona arancione».

Le regole sono arcinote e gravano soprattutto sui locali, costretti a chiudere e a proseguire la loro attività solamente d’asporto e a domicilio.

«Le misure? Non sono eccessive, sono devastanti commercialmente parlando – dice senza mezzi termini Sonia Di Martino, titolare de Le Malve –. Non so chi riuscirà a riaprire, perché qui ci stanno tagliando le gambe nel vero senso della parola».

A dirlo è un’instancabile signora che, nell’ultimo sabato di lavoro a pieno regime, va e viene dal bancone, servendo i clienti tra una sistemata alla mascherina e un’asciugata al sudore. «Non parliamo poi dello spreco, di tutto il cibo che sarò costretta a buttare – commenta indicando i tramezzini e le brioche ancora esposti –. In questo periodo io comunque terrò aperto: voglio provare a garantire un servizio ai miei clienti».

C’è però chi la pensa diversamente. «Io credo che questa scelta sia stata inevitabile, procrastinata anche troppo a livello sanitario se vogliamo dirla tutta – fa sapere Francesco Belmessieri, proprietario de Le Bistro –. È chiaro però che se vogliamo avere un barlume di speranza lo Stato deve allargare i cordoni della borsa e aiutarci nel ripagare le spese fisse. Se i contributi sono proporzionati, possiamo permetterci di rimanere chiusi e soprattutto a galla».

Ma la decisione di proseguire l’attività con l’asporto non convince Belmessieri. «Abbiamo valutato questa possibilità, ma pensiamo che per il nostro business sia controproducente – spiega il gestore del bar –. Altri sono più attrezzati, hanno accordi con la distribuzione ed una clientela abituata. Per noi non vale la pena, anche perché essendo in pieno centro siamo perennemente sotto osservazione. Eccoli là», conclude ridendo, indicando una schiera di macchine della polizia di Stato e della polizia locale parcheggiate proprio all’incrocio di piazza Garibaldi.

Controlli a parte, erano davvero tante le persone che ieri pomeriggio hanno voluto godersi gli ultimi sprazzi di libertà relativa nei locali. «Sì, c’è molta gente in giro, ma è il solito sabato, con numeri in linea da quando abbiamo riaperto – dichiara Salvatore Somma, barista del Gran Caffè Cavour –. Chiudere ci fa male, ma se questa è la scelta più opportuna la accettiamo. Certo è un peccato perché ci eravamo dati delle misure di sicurezza. Tanto impegno che poi non è servito a nulla».

Accetta la necessità del sacrificio anche Gianluca Berzeri, titolare del Cardinal Bar. «Non si può fare altrimenti, sono cose che accadono – fa sapere –. Passerà anche questo periodo, io sono ottimista».

Nel frattempo, il suo locale proseguirà con l’asporto, l'unico modo per poter continuare a restare aperto. Un modo che però si rivela una magra consolazione. «L'asporto non è l’essenza del bar, che è la condivisione. Se tiri via quella, rimane ben poco».

 

SIMONE DEL LATTE Un ultimo brindisi in città. Lo si è fatto ieri pomeriggio alle 18, prima che bar e ristoranti chiudessero le proprie saracinesche. Non le riapriranno per un po’. Almeno per 15 giorni, come stabilito nell'ultima ordinanza del...

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