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Contagio precoce

Il Covid in Emilia già a settembre 2019: lo dice uno studio svolto anche a Parma

di Monica Tiezzi -

16 novembre 2020, 05:08

Il Covid in Emilia già a settembre 2019: lo dice uno studio svolto anche a Parma

Da settembre 2019 il Covid-19 circolava già in Italia diverse regioni fra cui l'Emilia Romagna. E presumibilmente anche nella nostra città.

Che il «paziente zero» della pandemia non fosse quello identificato a Codogno il mondo medico e scientifico lo supponeva da tempo, ma è sorprendente il risultato di uno studio a cui ha preso parte anche Gianluca Milanese, 35 anni, medico radiologo parmigiano che sta svolgendo un dottorato di ricerca in Scienze radiologiche, chirurgiche e traslazionali nel nostro ateneo e lavora nel reparto di Scienze radiologiche dell'ospedale Maggiore diretto da Nicola Sverzellati.

UNA RICERCA SUI POLMONI

Lo studio è stato condotto dall’Istituto dei tumori di Milano e dall’università di Siena, primo firmatario il direttore scientifico Giovanni Apolone, ed è stato pubblicato sulla rivista «Tumori Journal».

La ricerca, spiega Milanese, è uno screening del tumore al polmone, entrata nel vivo da settembre 2019 a marzo 2020 con l'arruolamento di 959 volontari sani sottoposti a Tac spirale ai polmoni e analisi del sangue. Lo scopo iniziale, valutare la riduzione della mortalità del tumore al polmone tramite analisi diagnostiche preventive e cambiamenti di dieta e stili di vita.

Poi, a ricerca iniziata, è arrivato il Covid e tutto è cambiato. Quelle quasi mille provette di sangue prelevate ai volontari dello studio, hanno pensato i responsabili scientifici della ricerca, potevano risultare utili per capire come si era mosso il coronavirus e se qualcuno poteva aver incontrato la «bestia» già a fine estate 2019, quando erano iniziati i prelievi.

RISULTATI SORPRENDENTI

Ottenuto l'ok dal Comitato etico, si è cominciato a rianalizzare i campioni e i risultati hanno stupito per primi i ricercatori, confessa Milanese.

Dei 959 soggetti analizzati, 111 sono risultati positivi alle immunoglobuline G o M, due anticorpi al Covid-19: cioè l'11,6% del campione. E in alcuni casi presumibilmente già da settembre. «Dei 77 i cittadini residenti in Emilia Romagna arruolati per lo studio, 15 sono di Parma: e due di loro hanno sviluppato gli anticorpi al coronavirus», spiega Milanese.

POSITIVI AGLI ANTICORPI

Anche se non è semplice stabilire quando è avvenuto il contatto con il virus, è plausibile che sia successo ben prima di gennaio 2020, e presumibilmente alla fine dell'estate o all'inizio dell'autunno 2019. Dei 111 positivi, infatti, più di 80 sono stati riscontrati fra settembre e dicembre. I positivi provengono da 13 regioni, la metà dalla Lombardia seguita da Piemonte, Lazio, Emilia-Romagna, Toscana, Veneto. Tutti, spiega Milanese, erano sani. O, come possiamo dire oggi retrospettivamente, asintomatici.

In particolare, secondo i dati pubblicati nello studio, i primi campioni positivi registrati a settembre appartengono a persone che vivevano in Veneto (3), Emilia Romagna (1), Liguria (1), Lombardia (2) e Lazio (1).

Dalla fine di settembre il 56,5% dei campioni di sangue risultati positivi sono di Lombardia (13), seguita da Veneto (3), Piemonte (2), e 1 ciascuno in Emilia Romagna, Liguria, Lazio, Campania e Friuli Venezia Giulia. Le altre regioni da cui sono emersi gli anticorpi al virus appartengono a persone di Sardegna, Sicilia, Toscana, Val d’Aosta, e Puglia.

PICCO GIÀ A SETTEMBRE

Due i picchi di positività emersi per gli anticorpi, sottolinea lo studio: il primo tra la fine di settembre e la seconda-terza settimana di ottobre, il secondo nella seconda settimana di febbraio.

«Già da novembre del 2019, molti medici di medicina generale hanno iniziato a segnalare la comparsa di gravi sintomi respiratori in persone anziane e fragili con bronchite bilaterale atipica, che è stata attribuita, in assenza di notizie sul nuovo virus, a forme aggressive di influenza stagionale», ricorda lo studio. Oggi sappiamo che era ben altro.